Informazione, la verità minacciata dall’algoritmo

Ad oggi nel 60% delle scuole europee vengono svolti dei programmi sull’informazione digitale, ma non basta.  Senza consapevolezza non possiamo informarci correttamente. Siamo a Voices, il Festival Europeo del Giornalismo e della libertà di stampa, tornato in Italia, alla stazione Leopolda, a Firenze

di Ginevra Malavolta

Centrale in questa edizione è indubbiamente il tema delle nuove sfide per la pluralità di stampa, e dall’intelligenza artificiale ai governi non liberali, la discussione si è focalizzata anche sui social media. 

Ma perché? Come possono influire i social media sul pluralismo della stampa? Durante il workshop mediato da Elda Brogi, professoressa dell’Istituto Europeo di Firenze, sono stati evidenziati alcuni punti chiave. 

Secondo Thomas Bergmann, Senior EU Policy Advisor presso l’EBU (European Broadcasting Union), il problema è che ad oggi le grandi aziende di intrattenimento, come Meta o Netflix, controllano in modo predefinito il nostro modo di informarci, senza quindi che noi le scegliamo. “You cannot choose what you cannnot choose”, dice Bergmann, ovvero “non puoi scegliere ciò che non puoi scegliere”. Per quanto questa affermazione sembri prima di significato, spiega perfettamente l’attuale situazione: quando, per esempio, acquistiamo un telefono, noi troviamo preinstallate alcune applicazioni come Facebook, Instagram o Netflix. Noi potremmo certamente disinstallarle per sostituirle con altre applicazioni analoghe locali, potremmo scegliere per esempio di non guardare Netflix ma RaiPlay, ma quanto è più facile limitarsi ad utilizzare quello che ci è stato fornito? Perché scomodarsi a cercare qualcosa di diverso? 

Ecco, secondo Bergmann è chiaro dunque che noi siamo passivi di una scelta che è stata compiuta dalle grandi aziende. 

Tuttavia, precisa, la differenza sostanziale tra Netflix e i servizi di comunicazione locali è che mentre l’obiettivo del primo è quella di fare un profitto, quella dei secondi è fare informazione per la popolazione, cercando di impattare la vita democratica di tutti i giorni. 

Alla luce di tutto questo, dunque, l’EBU sta lavorando ad una soluzione che promuova le piattaforme di comunicazione locali, proprio per permettere alle persone di scegliere attivamente. 

Adeline Hulin, direttrice dell’Unità per L’alfabetizzazione Informatica E Mediatica E Per Le Competenze Digitali dell’UNESCO, ha poi messo in luce un altro punto fondamentale sul tema della scelta: perché le persone scelgano, è di fatto necessario metterle nella condizione di saperlo fare. E l’unico modo per farlo è educare alla scelta consapevole fin da giovani

Ad oggi nel 60% delle scuole europee vengono svolti dei programmi sull’informazione digitale, ma non basta. Secondo la Hulin, questi programmi non mettono al centro gli studenti, così diventa impossibile valutare se ci sia realmente un impatto sulla consapevolezza dei ragazzi. 

In più, se anche i ragazzi raggiungessero davvero un grado di consapevolezza adeguato, rimarrebbe comunque un grande problema: la trasparenza. 

Noi non sappiamo come funzionano davvero i social media, non sappiamo quale sia la logica che “spinge” un contenuto piuttosto che un altro. Ad oggi sembra che a determinare cosa possa essere mostrato e cosa no non sia una qualche mente razionale, bensì il caso. In poche parole, se davvero l’algoritmo non segue una logica, allora ciò che mette a rischio la pluralità è davvero il caso. 

Quello che sta succedendo quindi sembra essere questo: noi tutti come individui subiamo passivamente la scelta di informarci attraverso alcune piattaforme piuttosto che altre, e queste (ovvero i social media), sono un grande “melting pot” di informazioni, molte delle quali sono assurdità dette da persone non qualificate o addirittura inventate dall’intelligenza artificiale, e che per giunta riceviamo passivamente da un algoritmo che in realtà sembra funzionare senza alcuna logica. Quindi noi non solo non siamo in grado di scegliere dove informarci, ma non riusciamo neanche a scegliere di cosa informarci, e per essere sicuri di star recependo informazioni reali, dobbiamo fare una fatica abnorme. 

Tutto questo sembra un incubo, un paradosso enorme dove il mondo dell’informazione funziona al contrario. Su questo sono d’accordo tutti gli speaker del workshop. Così come sono d’accordo sulla necessità impellente di fare qualcosa: è necessario che vengano posti dei limiti a questa “casualità”, così come è necessario che le persone vengano informate e sensibilizzate al riguardo. 

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…