Lo strano destino della star che sembrava destinato all’Oscar e le analogie con il protagonista del film Marty Supreme
di Ginevra Malavolta
È il 25 dicembre 2025 quando, dopo un’estenuante pubblicità, finalmente Marty Supreme, l’ultimo film di Timothee Chalamet, viene distribuito negli Stati Uniti.
Il 22 gennaio viene distribuito in tutto il Mondo. E in pochi giorni domina tutte le classifiche. Solo in Italia fattura 1,9 milioni in sei giorni, spodestando Buen Camino di Checco Zalone dalla classifica dei film più visti (sebbene poi il film di Zalone abbia fatturato molto di più in Italia).
Marty Supreme diventa un caso mediatico, partendo dalla pubblicità massiva e originale. Palline da ping pong, giacche personalizzate, outfit arancioni per riprendere la palette del film, perfino un dirigibile che è volato sugli States. Timothee che dichiara di voler essere uno dei grandi e, soprattutto, di vincere gli Oscar.
Alla fine della campagna, tutti noi ci siamo chiesti quale fosse il vero Timothee: il ragazzino con i ricci perfetti che cantava e ballava in Wonka, o l’arrogante e megalomane di Marty Supreme?
Certo, la strategia di marketing si è rivelata efficace: incassi sopra ai 100 milioni, nove
nomination agli Academy Awards, inclusa quella come miglior attore protagonista.
A fine febbraio, Timothee era il favorito per la vittoria, con una percentuale del 70% contro il 13% di Leonardo DiCaprio, il secondo favorito.
Poi però, a una settimana dalla notte più attesa dell’anno, succede l’impensabile. Sui social inizia a diffondersi una dichiarazione di Chalamet: “Non voglio lavorare nella danza o nell’opera dove la gente mantiene viva queste realtà di cui a nessuno importa più”. Si scatena il putiferio. I teatri di tutto il mondo si scagliano contro l’attore, incluso il San Carlo di Napoli. I pronostici cambiano drasticamente: Michael B. Jordan al 60%, Chalamet al 30%.
Ora, se le dichiarazioni di Timothee abbiano influito sull’esito degli Oscar, non siamo in grado di dirlo. Quello che sappiamo, è che nella notte tra il 15 e il 16 marzo è successo
l’impensabile. Quasi tutto lo show di Conan O’Brien, conduttore degli Oscar, è stato volto allo sbeffeggiamento dell’attore, seduto in prima fila con la compagna, Kylie Jenner. E lo si è visto già dall’apertura, quando ha esordito dicendo “La sicurezza è molto rigida stasera. C’è il timore di attacchi da parte delle comunità del balletto e dell’opera. Sono solo arrabbiati perché hai escluso il jazz”.
Questo è stato il tenore di tutta la serata o, per meglio dire, la notte, che poi si è conclusa con la vittoria di Michael B. Jordan, e nessuna vittoria per Marty Supreme. Un duro colpo per l’attore, che nei giorni successivi ha dichiarato di essere molto deluso dall’esito della serata.
Ma è proprio in quello che è successo agli Oscar che possiamo vedere delle analogie con il film di Chalamet. Marty Mauser è un giocatore di ping pong che fa salti mortali per poter andare alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, sacrificando amici, famiglia e perfino la “dignità”. Ma tutto sarà vano. Per quanto Marty sia il miglior giocatore del mondo, intoppi burocratici gli impediranno di realizzare il proprio sogno. Ecco, Timothee ha investito tantissimo in quello che sembrava essere il film più importante della carriera, ma alla fine sembra che per un solo
errore sia saltato tutto, e per giunta dopo essere stato sbeffeggiato sotto gli occhi di 129 milioni di spettatori diffusi in tutto il mondo.
Sembra di rivedere la storia di Marty, come se l’attore e il personaggio si fossero fusi in una sola cosa.
L'autrice / autore
Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…


