“Giornalisti, tornate fra la gente e ascoltate i giovani”

Al Festival europeo Voices tutti concordi: l’ultilizzo dell’intelligenza artificiale è una minaccia contro il pluralismo e la corretta informazione: “La scarsa affidabilità delle fonti fa perdere la fiducia dei lettori nel giornalismo”.

di Ginevra Malavolta

Le abilità delle AI aumentano di giorno in giorno ad una velocità incredibile. Ad oggi, alcune AI, come ChatGPT 4.5, hanno superato il test di Turing con una percentuale di successo superiore al 75%. A Voices, il Festival Europeo del Giornalismo e della libertà di stampa, si è discusso molto di quali potrebbero essere le implicazioni nel mondo della comunicazione.

Secondo Artemiza-Tatiana Chisca, direttrice della divisione per Internet e i Media del Consiglio d’Europa, l’AI generativa sta muovendo i primi passi nel mondo del giornalismo, ma gli effetti sono già evidenti. Infatti, l’utilizzo dell’AI nella produzione di articoli o altri contenuti, espone a due rischi principali: in primo luogo alla riduzione del pluralismo, producendo contenuti dallo stile monotono e ricorrente, come se tutti gli articoli fossero scritti da un unico autore. Inoltre, se ci si affida completamente, si potrebbe incorrere in un sostanziale incremento della disinformazione, dal momento che per quanto ci siano stati dei grandi miglioramenti ultimamente, l’AI tende ancora a commettere moltissimi errori in merito a dati, statistiche o fonti in generale.

Ma la domanda che sorge spontanea è: perché i giornalisti si affidano all’AI generativa?

Adelin Hulin, direttrice dell’Unità per L’alfabetizzazione Informatica E Mediatica E Per Le Competenze Digitali dell’UNESCO, ritiene che i giornalisti abbiano smesso di andare in giro a raccogliere informazioni, a verificarle di persona, limitandosi invece a cercare su internet, perché è sempre più pericoloso per questi andare sul posto. Ci sono sempre meno misure di sicurezza, sempre meno garanzie per gli inviati, nel 2025 erano 129 i giornalisti uccisi mentre lavoravano. Il gioco non vale la candela: è molto più facile e veloce chiedere ad un’AI di fornire tutti i dati e “già che c’è” metterle anche insieme in un articolo che suoni naturale. 

Tutto questo descrive chiaramente un gioco molto pericoloso, ma non tanto per le persone, che ricevono un’informazione sempre più scadente, quanto per i giornalisti stessi. Infatti la fiducia dei lettori negli enti di comunicazione è sempre più bassa, proprio perché si è insinuato il dubbio costante dell’affidabilità delle fonti.

Come risolvere il problema allora? “I giornalisti dovrebbero tornare ad andare fuori”, dice la Hulin, “dovrebbero andare fuori e raggiungere i giovani, dovrebbero chiedere loro di cosa hanno bisogno.” Per farlo, però, è necessario che i governi investano fondi sostanziali nella sicurezza dei giornalisti.

Nina Krapic, giornalista della Santa Sede

A esprimersi sull’intelligenza artificiale è anche Nina Krapic, attualmente Vice Direttrice della Sala Stampa della Santa Sede. Dal suo punto di vista sono due le cose caratteristiche di una persona, che l’intelligenza artificiale non potrà mai imitare: il volto e la voce. “In quanto specchio dell’anima che Dio ci ha donato – ha detto – queste sono uniche e irripetibili in ogni essere umano, e andrebbero preservate e valorizzate”.

Alla luce di questo, la Krapic non può che avere una visione ottimistica della situazione. Considerando infatti il giornalismo come riflesso della voce, è impensabile che l’AI riuscirà mai a sostituire dei professionisti. Certo, potrà imitarli, ma ci sarà sempre qualche differenza, per quanto piccola. Dice “essere o fingere di essere? Questa è la differenza tra persone e algoritmi”.

Conclude allora citando il messaggio del Santo Padre per la sessantesima Giornata Internazionale della Comunicazione “Abbiamo bisogno dei volti e della voce per far parlare la persona. Dobbiamo salvaguardare il dono della comunicazione come la più grande verità dell’essere umano, e di orientare ogni tecnologia verso questa”.

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…