Euphoria, la terza stagione riaccende le polemiche

La serie Tv spacca il pubblico in due, genitori sotto choc per le scene esplicite e ragazze/ragazzi che invece si riconoscono nella realtà giovanile raccontata

di Ginevra Malavolta

Era il 2019 quando HBO ha rilasciato la prima stagione di “Euphoria”.  Qualche giorno fa è uscita la terza (e quasi sicuramente ultima). Sono passati sette anni ormai, cinque dalla seconda, eppure il dibattito è ancora accesissimo.

Euphoria è una serie divisiva, già dalle prime scene, ma questo di per sé non fa notizia, succede spesso quando si parla di tematiche delicate, e Euphoria ne è strapiena. La cosa interessante è come si divide il pubblico: da una parte abbiamo i ragazzi, che ci si rivedono, che si sentono rappresentati; dall’altra gli adulti, che la vedono come un prodotto estremo, eccessivamente esplicito, in alcuni casi ne chiedono la censura.

E questo solleva una domanda: perché la divisione è così chiaramente generazionale?

Euphoria è una serie pensata per parlare dei giovani ai giovani, e questo si vede già nell’estetica, che con i suoi colori artificiali e gli effetti quasi psichedelici sembra un sogno, o meglio, un filtro di Instagram. Ma ciò che la rende tanto disturbante non è questa scelta stilistica di per sé, quanto il modo in cui questa si scontra con la totale assenza di filtri con la quale vengono trattati temi delicatissimi come le dipendenze, i traumi, la sessualità.

Ed è questo che tanti adulti condannano, che in Euphoria non venga censurato niente, ma proprio niente. Rue Bennett (la protagonista) soffre di una grave crisi depressiva? Benissimo. A noi non solo lo dice lei (che è anche la voce narrante), ma lo vediamo con i nostri occhi, quando la cosa diventa così grave da impedirle anche di andare in bagno. 

Jules Vaughn (personaggio legatissimo a Rue) sta completando la transizione di genere e per sentirsi affermata nella sua nuova identità ha rapporti con tanti uomini di tante età diverse, fino ad essere coinvolta in un catfishing? Perfetto. Non è la protagonista a raccontarlo, ma siamo noi che vediamo la dinamica in ogni dettaglio, dai messaggi alle foto intime che, ancora una volta, non vengono minimamente censurate.

Questi sono alcuni esempi, ma una cosa è già chiara: non possiamo aspettarci che la generazione dei nostri genitori, quella delle ragazze che si vergognavano di passarsi gli assorbenti in classe, quella che aveva più tabù che altro, possa capire, né tantomeno accettare, una serie come Euphoria.

Perché forse la verità dietro lo scandalo non è il mero rifiuto di un cinema sempre più esplicito, non è la pressione di tutti i Catoni che ci sono ancora oggi, ma è il frutto di un problema più grande: l’incapacità di comprendere. Il vero problema qui è che se tutti noi, ragazzi e ragazze, ci possiamo identificare in almeno una scena di Euphoria, i nostri genitori non riescono a comprendere (e quindi non possono accettare), che questa serie è forse il migliore spaccato della gioventù di oggi.

Ed è qui che viene fuori il paradosso: forse Euphoria non dovrebbe essere una serie vietata ai minori (come hanno chiesto in tanti), ma piuttosto una serie per “adulti accompagnati”.

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…