Guerra di Troia: che fine hanno fatto i suoi eroi/eroine?

di Lavinia Mocanu

La guerra di Troia (nella foto in Evidenza un’immagine del film Troy, con Brad Pitt) molto probabilmente l’avrete studiata ad epica con l’Iliade e il suo “spin-off”, l’Odissea, ma ci sono delle curiosità su questa guerra delle quali a scuola non si parla mai. Per esempio: Che fine hanno fatto i suoi eroi? Spoiler: alcune delle loro storie non hanno un lieto fine. Adesso parleremo dei perdenti, i Troiani, la cui tenacia e coraggio, nonostante fossero a conoscenza del proprio destino, li contraddistingue da tutti gli altri eroi.

Cassandra, figlia di Priamo ed Ecuba e sacerdotessa di Apollo, ebbe la sfortuna di predire il futuro ma di non esser mai creduta. Venne data in schiava al re dei re, Agamennone, che la portò a Micene come concubina e bottino di guerra. Fu uccisa dalla moglie del re, Clitemnestra, all’interno della reggia e molto probabilmente sapeva anche che, andando a Micene, avrebbe incontrato la morte. 

Ecuba, regina di Troia, moglie di Priamo e madre di ben diciannove figli, era considerata una dei personaggi con la genealogia più complessa di sempre, poiché molti erano incerti di chi fosse figlia; Omero nell’Iliade però attribuisce la sua discendenza a Cisseo, re di Tracia. Sono celebri il suo sogno premonitore sulla distruzione di Troia, causata dal figlio Paride, e la sua morte, molto particolare. Una volta diventata schiava di Odisseo dopo la distruzione della città, e dopo aver visto morire tutti i suoi figli, decise di vendicare la morte di uno di loro, il piccolo Polidoro, ritrovato morto sulla spiaggia. Il giovane però era stato affidato tempo prima al re Polimestore con un ingente tesoro, del quale il re decise di impadronirsi, uccidendo il giovane sfortunato. Ecuba, fuori di se, accecò Polimestore ed uccise i suoi figli. I soldati iniziarono a lanciarle sassi e frecce e lei, disperata e ferita, si trasformò in una cagna. Alcune versioni dicono che si gettò in mare, altre dicono che lei venne condannata a morte dall’equipaggio di Odisseo e che per fuggire si gettò in mare trasformandosi in una cagna e altre ancora dicono che lei, una volta diventata cagna, diventò una seguace di Ecate, dea triforme della stregoneria. 

Enea, figlio di Anchise e della dea Afrodite, è famoso per le sue peripezie nel Mediterraneo e nel Lazio, per aver sposato la giovane e timida Lavinia, ma soprattutto è famoso poiché lui fu il progenitore dei Romani, che fondarono uno degli imperi più grandi ed importanti della storia. Le sue avventure sono state narrate da moltissimi autori latini all’interno di opere sulla storia di Roma, ma soltanto uno di loro gli dedicò un’intera opera: Virgilio, con la sua famosissima Eneide, che, con l’intento di celebrare la gens Iulia, di cui faceva parte l’imperatore Augusto, decise di narrare il lungo viaggio e l’estenuante guerra che l’eroe dovette affrontare pur di obbedire agli déi e al Fato. Enea nel mondo romano veniva definito l’uomo pio per antonomasia, cioè l’uomo che rispetta i suoi doveri nei confronti della famiglia, degli déi e della patria. Grazie alle varie opere latine sappiamo tutto su di lui, tranne la sua morte. Infatti ci sono più versioni contrastanti: alcuni dicono che l’avesse rapito un temporale, altre che scomparve nel fiume Numico, altre ancora che lui fosse morto in battaglia. Insomma una morte misteriosa, ma che certamente non influenza l’essenza di un personaggio così rispettabile. 

Ettore, primogenito di Priamo ed Ecuba, è il famosissimo nemico di Achille e la sua morte è narrata nel libro XXII dell’Iliade. Dopo il ritorno di Achille in battaglia, il povero Ettore sapeva che prima o poi l’avrebbe dovuto affrontare. Uscì dalla sua città, pronto a combattere, ma appena vide il suo sfidante, la paura lo assalì e scappò, con Achille alle calcagna. Dopo aver fatto il giro delle mura per tre volte, apparve dinanzi ad Ettore il più caro tra i suoi fratelli, Deifobo, che lo rassicurò e spinse il fratello a combattere. Achille scagliò la sua lancia, mancando il bersaglio e così fece anche Ettore. Ma una volta che si girò per chiedere al fratello un’altra lancia, lui non c’era più, era sparito, e il povero eroe si rese conto che colui che credeva essere Deifobo era in realtà Atena, dea della saggezza e protettrice di Achille. Ormai consapevole del proprio destino, Ettore sguainò la spada e cominciò ad avanzare contro il suo nemico. Achille esaminò l’armatura dell’eroe troiano e, non appena trovò un punto scoperto, scagliò la sua lancia, colpendo Ettore alla gola. Trionfante, andò incontro al suo nemico morente, che supplicava di non esser divorato dai cani, ma l’ira di Achille era così potente e profonda che, dopo aver espresso il suo odio a parole, legò il cadavere dell’eroe troiano al suo carro e ritornò indegnamente verso le navi degli Achei.  

Paride, chiamato anche Alessandro, era figlio di Priamo ed Ecuba e colui che rapì la bellissima Elena scatenando la guerra di Troia. Dopo aver ucciso il Pelide Achille, fu ucciso a sua volta da Filottete con una lancia avvelenata datagli dal potente Eracle, conosciuto nel mondo romano come Ercole. 

Pentesilea, terza regina delle Amazzoni e figlia del dio Ares, era una delle guerriere più forti della mitologia. Si narra che intervenne nella guerra dopo la morte di Ettore con alcune Amazzoni e che combatté contro lo spietato Achille, cercando di vendicare l’eroe troiano. Nonostante lei fosse figlia di un dio, morì per mano del Pelide, ma ciò che accadde dopo è oggetto di discussioni. Infatti ci sono due versioni principali: nella prima Achille rimase incantato dalla bellezza dell’amazzone e chiese ai Troiani di attribuirle tutti gli onori che si meritava e molto rispetto; nella seconda, che è quella più macabra, Achille si innamorò e fu preso talmente tanto dalla passione che la violò, dando così vita ad un episodio di necrofilia (desiderio sessuale per un cadavere). Tersite, il più stolto e odiato tra i Greci, prese in giro Achille e strappò gli occhi di Pentesilea dalle orbite, ma ne pagò le conseguenze ricevendo un pugno talmente forte da fargli saltare tutti i denti e da far discendere la sua anima nel Tartaro, l’equivalente dell’attuale Inferno. Diomede, cugino di Tersite, sdegnato, trascinò il corpo della regina delle Amazzoni fino al fiume Scamandro, facendolo diventare così cibo per pesci.

Polissena, figlia di Priamo ed Ecuba, non appare nell’Iliade, ma in altre opere riguardanti la guerra di Troia, in particolare l’Ecuba e Le Troiane di Euripide. Ci sono più versioni sulla sua morte, ma in tutte appare la figura di Achille, innamorato di lei. In una versione, che è quella più famosa, lei fu uccisa dal figlio di Achille, Neottolemo, conosciuto anche come Pirro, sulla tomba del padre per onorarlo sotto sua richiesta.

Priamo era il re di Troia, padre di cinquanta figli e marito di Ecuba. La sua morte e gli attimi precedenti vengono narrati da Virgilio nel libro II dell’Eneide. Durante la notte della distruzione di Troia, il giovane Polite, inseguito dal selvaggio Pirro, cercava rifugio presso i suoi genitori, Priamo ed Ecuba, e quando li trovò venne ucciso da Pirro. Priamo, sdegnato, iniziò ad insultarlo e gli scagliò contro una lancia, mancandolo. Allora il giovane Pirro, che si diceva avesse più o meno dodici anni, prese il vecchio re per i capelli, lo trascinò verso l’altare e lo decapitò senza alcuna pietà. 

Insomma i poveri troiani avranno anche perso la guerra di Troia, ma sono stati loro i veri vincitori grazie al pio Enea e alla sua gloriosa stirpe, i Romani.

                                                                                                                    

L'autrice / autore

Fiorentina d’adozione, sono appassionata di storia, arte, letteratura e psicologia e adoro i film e le serie tv. Spesso penso troppo e occasionalmente dò consigli di vita. Leggo per imparare, scrivo per informare.