E se Orfeo non si fosse mai girato?

E se Orfeo non si fosse mai girato? Se Orfeo avesse semplicemente continuato a camminare, rispettando la promessa di Persefone? Che storia avremmo noi oggi di Orfeo ed Euridice? Tutti conosciamo i loro nomi e sommariamente la loro storia: lei che muore, lui che si dispera e va negli inferi per farla resuscitare cantando storielle alla regina dei morti Persefone, che, da brava amante delle storie d’amore, gli concede la resurrezione dell’amata solo se lui si girerà a guardarla una volta arrivato sulla terra, ma non prima. Indovinate un po’ cosa fa invece il nostro caro Orfeo? Si gira prima. Ed ecco qui la storia strappalacrime che ha fatto domandare per secoli, anzi millenni, la stessa cosa a tutti: perché si è girato? Oggi vi propongo una domanda diversa, quella che avete letto all’inizio. E se Orfeo non si fosse mai girato? Un’altra domanda però può sorgere spontanea: ma chi cavolo è Orfeo? Chi è Euridice? Ma chi è tutta sta gente? Partiamo dalle basi. Figlio di Calliope, Musa della poesia epica, e di Apollo, dio delle arti, Orfeo era ovviamente il poeta più bravo di tutti. Quando cantava gli alberi lo seguivano, le tigri si addolcivano, la natura si fermava ad ascoltarlo cantare con la sua cetra. Partecipò alla spedizione degli Argonauti per prendere il Vello d’oro e si innamorò della ninfa driade Euridice, che sposò. Ma la vita coniugale finì presto, un altro contadino si innamorò della bella ninfa, il pastore Aristeo, che iniziò ad inseguirla. Lei spaventata correva, voleva sfuggire alle grinfie indesiderate del pastore, solo che non si accorse del serpente che le morse il piede e che con il suo veleno la uccise. Morì Euridice ed Orfeo si disperava. La natura piangeva con il grande poeta, che decise di recuperare l’amata. Ci sono 2 grandissimi poeti latini che parlano di questo momento: Virgilio e Ovidio, il primo nelle Georgiche, il secondo nelle Metamorfosi. Orfeo scese agli Inferi, suonando la cetra e cantando con dolci parole l’amore per la sua Euridice. Le anime buie dei morti di addolcirono e seguirono il povero poeta. Ragazzi e ragazze mai sposati ascoltavano questo grande amore, madri e uomini, eroi magnanimi, tutti si fermarono e si commossero. Rimasero stupefatti Issione, Sisifo, le Furie che torturavano gli uomini, il cane a tre teste Cerbero smise di latrare. Cantando, Orfeo chiese ai crudeli Ade e Persefone sua moglie Euridice, lui non riusciva a vivere senza di lei e se non gliel’avessero concessa, che almeno prendessero lui (sperava di riuscire a cavarsela con una sorta di paghi 1 prendi 2). Persefone si commosse e gli concesse la sua amata a patto che, durante la salita per tornare sulla Terra, lui non si girasse mai a guardarla. I due sposi, uno vivo e l’altra morta, iniziano a salire le scale, lui davanti, lei dietro. Quando fai affari con gli déi però i dubbi sorgono spontanei: Euridice sarà davvero dietro di me? Si chiese il povero poeta. Il dubbio gli stava rodendo il cervello, non ce la faceva più e a solo un gradino rimasto, lo sciocco Orfeo si girò, preso dalla follia, dal destino, dal dubbio, ed Euridice sparì, morendo così una seconda volta. Il poeta rimase davanti alle porte dell’Ade per sette giorni, a digiuno, chiese al traghettatore Caronte di riportarlo dalla sua amata, ma nulla, ormai non c’era più nulla da fare, Euridice era morta, stavolta per davvero. La natura pianse e così pianse anche Orfeo fino alla fine dei suoi giorni, quando, incappando in un’orgia delle seguaci di Dioniso, dio del vino, venne fatto a pezzi e la sua testa gettata nel fiume Ebro, dove continuò a cantare ed a piangere la sua Euridice, fino a quando arrivò sull’isola di una poetessa, la prima che cantò d’Amore, Saffo. Ma se Orfeo non si fosse mai girato, a noi piacerebbe così tanto questa storia? Ci farebbe ancora commuovere? Sarebbe entrata lo stesso negli “annali” della mitologia? Ci interesserebbe davvero sapere cosa fecero dopo Orfeo ed Euridice, entrambi vivi sulla Terra, o no? Potremmo immaginarli con tanti piccoli bambini che corrono tra i campi mentre papà suona la cetra e canta e la mamma, insieme alla natura, ascoltano. E poi? Questa storia, lui che scende agli inferi per lei, avrebbe ancora un senso? Perché Orfeo, quando aveva quel dubbio, sapeva perfettamente che non si può andare contro la natura, sapeva che, riportandola in vita, avrebbe dovuto attendere prima di perderla di nuovo. Non avrebbe fatto più male? Non avrebbe sofferto almeno il quadruplo? Avrebbe potuto avere la vita dei suoi sogni con lei, ma l’avrebbe presa di nuovo. Indipendentemente dalla sua scelta, girarsi o meno, la morte era il punto di arrivo e di non ritorno, sempre e comunque. Orfeo avrebbe perso la sua Euridice. Il fato e la natura, il corso delle cose, non si possono aggirare o cambiare, se una cosa deve succedere succederà. Forse è questo che Orfeo pensava mentre saliva le scale, le infinite scale e ci penserà, millenni dopo, Montale a chiudere il cerchio: “ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei più è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.”

L'autrice / autore

Fiorentina d’adozione, sono appassionata di storia, arte, letteratura e psicologia e adoro i film e le serie tv. Spesso penso troppo e occasionalmente dò consigli di vita. Leggo per imparare, scrivo per informare.