Il regista Nolan è riuscito a prendere l’essenza del caposaldo della letteratura mondiale e a portarla sullo schermo
di Lavinia Andrea Mocanu
Criticato aspramente e atteso con ansia e adrenalina, il 16 luglio scorso è finalmente uscito il film “Odissea” di Christopher Nolan, il primo nella storia ad essere girato completamente in IMAX 70mm, un formato purtroppo non disponibile in Italia. Uno dei registi più acclamati del cinema ha avuto il coraggio di adattare una delle storie più amate di sempre, l’Odissea di Omero, caposaldo indiscusso della letteratura. Dico con coraggio perché, come sempre, quando ci si azzarda ad adattare un libro o una storia così importante, ovviamente c’è chi si aspetterà l’accuratezza assoluta, una replica perfetta dell’opera originale. Ma non sarebbe noioso? Rivedere una cosa che hai già immaginato con la tua mente? Perché non vederlo da un altro punto di vista? In ben 172 minuti, poco, considerando gli oltre 12.000 versi originali, Nolan è riuscito a prendere l’essenza dell’Odissea e a trasporla sullo schermo. In fondo non è questo ciò che conta? Prendere l’anima del racconto? 172 minuti che scorrono inesorabili, che ti tengono incollato allo schermo, che non ti fanno neanche sentire la pesantezza dello stare seduti quasi 3 ore. 172 minuti in cui tu diventi parte della ciurma stolta e affamata di casa di Odisseo, 172 minuti in cui tu rischi di essere divorato o trasformato in maiale o di mangiare loto e rimanere 7 anni su un isola. Siamo sinceri, avevamo davvero bisogno di Nausicaa? O di Eolo? O dei Lotofagi? La parte svolta da Nausicaa e dai Feaci è stata ricoperta dai flashback di Odisseo che cerca di ricordarsi cosa sia successo. Il loto lo mangia comunque e i venti non gli sono mai stati favorevoli. Nolan ha rispettato la storia di Odisseo, dandoci tutte le informazioni necessarie per capire bene la vicenda. Il morso del cinghiale, la fine di Troia e addirittura la morte di Agamennone, accennata da Zeus stesso proprio nei primi versi del primo libro.
Questo film è un capolavoro. Da amante della mitologia greca sin da bambina, riconosco che ci sono stati dei cambiamenti, che ci sono altri adattamenti più fedeli, che questo non è certamente ciò che molti si aspettavano. Però, sempre da amante della mitologia greca, questo film mi ha riempito il cuore. Finalmente ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi Scilla e Polifemo. Ho quasi ascoltato il canto delle sirene. Ho partecipato in maniera viva e pura, anzi, nuda e cruda, alla realtà della storia. È un film che ti fa vedere la spietatezza e la bruttezza di Polifemo, che ti fa vedere il dolore che spinge Circe a trasformare, anzi plasmare, gli uomini in porci, che ti fa vedere la rabbia e incredulità della ciurma dell’uomo più astuto di sempre, che viene disarmato della sua maschera di forza e che viene mostrato umano. È un film che mostra la forza di volontà che un giovane ha per conoscere suo padre e salvare casa sua, la forza di una madre a tessere il dolore ed aspettare. È una storia di speranza. Speranza che il marito, padre, re, torni a casa. Speranza di tornare a casa dopo tante vicende assurde. Speranza di tornare ad essere se stessi per scoprire il mondo. Nolan non ha adattato solo l’Odissea, ma l’intera storia di Odisseo, togliendo il superfluo e andando dritto al punto, all’essenziale. Aggiunge perfino il finale che Dante gli ha affibbiato nell’Inferno della Divina Commedia, mandandolo in occidente.
I suoni rimbombanti e potenti, i luoghi stupendi, gli attori straordinari, gli oggetti di scena, i set, il riadattamento allo schermo, sono semplicemente di un altro livello, frutto della maestria e del genio di Nolan. La parte più importante del film però non è stato un combattimento, ma un momento di tranquillità assoluta. Odisseo è in mare, su una zattera costruita sull’isola di Ogigia, da Calipso. Una voce fuori campo esprime un concetto importantissimo: rinunciare al controllo e lasciarsi andare per vivere. E appena Odisseo lascia andare, vive e torna a casa. Non quando controlla la rotta della sua nave, non quando è in una qualsivoglia avventura, ma quando è solo con se stesso. Rinuncia al controllo, non lotta più contro gli déi e si lascia andare. Questa è la lezione dell’Odissea, non solo nel film ma anche nell’opera originale. Sono i Feaci a portarlo a casa dopo che si lascia andare alla loro corte. Oggi noi ci lasciamo andare? Speriamo ancora in qualcosa? Combattiamo per noi o per altri e per i loro ideali? Ci fidiamo ancora delle persone? Un tema molto ricorrente è la xenia, l’ospitalità, la legge di Zeus. Tratta gli altri come vorresti essere trattato tu stesso. Oggi lo facciamo? O ci trattiamo tutti male, con superiorità? Amiamo veramente noi stessi e quindi in egual misura gli altri? Solo il tempo ce lo può dire, proprio come ha fatto con Odisseo.
L'autrice / autore
Fiorentina d’adozione, sono appassionata di storia, arte, letteratura e psicologia e adoro i film e le serie tv. Spesso penso troppo e occasionalmente dò consigli di vita. Leggo per imparare, scrivo per informare.


