Firenze si spacca in due: da un lato Giuseppe Valditara, ospite al Festival delle Regioni, dall’altro centinaia di studenti in protesta contro lo stesso Ministro.
Di Gregorio Pinti e Ginevra Malavolta
Si è tenuto a Palazzo Medici Riccardi l’incontro col Ministro all’istruzione e al merito Giuseppe Valditara. Inizialmente l’appuntamento era in Piazza Duomo, ma per “questioni di sicurezza”, aka la manifestazione organizzata dagli studenti delle scuole fiorentine, si è deciso di spostare la conferenza in Via Cavour.
Ad aprire, cinque nuove proposte di progetti da parte degli studenti di Scuola Futura, tra cui: “Acqua intelligente” per tenere sotto controllo la dispersione idrica anche grazie all’ausilio di sensori con intelligenza artificiale; “Radici future” un percorso in collaborazione con musei e biblioteche per “far nascere un senso di appartenenza ai territori anche nei più giovani”; “La piattaforma delle opportunità”, un sistema per rendere visibili le iniziative a cui scuole ed enti possono aderire.
Il Ministro, mentre gli studenti protestano per le vie del centro, ribadisce che secondo lui le idee e le proposte “non passano per le piazza, ma dalle istituzioni”, come le Consulte degli studenti. Proprio con i rappresentanti di questi organi rivendica di aver avuto modo “di cambiare, per la prima volta, con la loro partecipazione, i programmi scolastici”.
Se per le strade gli studenti chiedono maggiori investimenti verso l’edilizia scolastica, Valditara, dalla Galleria degli specchi, afferma che sono stati investiti “milioni di euro, superando di molto, in qualche caso, alcuni obiettivi del PNRR. Stiamo realizzando 700 nuove palestre con un investimento di 900 mln di euro. Abbiamo superato il target (del PNRR, ndr) delle mense e abbiamo costruito 215 nuove scuole. In più oltre il 30% degli edifici scolastici è stato coinvolto in interventi di manutenzione”.
I ragazzi, però, vorrebbero investimenti diversi. “Nell’ultimo tempo sono stati stanziati svariati miliardi di euro per l’industria bellica, noi vorremmo che questi grandi capitali venissero messi nell’istruzione” ci raccontano dei giovani.

