Di Ginevra Malavolta
Mettetevi una mano sul cuore e rispondete con la massima sincerità: quante volte nella vita vi è capitato di guardare una situazione, una relazione o una scelta spaventosamente sbagliata e chiedervi: «Scusa, ma in che senso “ti amo”?»
Se vi è successo almeno una volta (e siamo onesti, è successo a tutti, nessuno ne è immune) sappiate che vi trovate esattamente nella stessa condizione di Isotta Santinelli.
Al salotto di Firenze Books, insieme a Isotta Santinelli, l’autrice modenese classe ’97 (già nota per le sue parodie di Harry Potter), abbiamo presentato il suo graphic novel edito da Gallucci Editore: Si torna sempre dove si è stati male. Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti e una certezza con cui prima o poi dobbiamo fare tutti i conti.
Chiedere a un’autrice di sintetizzare la propria opera in tre parole è sempre un rischio, ma Isotta se la cava con quel pizzico di ironia sorniona che la contraddistingue: humoristico, dubioso e molto carino.
Ed è proprio così. Il graphic novel affronta la storia di Micia, una gatta colorata (rappresentazione simbolica dell’universo femminile, tra indipendenza, momenti di pura craziness e voglia di esplorare) che attraversa le tappe più spinose delle relazioni sentimentali. In questo mondo antropomorfo e surreale, che spazia dallo spazio aperto alle ambientazioni Far West, spiccano figure bizzarre, animali e persino robot. L’unica figura umana reale? La mamma (o meglio, la “padroncina” umana), simbolo di quel punto fermo incondizionato che da bambini vediamo come infallibile e capace di metterci al riparo da tutto.
Uno dei temi centrali emersi dal dialogo sul palco è il rapporto tra arte, narrazione e salute mentale. Spesso si tende a romanticizzare il dolore o a pensare che il disegno e la scrittura siano di per sé terapeutici. Isotta, però, su questo è categorica: la terapia è fondamentale ed è un percorso vero, professionale, che non si può sostituire con una vignetta.
Invece di nascondersi dietro la romanticizzazione dei “problemi mentali”, nel libro le ferite e le difficoltà irrisolte prendono la forma di amuleti maledetti: oggetti quasi magici (ispirati, per ammissione dell’autrice, all’Anello del Potere di Tolkien) a cui ci si aggrappa disperatamente, sperando che il proprio partner possa trasformarsi magicamente in uno psicologo. Spoiler: non funziona così.
La domanda sorge spontanea e punge sul vivo: perché continuiamo a infilarci a capofitto nelle stesse dinamiche tossiche o fallimentari, ricadendo nelle cosiddette red flag?
La spiegazione di Isotta ha un fondamento quasi scientifico: il cervello umano impara dei pattern cognitivi e tende a ripercorrerli perché li riconosce, perché sono prevedibili, anche quando fanno male. Per uscire da quel binario serve un lavoro enorme e tanta consapevolezza. A questo si aggiunge la nostra tendenza a proiettare sull’altro ciò che vorremmo vedere (spoiler numero due: il tipo fissato col cinema che vuole spiegarvi la vita non cambierà dopo che vi avrà propinato l’ennesima lista di film cult).
Tra battute sui colori (il rosa batte sempre il grigio!) e riflessioni profonde su come imparare a volersi bene, l’incontro si è chiuso con il più classico dei dilemmi contemporanei: cosa diciamo a chi, stasera, presa da un momento di nostalgia o da qualche bicchiere di troppo, sta pensando di riscrivere al proprio ex?
La risposta di Isotta è il manifesto definitivo per la sopravvivenza emotiva della nostra generazione:
«Perdete meno tempo! Scaricatevi Tinder, guardatevi i film di Fellini, provate qualcosa di diverso e, se proprio dovete pentirvi di qualcosa, pentitevi di una cosa nuova! E soprattutto: ricordatevi che si torna sempre dove si è stati male… ma poi basta!»
L'autrice / autore
Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…


