FIRENZE – Più di dieci scuole superiori coinvolte, coordinate collettivamente da un’unica regia e poche ore notturne per far scattare la protesta in tutta la città. L’ondata di occupazioni che sta attraversando Firenze non nasce dall’iniziativa di un singolo istituto, ma da un percorso unitario portato avanti da un insieme dei vari collettivi scolastici fiorentini. Tra le realtà che hanno scelto di aderire a questo fronte comune c’è anche il Collettivo Agorà del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, che ha portato la propria testimonianza sulle dinamiche, la gestione e le ragioni della mobilitazione.
Abbiamo parlato con due ragazze del Collettivo che hanno raccontato la settimana di occupazione passata all’interno del Liceo Da Vinci e che si conclude oggi, Domenica 25 Ottobre, con il ripristino e la pulizia degli spazi.
La scelta del coordinamento e la strategia dell’ingresso
L’obiettivo principale emerso dal confronto tra le diverse scuole è stato chiaro fin da subito, evitare proteste isolate che potessero essere liquidate come semplice pretesto per saltare le lezioni. Da qui la decisione di coordinare le azioni e uscire allo scoperto la stessa notte.
Per il Collettivo Agorà del Da Vinci, ricreatosi da poche settimane proprio per far rinascere la partecipazione politica nella scuola, la preparazione ha richiesto un livello di discrezione massimo. Tra messaggi filtrati, false piste sulla data per evitare interventi preventivi, che infatti era stata fatta passare per il 22 Ottobre e non come invece è stata il 20; e il nome in codice “Grigliata” nato a seguito della poca segretezza dell’occupazione dello scorso anno, i ragazzi sono riusciti a organizzare l’ingresso per le 3:30 del mattino. Un’azione complessa, riscritta all’ultimo minuto anche a causa di imprevisti logistici come il posizionamento di una parete in cartongesso, posta a causa di lavori strutturali, a sbarrare un punto d’accesso.
La gestione interna
La scelta di occupare l’istituto senza concedere, fino ad oggi, spazio ad autogestioni concordate, risponde a un’esigenza politica ben precisa ovvero accendere i riflettori su una crisi scolastica profonda. Le motivazioni degli studenti fiorentini spaziano dai problemi materiali dei vari plessi, dai bagni inadeguati ai termosifoni spenti, fino a un taglio dei fondi d’istituto di quasi tre quarti nell’ultimo decennio. Un disagio materiale che si è unito alla contestazione della riforma Valditara e all’opposizione alle politiche di riarmo, portando i ragazzi dei collettivi di Firenze a fare fronte comune con le altre piazze e le altre scuole occupate nel resto d’Italia.
Per mantenere un controllo efficace e proteggere la struttura, gli spazi accessibili sono stati limitati a soli due piani, bloccando gli altri con barricate.
La vita quotidiana durante i giorni di occupazione ha visto un’ampia partecipazione, con oltre duecento studenti presenti già nelle prime ore del mattino. Il programma ha alternato momenti di confronto su temi d’attualità, come i dibattiti sulle manifestazioni di protesta nel Paese, a assemblee formative su tutela legale e autodifesa.
Molti professori si sono riuniti nella giornata di Sabato per partecipare ad un flash mob con i ragazzi, in cui i docenti hanno fatto una lezione aperta nella strada davanti al liceo, mostrando appoggio alle idee di protesta dei ragazzi, nonostante altri insegnanti abbiano consigliato ai ragazzi di accettare l’autogestione offerta in più occasioni come alternativa dalla preside.
Massima attenzione è stata rivolta alla sicurezza perimetrale e ai turni di vigilanza notturna, fondamentali per gestire i punti d’accesso e prevenire intrusioni di soggetti esterni che avrebbero potuto danneggiare la scuola o snaturare il senso della protesta.
Il dialogo con le istituzioni e le prospettive della mobilitazione
I rapporti con la dirigenza si sono svolti su un piano di confronto civile ma fermo. Gli studenti infatti hanno scelto di concedere deroghe temporanee al personale amministrativo per consentire l’evasione di pratiche burocratiche improrogabili, come quelle relative ai progetti Erasmus, evitando così di penalizzare i propri compagni.
Tuttavia, le decisioni sul possibile protrarsi della protesta non sono state prese individualmente dal singolo istituto, il Collettivo Agorà, è rimasto infatti in costante contatto con le altre scuole fiorentine per valutare la durata dell’occupazione e le future iniziative condivise. Con i vertici delle istituzioni e del Ministero dell’Istruzione attesi in città nei prossimi giorni, l’intenzione dei ragazzi resta quella di mantenere unito il fronte studentesco per ribadire le proprie rivendicazioni a livello cittadino e nazionale.
Spesso la protesta studentesca viene sminuita o liquidata come una scusa per non andare a lezione. L’organizzazione, la discrezione e la maturità dimostrate in questi giorni dagli studenti delle scuole fiorentine dimostrano il contrario e cioè che la partecipazione politica e la responsabilità verso i propri spazi si imparano sul campo.
L’occupazione è davvero l’unico strumento efficace per farsi ascoltare dalle istituzioni, o esistono nuove forme di dialogo che dobbiamo ancora esplorare tutti noi studenti assieme?

