Il racconto della sorprendente e divertentissima esperienza con la campionessa europea nello stand di Didacta, la fiera dedicata alle innovazioni nel mondo della scuola. La nostra redazione ha passato una giornata a imparare quello che nessuno ci insegna più
di Livia Leila Sarti

Durante Didacta Italia, tra stand dedicati a innovazione digitale, università e proposte formative, una presenza ha attirato l’attenzione di molti, uno spazio allestito dalla Federazione Italiana Gioco Bridge con tavoli da quattro persone, pensato per far conoscere il bridge a studenti e docenti.
In un contesto dinamico e addirittura frenetico, lo stand si è distinto per un’atmosfera più raccolta e concentrata: i visitatori hanno avuto la possibilità di avvicinarsi al gioco guidati da esperti come Carla Gianardi (nelle foto insieme a Gregorio, Mattia, Corso, Livia e Ginevra), campionessa europea, e Valeria Bianchi, istruttore di Torino, che hanno introdotto le regole e guidato i partecipanti nelle prime partite semplificate.

Il bridge, riconosciuto a livello internazionale come sport della mente dalla International Olympic Committee, si basa su logica, memoria, capacità di pianificazione e collaborazione. A differenza di molti altri giochi di carte, non è fondato sulla fortuna ma sulla strategia: ogni mano, infatti, richiede analisi, deduzione e capacità di interpretare le mosse degli avversari e del proprio compagno, dato che la comunicazione avviene attraverso un sistema codificato di dichiarazioni e non verbalmente.
Proprio per queste caratteristiche, il bridge viene spesso paragonato ad altre discipline mentali come gli scacchi e sta guadagnando sempre più spazio anche in ambito educativo. Negli ultimi anni, grazie anche all’impegno della FIGB, è stato introdotto in diversi contesti scolastici con progetti mirati. L’obiettivo non è solo ludico, ma anche educativo, favorire il ragionamento critico, migliorare la concentrazione, sviluppare la memoria e stimolare il lavoro di squadra.
Il bridge offre concrete possibilità di crescita e, in alcuni casi, anche di carriera; esistono circuiti competitivi strutturati, tornei internazionali e ranking ufficiali. I giocatori più esperti possono diventare istruttori certificati, arbitri o professionisti che partecipano a competizioni in tutto il mondo.

In un sistema educativo sempre più orientato all’innovazione tecnologica, iniziative come quella della FIGB dimostrano come anche strumenti apparentemente semplici possano avere un forte impatto formativo. Il bridge si propone così non solo come attività ricreativa, ma come una vera e propria disciplina capace di formare la mente, educare alla collaborazione e aprire opportunità future, sia a livello personale che professionale.
I ragazzi della nostra redazione hanno avuto l’opportunità di imparare le basi del bridge da Carla Gianardi. È stato per noi un privilegio conoscere una disciplina fino ad allora sconosciuta, con a fianco una donna così preparata ma allo stesso tempo estremamente disponibile e che ha trattato tutti coloro che entravano nello stand come parte di una grande famiglia; è stata capace di trasformare il bridge da “un semplice gioco da tavola” (con una concezione sbagliata) in un momento di aggregazione, condivisione e soprattutto divertimento.
L'autrice / autore
Ho la valigia sempre pronta e la testa piena di interrogativi. I viaggi mi aiutano a staccare la mente ma sono le domande a riaccenderla. Amo scrivere di politica, diritti e di quei temi che spesso sembrano lontani da chi mi sta intorno ma che io sento vicinissimi


