Dibattiti, musica, comunità, sostegno: sono queste le parole che riassumono meglio una notte passata all’interno di una scuola durante il periodo delle occupazioni. Ecco cosa ci hanno raccontato alcuni ragazzi.
Di Gregorio Pinti
“Ormai siamo una famiglia” dicono in coro gli studenti di una scuola di Firenze. È già scoccata la mezzanotte e di esterni non c’è traccia: “abbiamo deciso di far entrare solamente studenti della nostra scuola, non vogliamo correre rischi. Siamo qua per manifestare, nessuno di noi vuole che succeda qualcosa di brutto”. La cena è andata bene “abbiamo cucinato la pasta per tutti, venduta a prezzi popolari”. Adesso, però, è ora di riordinare e pulire e così, tutti insieme, contribuiscono, ognuno a modo suo. C’è chi spazza, chi passa il cencio, chi riordina le sedie e chi pulisce i tavoli. “In questo modo l’aula è pronta per accogliere gli studenti che domani verranno per l’assemblea e le attività del giorno”.
Prima il dovere e poi il piacere dice un proverbio e allora, dopo aver sistemato la stanza principale, un po’ di musica da cantare tutti insieme. Dalle casse escono le note dei grandi pilastri della musica italiana. Da “Albachiara” a “Il mio canto libero”, passando per “A mano a mano”, arrivando a “Il cielo in una stanza”. Dopo un bel concerto, però, sale un certo languorino e qualcuno decide di ordinare con un app di food delivery, kebab e Mc vanno per la maggiore.
Ma ora che la fame è passata, è tempo di capire dove si dormirà, non ci sono né letti né brandine, bisogna adattarsi a ciò che la offre la casa o, in questo caso, la scuola. Le scelte migliori, se migliori si possono chiamare, ci dicono che sarebbero le seguenti: “noi di solito uniamo tanti banchi, così da poterci sdraiare sopra. Altrimenti optiamo per le sedie, magari una per le gambe e l’altra per la schiena”, sono i primi ad ammettere che “nessuna delle due è comodissima, ma ci adattiamo”. Il posto dove dormire c’è, ma verrà davvero usato?
La nottata è ancora lunga e tra chiacchiere e giochi si fanno le 3.00. I passatempi sono tanti e questo momento, nel quale non c’è moltissima presenza a scuola, “diventa un modo per conoscerci meglio”. Le carte sono il miglior passatempo: briscola, rubamazzo, scopa sono i giochi preferiti. “Sono diventato fortissimo in questi giorni” esclama un ragazzo. Tra un gioco e l’altro si fa ancora più tardi, “ma stare svegli è importante, bisogna controllare che nessuno provi ad entrare”. Così tra un gioco, due chiacchere e qualche canzone si fa quasi mattina.
Alle 5.00 alcuni ragazzi decidono che è tempo di dormire qualche ora, forse due, i più fortunati tre o quattro. “Per livello di comodità si dorme meglio a casa, ma la compagnia è ottima, quindi va bene anche stare un po’ più scomodi”. La mattina le sveglia sono scaglionate, la maggior parte si alza presto. Anzi alcuni si svegliano per poi tornare a dormire a casa propria su un comodissimo materasso.
Una notte lunga dove il confronto, per quanto ci raccontano gli studenti, sta al centro. Si parla, si scherza, ma si condividono anche idee che non sempre sono dallo stesso lato, ciò rende il dialogo un momento di confronto attivo. “Sono esperienze che mai dimenticherò, ci stiamo impegnando per rendere questa occupazione proficua. Speriamo che non si fermi a questi giorni, ma che l’eredità di ciò di cui parliamo oggi rimanga anche in futuro”.
L'autrice / autore
Ho una grande passione per la comunicazione e da sempre sono affascinato dal mondo del giornalismo e dei media, dovuto dalla mia insaziabile curiosità. Amo viaggiare e conoscere nuove culture e tutto ciò che mi permette di incontrare persone e scoprire di più sulle loro storie. Il mio sogno? Entrare nel mondo della televisione e della radio, diventando un conduttore capace di informare, coinvolgere e ispirare


