Dentro le occupazioni: le voci degli studenti fiorentini

La voce degli studenti. Ecco chi sono e cosa chiedono gli studenti delle scuole fiorentine che hanno scelto l’occupazione come forma di protesta. Abbiamo raccolto le voci dentro le scuole

Di Gregorio Pinti e Corso Campertogni

Oltre 10 scuole occupate in una sola notte con un comune denominatore: protestare contro il taglio dei fondi destinati all’istruzione. La mattina del 20 ottobre migliaia di studenti fiorentini hanno trovato i cancelli dei propri istituti chiusi e striscioni con una stessa parola: “occupato”. È questa la forma di protesta che gli studenti hanno scelto. E noi, di Generazione News, abbiamo deciso di non fermarci agli striscioni e ai comunicati, andando a parlare direttamente con gli studenti delle stesse scuole occupate. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Le motivazioni che hanno mosso così tanti giovani sono grossomodo le stesse in tutta la città. Il punto principale riguarda l’aumento dei fondi destinati al riarmo a discapito di quelli rivolti all’istruzione. “Queste scelte hanno conseguenze evidenti e dirette sulla nostra vita in quanto studenti”, si legge nel comunicato condiviso e sottoscritto da molte scuole fiorentine (Alberti-Dante, Castelnuovo, Duca D’Aosta, Da Vinci, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico) che continua elencando una serie di condizioni da raggiungere per “finire la lotta”, come la “messa in sicurezza e manutenzione di tutti gli edifici scolastici; la disponibilità di spazi per gli studenti sia all’interno che all’esterno della scuola; sostegni economici garantiti alle famiglie; il divieto per le forze dell’ordine di entrare nelle aule; l’abolizione di decreti legge di matrice razziale; progetti di educazione sessuo-affettiva; e l’abolizione degli FSL (ex PCTO)”.

In generale, non delle proteste legate strettamente all’istituto scolastico di appartenenza, ma una contestazione per temi più generali. “Questa occupazione non è in alcun modo un gesto contro la presidenza della nostra scuola”, affermano gli studenti del Liceo Dante. “Abbiamo la fortuna di avere un preside e dei professori che svolgono il loro lavoro con dedizione e con cura, ma purtroppo un’eccezione felice non cancella una triste realtà”.

Alla scuola Giuseppe Peano, membri del Collettivo Skossa sperano “che questa occasione non si limiti soltanto a quattro giorni di occupazione, ma che diventi un punto di partenza per costruire qualcosa di concreto”. Sono rimasti contenti che durante la prima assemblea ci fossero molti ragazzi: “è stata un’occasione importante per cercare un confronto con gli studenti e con la dirigente”. 

Nella sede del Galileo, “i professori hanno accolto la protesta con tranquillità. La dirigente ha posto come priorità la sicurezza dei ragazzi e degli edifici, trovando un accordo per rimanere aggiornata su ogni attività. “Saremo noi studenti a riferire tutti i giorni ciò che succede ed eventuali problemi, così che la preside sia in grado di intervenire in caso ce ne fosse bisogno. Il rapporto è ottimo”

Tra le motivazioni, secondo alcuni giovani, ci sarebbe anche il sistema di valutazione. “La partecipazione in classe non viene premiata. Vorremmo andare oltre la semplice interrogazione strettamente nozionistica. Ci sono studenti consapevoli, con un forte interesse verso l’attualità o la cittadinanza attiva, vorremmo che venissero premiati”. Alla base di questo, secondo qualche ragazzo, ci sarebbe un “sistema meritocratico precario. Non tutti gli studenti partono con le stesse opportunità, la scuola dovrebbe trovare dei modi per riequilibrarli”. 

Un’altra battaglia portata avanti riguarda gli spazi di socializzazione per gli studenti. “Vogliamo uno spazio interno alla scuola in cui possiamo ritrovarci, venire a studiare il pomeriggio, confrontarci e socializzare”. È un desiderio condiviso da vari anni al Peano, ma “in questo momento tutti gli spazi sono utilizzati, per questo non è possibile avere l’aula autogestita”, spiegano gli studenti. “Speriamo che con l’apertura del nuovo plesso ci sia finalmente l’occasione”. 

Le occupazioni si pensa dureranno fino al weekend, o almeno questo è quello che sperano i ragazzi:  “vorremmo proseguire l’occupazione per una settimana”. E se il primo giorno è stata l’occasione per chiarire a tutti gli studenti le motivazioni delle occupazioni, nei prossimi giorni sono in programma assemblee e laboratori. Al Galileo sono state organizzate “attività con relatori esterni, per approfondire i temi che ci stanno più a cuore”. Anche al Peano, “durante queste mattine, verranno organizzate assemblee su diversi temi, tra cui la salute mentale. Un tema vicino a tutti gli studenti. Nel pomeriggio, poi, vorremmo organizzare dei laboratori e dei tornei sportivi”. La parola d’ordine, però, deve essere: “dialogo”. “Possono esserci opinioni contrastanti e il nostro obiettivo è instaurare un dialogo.

C’è però anche l’altra faccia della medaglia. Se da un lato alcuni studenti hanno deciso di occupare gli ambienti scolastici, altri preferiscono percorrere un’altra strada.  Il comunicato pubblicato dall’IIS Leonardo da Vinci è su questa linea: “la scuola è già nostra, dobbiamo migliorarla non occuparla! Stiamo dialogando con la preside. Occupare porterebbe solo danni e distruzione. Se tramite una manifestazione violenta o un’occupazione si andassero a creare danni finiremo con ancora meno strumenti e materiali”. L’invito è quindi quello di partecipare uniti al corteo del 30 ottobre: “ci uniremo alla manifestazione partendo dal nostro istituto”

Questo è ciò che ci hanno raccontato i tanti studenti che abbiamo incontrato nelle scuole fiorentine. Abbiamo deciso di dare loro voce perché, secondo noi, quello che è veramente importante raccontare non sono soltanto i tentativi di occupazione finiti male, ma anche, e soprattutto, gli episodi che non sfociano in disastri da prima pagina. 

L'autrice / autore

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