M1710: le piazze come scuola di politica

Cosa accadrebbe se un movimento politico non strutturato provasse a cambiare le carte in tavola del proprio paese? Il Movimento 17 Ottobre vuole provare a dare una risposta.

Di Isaia Pandolfini

17 Ottobre. Una data destinata a diventare simbolo nel nostro paese e forse in tutta l’Europa occidentale. Questo sabato di metà mese, in Francia, Italia, Belgio e Portogallo si sono verificate proteste di larga scala. Solo nel paese transalpino, secondo i dati del Ministero dell’Interno francese, si sono contati più di 550.000 manifestanti in piazza, contro le pessime condizioni in cui versano le scuole, l’aumento del costo della vita e un deterioramento generico della qualità dei servizi. Queste motivazioni accomunano un po’ tutte le manifestazioni che si sono verificate.

Nel Bel Paese si sono registrati numerosi disordini prevalentemente nel nord: Milano, Bergamo, Torino e Bologna. Mentre a sud i contadini si sono organizzati per rallentare il traffico con i propri mezzi, in segno di protesta contro l’aumento del costo del carburante, che da 0,85 €/litro è passato a 1,62 €/litro (aumento di 0,77 €/litro, circa il 90% in più). Anche gli operai ex Ilva si sono fatti sentire a Novi Ligure e Genova, in quest’ultima, tra le altre cose, occupando parzialmente l’area imbarchi dell’aeroporto cittadino.

Per il momento il Governo ha deciso di rispondere alle proteste degli studenti con l’ennesimo provvedimento per la sicurezza contro la criminalità giovanile e inviando 500 soldati a Milano, secondo quanto riferito dal Ministero dell’Interno. 

Da questo caos su scala nazionale nasce un tipo di movimento che non si era mai visto prima nella storia italiana, il Movimento 17 Ottobre (M1710). 

Nelle più famose proteste della penisola non si era mai verificato niente di simile. Nel 68’ e nel 77’ vi era una forte ideologia di riferimento di carattere marxista e operaista. Con organizzazioni extraparlamentari di riferimento, come Movimento Studentesco (MS). In questo caso non vi è nessun leader, nessuna tessera, nessuna sede. Con l’obiettivo di far “avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia”, come scritto nel primo comunicato pubblicato su Instagram. 

Da quest’ultimo leggiamo anche il perché di questa composizione orizzontale, con 3 punti chiari:

1: “Non ci fidiamo delle istituzioni e di questo governo”, il movimento si rifiuta di essere interlocutore con chi li considera una minaccia

2: “Non ci fidiamo delle strutture politiche classiche”, partiti e sindacati istituzionali sono parte dello Stato che contestano, quindi li trattano di conseguenza.

3: “Ci tuteliamo dalla repressione dello Stato e dei fascisti”, non avendo un capo di riferimento, risulta più difficile per lo Stato smontarlo.

Studiando la storia di movimenti simili, come l’Egitto nel 2011, il Cile del 2019, i giovani marocchini nel 2020-2021, organizzati senza leader tramite canali digitali (GenZ 212), M1710 cerca di capire dove hanno sbagliato e quali sono stati i loro punti di forza, prendendone spunto.

Non bisogna confondere M1710 con i ragazzi che fanno casini nelle grandi città solo per il gusto di farlo. Sempre sui social scrivono “La protesta da sola si consuma”. L’obiettivo del movimento è di far avvenire una crescita politica nei giovani di tutta Italia, facendo scontrare idee diverse e trasformandosi a vicenda. L’obiettivo, quindi, è la maturazione collettiva.

L'autrice / autore

Ho una grande passione per la comunicazione e da sempre sono affascinato dal mondo del giornalismo e dei media, dovuto dalla mia insaziabile curiosità. Amo viaggiare e conoscere nuove culture e tutto ciò che mi permette di incontrare persone e scoprire di più sulle loro storie. Il mio sogno? Entrare nel mondo della televisione e della radio, diventando un conduttore capace di informare, coinvolgere e ispirare

Sono all’ultimo anno dell’Agrario, sono appassionato di attualità e di antropologia da diversi anni e sono politicamente attivo. Mi sono avvicinato al mondo del giornalismo perché ritengo che alcuni argomenti non vengono trattati sufficientemente e nel mio piccolo cerco di informare più persone possibili su quelle tematiche che vengono messe da parte del giornalismo mainstream