Anche in Ungheria la svolta viene dalla GenZ

Conversazione con Claudia Leporatti, una giovane giornalista toscana vissuta quindici anni nel Paese di Orbán. Cosa c’è dietro all’imprevista elezione di Magyar?

di Livia Leila Sarti

A poche settimane dalla netta vittoria di Péter Magyar su Viktor Orbán, abbiamo incontrato Claudia Leporatti, giornalista e guida turistica che ha vissuto in Ungheria per gran parte della sua vita.

Arrivata a Budapest per un anno di Erasmus universitario, c’è rimasta per circa quindici anni e solo due anni fa ha deciso di tornare a Firenze, dove aveva frequentato la facoltà di giornalismo.

Secondo Leporatti, la politica in Ungheria ha un impatto molto forte sulla vita quotidiana dei cittadini, soprattutto dopo i circa diciassette anni di governo Orbán. Nonostante ciò, precisa che nel Paese non esiste una repressione diretta e generalizzata della libertà di espressione del singolo cittadino; al contrario, il tema rimane molto discusso all’interno della società ungherese.

Nonostante per lei non sia stato particolarmente difficile avviare una testata giornalistica, anche grazie al fatto che fosse in lingua italiana e registrata in Italia, Leporatti racconta come molte realtà giornalistiche ungheresi, soprattutto quelle schierate contro il governo, abbiano incontrato enormi difficoltà nel sopravvivere. Le limitazioni alla libertà di stampa e di espressione, di cui spesso si sente parlare, hanno infatti colpito in modo particolare le testate indipendenti e di opposizione.

Contrariamente a quanto molti potrebbero immaginare, i social network rappresentano spesso uno spazio relativamente libero, in cui molti cittadini riescono a esprimere le proprie opinioni senza particolari timori, soprattutto perché meno controllati rispetto ai principali canali televisivi.

Alla domanda sulle differenze generazionali nella percezione del leader ungherese, Leporatti risponde senza esitazioni che il divario esiste ed è significativo; Orbán, infatti, non è mai riuscito a conquistare il consenso dei più giovani nella stessa misura in cui ha consolidato quello della popolazione adulta, che negli anni ha costituito la sua principale base elettorale. Allo stesso modo, non è mai riuscito a ottenere un forte sostegno da gran parte dei cittadini di Budapest, città storicamente più critica nei confronti del suo governo.

Parallelamente, la totale assenza di una coalizione solida nel fronte progressista ha contribuito a indebolire profondamente la sinistra ungherese, portandola negli anni a perdere consenso in modo netto.

È importante ricordare che l’Unione Europea ha accolto l’Ungheria tra i suoi membri nel 2004, tuttavia, negli ultimi anni il Paese ha progressivamente preso le distanze dalle istituzioni europee. Inoltre, l’economia ungherese ha storicamente mantenuto una forte dipendenza dalla Russia, soprattutto per quanto riguarda il gas e le risorse energetiche, anche a causa dei rapporti economici e delle linee di credito sviluppatesi nel periodo successivo alla guerra fredda e durante il comunismo dell’Europa orientale.

L’ascesa di Magyar rappresenta comunque un elemento positivo per la politica ungherese, pur restando un politico figlio della destra. La sua candidatura ha introdotto un’importante novità nel panorama politico del Paese; proprio il fatto di essersi presentato come figura capace di riformare un sistema di cui lui stesso ha fatto parte fino a pochi anni fa potrebbe aver rappresentato una delle principali ragioni della sconfitta di Orbán.

La testimonianza di Claudia Leporatti restituisce l’immagine di un’Ungheria profondamente segnata da quasi due decenni di governo Orbán, ma allo stesso tempo attraversata da cambiamenti politici e sociali significativi. La vittoria di Péter Magyar apre una nuova fase per il Paese, ancora difficile da interpretare con chiarezza, soprattutto considerando la continuità politica e culturale che lega il nuovo leader all’area conservatrice ungherese. Resta però evidente l’emergere di una parte dell’elettorato, in particolare giovane e urbano, che negli ultimi anni ha mostrato crescente distanza dal modello politico costruito da Orbán

L'autrice / autore

Ho la valigia sempre pronta e la testa piena di interrogativi. I viaggi mi aiutano a staccare la mente ma sono le domande a riaccenderla. Amo scrivere di politica, diritti e di quei temi che spesso sembrano lontani da chi mi sta intorno ma che io sento vicinissimi