Askatasuna, perchè è saltato tutto?

Cosa è successo durante la manifestazione del 31 gennaio a Torino? Come ci siamo arrivati? Perché ci sono stati gli scontri con la polizia? Cos’è askatasuna? 

di Gregorio Pinti

Cerchiamo di fare chiarezza: dagli scontri con la polizia, alla foto ritoccata con l’Ai, dalle persone che sono scese in piazza, al significato del nome. In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e dare una panoramica generale, capendo il perché di tutto ciò che è successo, senza dare niente per scontato.

BREVE STORIA

Partiamo dal principio: Askatasuna, dalla lingua basca “libertà”, è nato alla fine degli anni Novanta con l’occupazione di un palazzo di proprietà del comune di Torino nel quartiere Borgo Vanchiglia in Corso Regina Margherita 47; lo stabile venne costruito nel 1880 come asilo, in seguito divenne di proprietà del Comune per poi finire in stato di abbandono qualche anno più tardi. Il 15 ottobre 1996 venne occupato da una sessantina di autonomi e diventò la sede del CSA (Centro Sociale Autogestito). 

Nel tempo si è consolidato come punto di riferimento per gruppi dell’area autonoma, promotori di iniziative politiche, culturali, sociali e di protesta. Non era un posto isolato dal quartiere, ma un vero e proprio centro frequentato dai cittadini. 

Proprio per l’importanza riconosciuta ad Askatasuna nella vita politica e culturale della città, e in particolare nel quartiere di Vanchiglia, nel gennaio del 2024 il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, annunciò la volontà di collaborare con il CSA. La proposta era arrivata da un comitato cittadino, con la volontà di “intraprendere un percorso di collaborazione con l’amministrazione per la cura del bene e la gestione condivisa nell’interesse generale della collettività. Ispirata ai valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antisessismo e dell’ecologia”. Con l’obiettivo “di incrementare le proposte culturali e rendere lo spazio sempre più fruibile, in sicurezza, agli abitanti del quartiere che lo riconoscono come luogo di aggregazione e riferimento sociale” tramite attività gratuite, accessibili e fruibili da tutti i cittadini.

UN CENTRO SOCIALE E CULTURALE PER IL QUARTIERE

Il patto prevedeva due fasi. La prima, propedeutica alla seconda, riguardava la ristrutturazione dell’immobile dato che, dopo i controlli effettuati dai Vigili del Fuoco, era emerso che lo stabile non rispettava l’ “idoneità statistica”, inoltre sarebbe dovuto essere “limitato l’accesso e l’uso al solo piano terreno, interdicendo adeguatamente l’utilizzo dei piani superiori”. La seconda fase, invece, riguardava lo svolgimento delle “attività di carattere culturale, artistico, musicale, sociale, sportivo ed educativo a favore della cittadinanza di tutte le fasce d’età”.

Nel corso degli anni Askatasuna era diventato un punto di riferimento per movimenti studenteschi, facilitato dalla vicinanza all’università, e di mobilitazioni come “No Tav” (No treno alta velocità). Tra le campagne politiche portate avanti negli ultimi anni c’è quella a sostegno del popolo palestinese. E durante le manifestazione dei mesi passati non sono mancati episodi di tensione con le forze dell’ordine o assalti alle sedi di Leonardo o del giornale La Stampa rivendicato poi da un collettivo universitario “vicino” ad Askatasuna e alcune persone identificate e denunciate furono ricondotte al centro sociale.

L’INIZIO DELLE TENSIONI

Questo ha portato a varie accuse legali verso gli attivisti e il 18 dicembre 2025 è stata condotta una perquisizione nel palazzo di Corso Regina “punta a definire le responsabilità per una scia di azioni contestative tra cui, le occupazioni temporanee dei binari presso le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa; l’attacco alla Leonardo SpA, le intrusioni alle Officine Grandi Riparazioni (O.G.R.); l’irruzione nella sede della Città Metropolitana e quella presso la redazione del quotidiano La Stampa”, con la finalità di “ricerca di elementi utili all’accertamento delle responsabilità in ordine ai reati ipotizzati, quali violenza privata, lesioni personali aggravate, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravata e blocco stradale”, come spiegato dalla Polizia di Stato. Durante il controllo vennero trovate sei persone che dormivano al terzo piano dell’immobile, violando, in questo modo, gli accordi presi con il comune. Lo Russo, così, cessò il patto di collaborazione e iniziarono lo sgombero dello stabile fino al sequestro dello stesso.

Anche in quel momento non sono mancati momenti di tensione, mentre con i canali social del centro sociale venne lanciato un appello per richiamare sostenitori sul posto. 

Un attivista si fece portavoce del centro affermando che la perquisizione ad Askatasuna “è una chiara indicazione del Governo Meloni per fermare le lotte della Palestina di questi mesi. Il sindaco Lo Russo sta cedendo di fronte a volontà fasciste del Governo di chiudere esperienze come quella del centro sociale Askatasuna”. 

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, su X aveva scritto che in Italia “non ci deve essere spazio per la violenza”.

Arriviamo quindi ai fatti più recenti. Il 31 gennaio, a Torino, è stata organizzata una manifestazione a sostegno di Askatasuna alla quale hanno partecipato, secondo gli organizzatori, almeno 50 mila persone, secondo la questura solo 15 mila. Le realtà che hanno aderito sarebbero oltre 200, dal Movimento No Tav ad Arci, fino ad ANPI. A presidiare la manifestazione c’erano almeno un migliaio di agenti.

Le persone protestavano a gran voce per dire basta agli assalti verso gli spazi di aggregazione, alle politiche repressive del governo e al riarmo. Anche se la manifestazione era partita da punti diversi, una volta che si è ricongiunta, ha proseguito verso Corso Regina Margherita alla volta dell’ex sede di Askatasuna, vicino alla quale si sono verificati degli scontri con la polizia.  

Bombe carta e fuochi d’artificio volavano per aria, a cui si è aggiunta una pioggia di lacrimogeni e il getto degli idranti, mentre alcuni manifestanti sono stati picchiati con manganelli, alcuni attivisti hanno dato fuoco a una camionetta della polizia.

LA FOTO RITOCCATA

Durante gli scontri un gruppo di circa 10 “antagonisti” ha accerchiato a colpito con calci e pungi un agente. Il gesto, e la foto che lo immortala, è stato condiviso e commentato sui social e da vari politici che hanno spostato l’attenzione sull’aggressione tralasciando, volontariamente o non, la manifestazione. Nella foto circolata sui social c’è però un piccolo dettaglio che inizialmente è passato inosservato: la foto è stata modificata con l’Ai. Lo si può notare stando attenti ai dettagli, come la scritta POLIZIA che si interrompe, o la stessa scritta sul casco che, anche in quel caso, è diversa dal solito. O ancora, dai cancelli che si vedono in secondo piano, uno si interrompe a metà. Il fotografo, Michele Lapini, sul suo profilo facebook lo ha fatto subito notare: “a proposito di Torino e di utilizzo delle immagini, basta vedere i video per avere il dubbio che quell’immagine utilizzata dallo Stato sia una immagine falsa di una situazione realmente accaduta.” Lapini fa notare che, nell’immagine pubblicata dalle forze dell’ordine,  “sono spariti lo scudo e la maschera antigas dal poliziotto che soccorre, la macchina al lato. L’immagine è più pulita e poetica. Anche se il fatto è realmente avvenuto, l’utilizzo di immagini realizzate con intelligenza artificiale da parte delle istituzioni rappresenta un serio pericolo. A prescindere dai motivi per cui è stata fatta, decidere di modificare la realtà a proprio piacimento è molto pericoloso, soprattutto quando ci si prepara a varare leggi che regolamentano il diritto a manifestare”. Conclude facendo riferimento alla “foto modificata di una donna arrestata dall’ICE”, facendo una riflessione: “se il giornalismo non si pone come argine alla propaganda, allora salta tutto e tutto diventa falso, negando così il diritto ad una giusta informazione e creando una società malata.

Alla luce di tutto questo, sorge una domanda: il ricordo e il valore di una manifestazione può essere cancellato da un unico gesto isolato? 

L'autrice / autore

Ho una grande passione per la comunicazione e da sempre sono affascinato dal mondo del giornalismo e dei media, dovuto dalla mia insaziabile curiosità. Amo viaggiare e conoscere nuove culture e tutto ciò che mi permette di incontrare persone e scoprire di più sulle loro storie. Il mio sogno? Entrare nel mondo della televisione e della radio, diventando un conduttore capace di informare, coinvolgere e ispirare