Terremoto in Venezuela: Google aveva previsto?

di Gregorio Pinti

Quanti sono 30 secondi? Se si parla di un lungo viaggio quei pochi secondi non intaccano l’orario d’arrivo e forse non sono tanti neanche se parliamo di un pomeriggio passato a casa. Iniziano a contare di più nello sport, ma diventano fondamentali quando si verificano eventi estremi, come il terremoto che da giorni ha sconvolto il venezuela.

30 secondi sono bastati per far crollare decine di edifici, ma sono stati abbastanza anche per avvisare 11.4 milioni di persone dei violenti terremoti, di magnitudo 7.5 e 7.2, che hanno colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno.

Si sa, prevedere un terremoto, per adesso, è impossibile. Ma allora come sono state informate milioni di persone della scossa prima che arrivasse da loro? Grazie a un piccolo dispositivo che milioni di cittadini avevano nelle loro tasche: il telefono. Con la funzione “Android earthquake alert system”, sviluppata da Google, gli smartphone Android si sono trasformati in piccoli sismometri e hanno consentito di mandare una notifica in tempo reale a tutti i cellulari che si trovavano nella zona di pericolo.Il funzionamento è tanto semplice quanto affascinante: ogni telefono Android è provvisto di un accelerometro, la stessa componente che consente di capire l’orientamento del cellulare per poter adattare lo schermo in orizzontale o verticale. Questa piccola parte è in grado di captare piccole scosse del terreno, le cosiddette “onde P” (prime). Se molti telefoni, nella stessa area, nello stesso momento rilevano le stesse scosse, il segnale viene inviato al server di rilevamento dei terremoti di Google e analizzato. Il sistema processa velocemente i dati inviati dai telefoni e stima la posizione e il magnitudo del terremoto. L’obiettivo è quello di allarmare più persone possibili prima delle “onde S” (seconde), quelle più distruttive.

Il venezuela non dispone di un sistema in grado di avvisare tutti i cittadini di eventi come terremoti. Google, quindi, è riuscita a sostituire questa grande carenza infrastrutturale grazie alla sua rete di dispositivi sparsi in tutto il mondo.

Il sisma venezuelano è solo uno dei molti casi nei quali il sistema di google è entrato in azione. Il servizio è stato lanciato nell’aprile del 2021 e dalla fine del 2023 è attivo in 98 paesi. Fino ad oggi è riuscito a rilevare più di 18.000 terremoti con oltre 790 milioni di messaggi di allerta inviati in tutto il mondo.

Una delle parti più complicate del sistema è stimare in tempo reale il magnitudo, cioè la potenza del terremoto. Questo è molto importante perché consente di capire la grandezza della scossa così da prevedere dove si propagherà e, di conseguenza, capire chi è giusto avvisare. 

Avere delle stime corrette è cruciale perché “se sottostimi il pericolo, potresti non avvertire le persone a rischio; se lo sovrastimi, rischi di lanciare falsi allarmi che minano la fiducia del pubblico”, così afferma direttamente Google.

Velocità e precisione, però, si sa, è un binomio che poche volte va d’accordo, specialmente perché i primi secondi di un terremoto consentono di raccogliere dati limitati ma, allo stesso tempo, “ogni secondo che si attende prima di lanciare un allarme è un secondo in meno di preavviso per chi si trova lungo la traiettoria delle scosse”.

L’Android earthquake alert system in Italia non è ancora disponibile, ma un grande lavoro su un sistema di allerta sismica preventiva è stato sviluppato in collaborazione tra RFI e l’Università degli Studi di Napoli Federico II e applicato nel tratto Roma-Napoli della rete ferroviaria ad alta velocità. Infatti “grazie a una rete di stazioni accelerometriche installate lungo la tratta, il sistema è in grado di rilevare le prime onde sismiche (Onde P) e stimare in tempo reale l’intensità di un terremoto. In pochi secondi, il sistema interviene automaticamente sulla circolazione ferroviaria, rallentando o arrestando i treni in avvicinamento alle zone pericolose, garantendo così la massima sicurezza per passeggeri e operatori” si legge sul sito dell’Università.

fonte video: profilo LinkedIn RFI Rete Ferroviaria Italiana

L'autrice / autore

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