Ecco perchè studiare la storia è (dovrebbe essere) divertente

Ma hanno senso le nuove indicazioni del ministro che vogliono limitare il programma all’Occidente?

 di Agostino Lenzi

Mi piacerebbe iniziare questo articolo con una citazione dello stesso autore con cui il ministero dell’Istruzione ha cominciato la sezione storia delle nuove indicazioni 2025 per la scuola dell’infanzia e delle superiori di primo grado: March Bloch. Infatti nell’introduzione del libro “Apologia della storia” lo storico francese comincia a parlare della sua professione definendola in primo luogo come divertente. 

L’introduzione dell’apologia di Bloch rappresenta la perfetta introduzione anche per questo articolo, scritto da uno studente del primo anno di storia all’università che tenta di spiegare al resto dei suoi coetanei che cosa vuol dire studiare questa materia

Partirei proprio dalla citazione di Bloch nelle nuove indicazioni del ministero dell’Istruzione per l’anno del 2025. La prima frase della sezione storia inizia così: 

“Solo l’Occidente conosce la Storia. Ha scritto Marc Bloch: «I greci e i latini, nostri primi maestri, erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo è una religione di storici. […] E’ nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione” 

MA IL MINISTERO HA CAPITO MALE?

Questo incipit ha fatto rivoltare il mondo italiano degli storici sia per la frase iniziale ma soprattutto perché viene utilizzata la figura di Bloch come legittimazione della propria teoria. Il ministero in questo modo ha completamente decontestualizzato le parole dello storico francese che con quella frase voleva parlare di tutt’altra cosa. Infatti March Bloch voleva spiegare la difficoltà dello storico a rispondere alla domanda “che cosa è la storia?”, perché la risposta non riguarda solo colui che esercita quella professione ma tutta la nostra civiltà occidentale che è sempre stata attaccata alla propria memoria. 

Oltre a questa decontestualizzazione forzata di Bloch ciò che ha fatto irritare soprattutto gli storici italiani è stata la questione della storia vista solo come occidentale. Infatti appare un’affermazione superficiale quella che solo l’occidente abbia prodotto storia mentre le altre culture abbiano creato solo compilazioni annalistiche senza alcuno sviluppo. Ci sono moltissime culture che vengono scoperte via via che passano gli anni e che mostrano – oltre che la loro importanza – anche l’influenza che l’Europa ha ricevuto da queste culture, in particolar modo la Cina. Dunque si può dire che ogni cultura si forma su una sorta di memoria condivisa, di fatti e di avvenimenti avvenuti nella propria storia. 

Ovviamente ha fatto discutere molto anche l’affermazione: “la cultura occidentale” si è fatta “intellettualmente padrona del mondo”, la quale fa emergere queste forme di orgoglio occidentale e nazionalistico che non hanno niente a che vedere con lo studio critico dello storico. 

E’ DIVERTENTE PERCHE’….

Ma torniamo alla questione principale. La storia è divertente perché per lo storico francese rappresenta i fatti dell’umanità e quindi diventa un’indagine interessante e affascinante (Bloch rappresenta lo storico come un orco delle favole che sente odore di carne umana). Però se guardiamo l’inizio del saggio notiamo che Bloch ha voluto iniziare con una domanda che il bambino pone al padre ossia: “Che cosa è la storia?”. Il fatto che Bloch inizi la sua trattazione dalla domanda di un bambino curioso mi ha fatto riflettere sul ruolo della storia all’interno della nostra educazione fin dall’infanzia. 

Siamo infatti abituati a sentirci raccontare la storia (ovviamente con le dovute eccezioni) come una sorta di favola nella quale è presente un continuo susseguirsi di eventi e di figure storiche che appaiono più come dei personaggi di un fantasy piuttosto che come persone realmente esistite. Questo ci ha portato spesso a ritenere la storia come se fosse qualcosa di troppo lontano da noi e di conseguenza a perderne l’interesse nello studio. Ciò può essere dovuto sia a programmi scolastici fatti male o non rispettati, ma anche a dimenticanze o approcci sbagliati nell’insegnamento. Spesso inoltre, per via del poco tempo a disposizione in classe (le ore di storia in media in italia varia tra le 2-3 ore), gli insegnanti sono costretti a tagliare alcuni argomenti che nella maggior parte dei casi sono quelli più vicini al nostro presente. Per esempio le stragi di mafia degli anni ‘90 oppure la guerra in Jugoslavia

Probabilmente però il focus che dovrebbero avere tutti quanti, professori e ragazzi, è che la storia è più vicina a noi di quanto si possa pensare, sia quella romana o medievale che quella moderna e contemporanea. In tutta la storia dell’umanità possiamo trovare dei fenomeni, atteggiamenti, figure che ci riguardano nel profondo. Se prendiamo Carlo Magno, re carolingio incoronato imperatore nel natale dell’800 d.C, troviamo in lui il precursore dell’europa moderna. Infatti l’impero carolingio comprendeva i 6 stati (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) che firmarono il Trattato di Roma il 25 marzo 1957, fondando così la Comunità Economica Europea (o CEE) che poi nel 1992 sarebbe diventata l’Unione Europea. 

Questo è un esempio di come qualsiasi periodo della storia se analizzato nell’ottica del presente può essere vicino a noi quanto gli stessi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quindi voler giustamente dare maggiore rilievo a quegli argomenti più vicini alla nostra contemporaneità non deve far trascurare la storia più lontana da noi perché “non ci riguarda più”, visto che non è così. 

La storia è un patrimonio enorme di conoscenza che rappresenta nel modo più perfetto la nostra umanità mostrandoci, come dicevano i latini, donne e uomini che hanno cambiato il mondo, pur rimanendo sempre degli esseri umani e non personaggi di favola. 

Trascurarla o limitarla a certi aspetti solo per pigrizia o, più pericolosamente, per ideologia, rischia di essere un gran danno non solo per gli storici ma per tutta l’umanità, proprio come diceva Bloch nell’introduzione al suo saggio. Magari seguendo la scia dello storico francese ( che per proteggere la sua nazione dai nazisti è morto partigiano) possiamo ritrovare il valore civico della storia e magari anche il suo lato divertente come quello che ha spinto quel bambino curioso a fare la domanda al padre nell’introduzione del libro. 

L'autrice / autore

In quel di Prato passo la mia vita tra libri, videogiochi e film. Da poco ho trovato la mia passione, il giornalismo. Non quello di bassa qualità, basato sulla popolarità e lo scandalo, ma quello che ha cambiato il mondo e ha portato alla libertà.