Quale scuola? Parla Dacia Maraini

di Livia Leila Sarti

Al Teatro di Rifredi si è tenuto l’incontro “Quale scuola?”, con la partecipazione della scrittrice Dacia Maraini, tra le autrici italiane più tradotte all’estero, e di Erika Pontini, caporedattrice della sede fiorentina del quotidiano La Nazione, che ha moderato il dibattito.

L’appuntamento inaugura “Trecentosessantagradi”, il progetto promosso dal Teatro della Toscana e ideato da Stefano Massini, direttore artistico della Fondazione. Al centro dell’incontro, il ruolo della scuola nella formazione di cittadini consapevoli e partecipi della vita pubblica.

Come sottolineato da Stefano Massini, la presenza di Dacia Maraini ha rappresentato un doppio valore per l’incontro, non solo una voce autorevole per riflettere sul ruolo della scuola, ma anche quella di una dei presidenti onorari dell’associazione Amici del Teatro della Toscana.

Attualità, manifestazioni e l’insegnamento della storia:

Ad aprire il dibattito è stata Erika Pontini, che ha chiesto alla scrittrice un commento sui recenti fatti di cronaca avvenuti a Milano, dove oltre duecento ragazzi, più dell’80% dei quali minorenni, sono stati accompagnati in questura.

Maraini ha distinto il valore della partecipazione giovanile dalle derive violente che la possono compromettere, le manifestazioni, di base, ha osservato, sono legittime e pacifiche, ma quando vengono infiltrate da gruppi violenti o incappucciati si assiste a una strumentalizzazione organizzata, che va oltre il coinvolgimento dei ragazzi. Se da un lato è positivo che i giovani scendano in piazza, dall’altro le violenze rischiano di offrire al governo il pretesto per introdurre misure legislative più severe.

Erika Pontini ha ripreso poi il tema della gestione delle manifestazioni, sottolineando, anche alla luce delle parole del sindaco di Torino, la necessità di isolare i responsabili delle violenze affinché le ragioni originarie della protesta non passino in secondo piano. Da qui la domanda sulle proposte di introduzione del fermo preventivo.

Maraini ha definito tale misura, prevista per minorenni e maggiorenni, un provvedimento eccessivo, spostando poi l’attenzione sul ruolo della scuola nella formazione dei giovani. Secondo la scrittrice, le nuove generazioni, sempre più esposte ai social network, rischiano di sviluppare una conoscenza storica limitata, anche a causa di programmi scolastici che talvolta non arrivano neppure alla Seconda guerra mondiale.

Per Maraini, è quindi necessario ripensare l’insegnamento della storia, partendo dal presente per procedere a ritroso, così da rendere il passato più comprensibile e vicino agli studenti. In questo percorso, la memoria verticale, legata all’esperienza personale, deve intrecciarsi con quella orizzontale, che appartiene alla collettività. 

Alla domanda di Erika Pontini sulle differenze tra le piazze di oggi e quelle degli anni Settanta, Maraini ha evidenziato come le mobilitazioni di quel periodo fossero unite da ideologie e valori condivisi, mentre oggi manca un riferimento comune capace di aggregare la società.

Le nuove difficoltà del modello educativo: 

Successivamente Maraini ha definito la scuola “dissacrata”, sottolineando come la precarietà e la demotivazione degli insegnanti si inseriscano in una più ampia crisi educativa. Le aggressioni ai docenti e le reazioni violente di alcuni genitori dimostrano, secondo la scrittrice, le conseguenze di un modello educativo in difficoltà.

“L’educazione si fa con l’esempio, non con le prediche”. I giovani, ha osservato la scrittrice, tendono a imitare gli adulti e i leader politici, soprattutto quando trasmettono l’idea che il più forte possa prevalere sul più debole. In questo contesto ha citato Donald Trump e i tagli ai finanziamenti per la ricerca e le università.

Parlando dell’Alternanza Scuola-Lavoro, Maraini ha appoggiato le rivolte riguardanti questo argomento ma ha anche invitato i giovani ad ampliare lo sguardo oltre i confini nazionali, mobilitandosi anche per questioni internazionali come la repressione in Iran e la guerra in Ucraina. Ha ribadito la propria opposizione alla guerra, riconoscendo tuttavia il diritto dei popoli aggrediti a difendersi, anche alla luce della propria esperienza infantile in un campo di concentramento.

Facendo riferimento ad Alberto Moravia, il quale proponeva di trasformare la guerra in un vero e proprio tabù al pari dell’incesto, si è sottolineato come il legame tra violenza e potere sia storicamente intrecciato alle disparità di genere. Come è stato ricordato dall’autrice: “A una bambina si impone solo di non uccidere, mentre a un bambino si insegna a non uccidere fino a quando non dovrà andare in guerra o (almeno fino al 1981) finché non si tratterà di un delitto d’onore”.

Erika Pontini ha chiesto a Maraini quale esempio venga trasmesso quando la violenza è esibita come un trofeo, citando l’ipotesi di una fucilazione in diretta streaming proposta da Donald Trump. La scrittrice ha condannato questa prospettiva; richiamando Cesare Beccaria, ha sostenuto che lo Stato non può combattere il delitto ricorrendo esso stesso alla violenza. Il carcere, ha ribadito, deve avere una funzione rieducativa, non vendicativa.

Contraria alla proposta di fissare un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi, definendola una scelta razzista, Maraini ha evidenziato la contraddizione tra la necessità di lavoratori stranieri e il rifiuto di chi proviene da altri Paesi. Ha inoltre sostenuto che la religione debba restare una scelta individuale, nel rispetto della Costituzione e dei diritti universali. Sul velo integrale a scuola si è detta contraria, pur riconoscendo, dopo un’osservazione dal pubblico, che si tratta di una questione non concretamente presente nelle scuole italiane.

L’Intelligenza Artificiale nelle scuole: 

Parlando di intelligenza artificiale, Maraini ha sottolineato che la tecnologia non può essere fermata, ma deve essere utilizzata consapevolmente. La scuola, ha aggiunto, deve contrastare la svalutazione della competenza, ricordando che la conoscenza richiede studio e preparazione. A questo proposito ha citato figure femminili come Fatima al-Fihri, Maria Gaetana Agnesi e Isabella Morra, simboli del contributo delle donne alla cultura nonostante gli ostacoli del proprio tempo.

L’educazione sessuo affettiva nelle scuole

Per Maraini, l’educazione ai sentimenti deve iniziare fin dalla scuola dell’infanzia, insegnando che l’amore non giustifica il possesso e promuovendo relazioni basate sul rispetto.

Erika Pontini le ha poi domandato cosa farebbe se fosse ministra dell’Istruzione.

L’autrice ha risposto che aumenterebbe gli investimenti nella scuola, renderebbe obbligatoria l’educazione al rispetto e alla sessualità e ridurrebbe a quindici il numero massimo di studenti per classe. Ha inoltre invitato a favorire il dialogo tra le discipline e a contrastare la semplificazione del linguaggio e del pensiero.

Il ruolo della memoria e il protagonismo degli studenti:

Nel dialogo conclusivo con Stefano Massini, Maraini ha riflettuto su come trasmettere la memoria storica alle nuove generazioni. Richiamando Primo Levi, ha spiegato che la letteratura permette di avvicinarsi agli eventi attraverso le esperienze umane, completando il lavoro di ricostruzione dello storico.

Infine, riprendendo il concetto di «immedesimazione» di Pier Paolo Pasolini, ha sottolineato che gli studenti devono sentirsi protagonisti del percorso educativo, la scuola infatti  non può più limitarsi a trasmettere conoscenze dall’alto, ma deve diventare uno spazio di partecipazione e confronto.

L'autrice / autore

Ho la valigia sempre pronta e la testa piena di interrogativi. I viaggi mi aiutano a staccare la mente ma sono le domande a riaccenderla. Amo scrivere di politica, diritti e di quei temi che spesso sembrano lontani da chi mi sta intorno ma che io sento vicinissimi