di Lavinia Andrea Mocanu
Nei programmi di letteratura purtroppo si studiano sempre e solo uomini: Omero, Cesare, Dante, Manzoni, Ungaretti… e una lista che potrebbe andare avanti all’infinito. Per fortuna c’è un eccezione per coloro che studiano greco: Saffo, la prima poetessa. Nata sull’isola di Lesbo nel 630 a.C, era figlia di una famiglia aristocratica coinvolta nelle lotte per il dominio dell’isola. Si trasferì insieme alla sua famiglia in Sicilia e poi tornò a Lesbo, dove fu un’insegnante e sacerdotessa di Afrodite nel tiaso, una scuola dove le ragazze imparavano la danza, l’amore, il canto e la raffinatezza in vista del matrimonio. Inoltre il suo aspetto fisico era oggetto di discussione: infatti alcuni sostenevano che lei fosse bellissima, altri invece che fosse brutta. La sua fu una morte tragica: infatti si dice che si innamorò di un giovane, Faone, che non ricambiava e per spegnere la passione lei si gettò da una rupe. Forse Alceo, poeta anche lui, si innamorò della poetessa, ma non ci sono fonti certe. Sappiamo inoltre che ebbe una figlia. Fu elogiata da moltissimi autori, come Catullo e Leopardi, per la raffinatezza e semplicità delle sue poesie. 3 sono quelle che fanno breccia nei cuori di chi legge.
Finché avrò fiato nei polmoni:
Finché avrò fiato nei polmoni,
Amerò.
E anche dopo.
In sole 9 parole Saffo ha espresso il concetto semplicissimo di amore incondizionato, che i greci chiamavano agape. L’amare senza se e senza ma, l’amare e basta, liberamente e per sempre. Ha espresso quel tipo di amore che non ti abbandona mai, che è dolce come il miele, che è soave e gentile, ma allo stesso tempo resiliente. Queste parole vi sembreranno una banalità, eppure se si va oltre all’apparenza, si capisce che queste racchiudono un mondo. Perché le parole non sono solo ciò con cui ci esprimiamo, ma possono essere una cura, possono creare ferite, possono rimanere impresse nella mente di una persona per sempre. Le parole non sono banalità e i versi di Saffo ne sono la prova.
-Ode alla gelosia:
Mi sembra simile a un dio quell’uomo
Che siede davanti a te, e ti ascolta
Da vicino mentre tu parli e sorridi
amorosamente. Ciò fa tremare il mio cuore
Nel petto; che appena ti vedo
subito non riesco più a parlare,
e la lingua mi si è spezzata:
un fuoco sottile scorre sotto la mia pelle,
i miei occhi non vedono più nulla
e mi rombano le orecchie.
Un sudore freddo sgocciola, sono presa tutta
da un tremore, sono più verde dell’erba,
e mi sento poco lontana dall’esser morta.
Ma tutto si può sopportare…
Questa è sicuramente la poesia più famosa di Saffo, dove lei vorrebbe essere l’uomo con cui la sua amata sta parlando. Ebbene sì, Saffo molto probabilmente era lesbica, termine che deriva proprio dalla sua isola natale, Lesbo. Un altro modo per riferirsi alle lesbiche è “saffiche”, dal nome della poetessa. In quest’ode si esprime perfettamente il concetto di gelosia, ossia quel sentimento che si prova quando si ha paura di perdere l’affetto dell’altro. Attenzione, non confondete la possessività con gelosia. La possessività infatti è il desiderio di controllare l’altro limitando la sua libertà; la gelosia invece è l’avere paura di una potenziale minaccia in una relazione. Se una persona ti dice: “tu non puoi andare in discoteca perché sono geloso/a” dovete scappare a gambe levate! Se l’altra persona si fidasse veramente di te, ti lascerebbe andare in discoteca nonostante la gelosia; in questo caso invece sta solo cercando di limitarti. Ritornando all’ode, qui si può vedere che è gelosia e non possessività poiché nell’ultimo verso dice “ma tutto si può sopportare…”, indicando il fatto che alla fine Saffo la lascia parlare con l’uomo nonostante i suoi sentimenti e non la limita. Alcuni sostengono che Saffo in realtà stesse descrivendo i sintomi di un attacco di panico, con il tremore, il non riuscir a parlare e il sudore freddo.
Tramontata è la luna:
Tramontata è la luna
E le Pleiadi a mezzo della notte;
giovinezza dilegua,
E io nel mio letto resto sola.
Attraverso la traduzione di Salvatore Quasimodo, Saffo esprime una condizione dell’uomo: la solitudine. È piena notte e la poetessa si sente sola. Si dice che la notte porta consiglio, ma porta con sé anche nuove consapevolezze. La notte è forse l’unico momento della giornata in cui uno è veramente solo con se stesso, è il momento in cui ripensiamo ad un evento passato, ad una cosa imbarazzante che abbiamo fatto, a un momento felice o a un momento triste. La notte fa sentire soli ed essere soli fa paura. Ma in fondo in fondo uno non è mai veramente solo. Si ha se stessi. Nella maggior parte dei casi si hanno amici e parenti, animali da compagnia, colleghi. Bisogna saper equilibrare i momenti di solitudine e quelli i cui si socializza e si sta con gli altri. Se vi sentite soli uscite, fate ciò che più vi piace, chiedete aiuto e parlate con gli altri. Per non essere più soli dovete esser voi a fare il primo passo, perché gli altri non si accorgono di ciò che succede dentro di voi. Saffo dice che è tramontata la luna e che con essa sono andate via anche le Pleiadi, divinità minori e stelle, e lei è rimasta sola. Ma il giorno successivo, con il Sole o con le nuvole, è un nuovo giorno dove si può avere l’opportunità di non essere più soli.
Ciò che Saffo vuole dirci con le sue poesie è di amare, di viversi la vita e di essere felici e ciò la rende più attuale che mai.
L'autrice / autore
Fiorentina d’adozione, sono appassionata di storia, arte, letteratura e psicologia e adoro i film e le serie tv. Spesso penso troppo e occasionalmente dò consigli di vita. Leggo per imparare, scrivo per informare.


