Educate all’altro: Dacia Maraini parla alla scuola

Ci sono momenti in cui il presente smette di girare a vuoto e si fa specchio, costringendoci a guardare dentro le nostre crepe più profonde. Al Giffoni Film Festival, tra le poltrone della sezione Impact (uno spazio dichiaratamente trasversale in cui la Gen Z si misura ogni giorno con la complessità del reale ), l’incontro con Dacia Maraini ha squarciato il velo su una delle ferite più scoperte della nostra contemporaneità: il collasso educativo di fronte alla violenza di genere.
Dialogando con i ragazzi, la scrittrice ha smontato con lucidità radicale la tendenza delle istituzioni a disinteressarsi del problema, delegando la gestione dell’affettività e delle dinamiche di coppia interamente alle famiglie. Una ritirata ideologica, evidente anche nelle recenti direttive ministeriali, che rischia di lasciare i giovani privi di strumenti condivisi, prigionieri di background diseguali. «Io non sono d’accordo quando si dice no però devo essere d’accordo con le famiglie», ha scandito Maraini, «perché le famiglie hanno una dinamica psicologica molto complessa che non c’entra niente con i diritti civili». Per l’autrice, la risposta all’emergenza non può ridursi a una clessidra penale fatta di braccialetti elettronici e carceri, ma richiede un’alleanza strutturale che parta dalla scuola, fin dall’infanzia, per scardinare la cultura del possesso prima che si trasformi in cronaca nera.
Il fulcro di questa rivoluzione sta nella riscoperta di una parola complessa: alterità. «Dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole fin da proprio piccoli un’educazione semplicemente all’altro… Bisogna imparare a stare con l’altro, questa è l’unica cosa che si deve imparare, perché la violenza che sia sessuale, che sia economica che sia di guerra, viene sempre dalla non conoscenza dell’altro, dall’idea che l’altro sia un nemico». Il femminicidio e lo stupro, in quest’ottica, smettono di essere derubricati a mostruosità biologiche o raptus naturali dell’uomo per essere ricondotti alla loro vera matrice: una drammatica regressione culturale. Maraini ha ricordato come per tremila anni, dalle civiltà classiche fino alla farsa giuridica del delitto d’onore abolito in Italia solo nel 1981, il controllo sulla vita e sui corpi delle donne sia stato sistematicamente legittimato. Una stratificazione storica che oggi spinge certi uomini, incapaci di slegare la propria identità virile dal concetto di proprietà, a scivolare in un’angoscia distruttiva quando una partner rivendica la propria sacrosanta indipendenza. Delegittimare questo controllo significa reimparare l’abc delle relazioni umane: «Si possiede un oggetto non si possiede una persona, tu nei confronti di una persona hai dei doveri nei confronti dei tuoi oggetti non hai dei doveri».
Questa colonizzazione del possesso, tuttavia, non viaggia da sola, ma si nutre di un sistema sociale che ha mercificato ogni sfera dell’esistenza. Evocando lo sguardo profetico di Pierpaolo Pasolini e le pagine de “L’uomo come fine” di Alberto Moravia, Maraini ha tracciato una linea d’unione tra il consumismo economico e il capitalismo emotivo che divora la nostra quotidianità. Non consumiamo più solo scarpe o automobili, ma anche le idee, le appartenenze politiche e i sentimenti, liquidando matrimoni o relazioni nello spazio algido di un messaggio su WhatsApp. Persino la letteratura subisce la stessa sorte, con un mercato editoriale che sforna 85mila titoli all’anno per poi gettarne il novanta per cento al macero se non producono profitto immediato. Di fronte alla bulimia della semplificazione social e alla logica del “telegramma”, l’antidoto resta la parola scritta e meditata, la profondità dei libri che costringono a misurarsi con il tempo, lo spazio e l’empatia verso chi è lontano da noi.
Perché se è vero che la letteratura non sposta i bilanci dello Stato e non ferma i conflitti con le armi, è l’unica capace di agire sulla consapevolezza profonda delle persone. E la storia ci insegna che quando cambia la consapevolezza collettiva, i movimenti dal basso riescono finalmente a ribaltare il mondo.

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…