Jarno Trulli oltre i riflettori: «Ho trasformato la paura in felicità»

Dagli sfottò al campetto di periferia alle luci dei palazzetti sold-out, il ballerino più virale d’Italia si racconta ai microfoni di GenerazioneNews

Jarno Lorenzo Trulli non è semplicemente “il ballerino di Anna” o il campione mondiale di salsa che domina la scena urban a suon di carisma e tecnica. È il simbolo di una generazione che ha fame di rivincite, che combatte ogni giorno contro le paranoie e la paura di non essere abbastanza pur di prendersi il proprio posto nel mondo.

Dalle prime lezioni frequentate quasi per caso per battere la timidezza fino alle coreografie esplosive condivise con i più grandi artisti della musica italiana, Jarno ha dimostrato che la passione non è un sogno astratto, ma un traguardo che si conquista a colpi di disciplina e sudore.

Senza filtri, tra imprevisti da backstage ed emozioni a cuore aperto, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Generazione News. Ecco cosa ci ha detto.

Ciao Jarno, ti va di presentarti velocemente per i nostri lettori

Ciao a tutti! Mi chiamo Jarno Lorenzo Trulli (questo secondo nome in realtà lo conoscono in pochissimi), ho 22 anni, sono nato il 21 maggio 2004 e sono cuspide Toro-Gemelli. Sono un ballerino professionista: ballo da più di 14 anni e da circa 3-4 anni ho iniziato a lavorare con artisti di livello internazionale come Mahmood e Anna. Sono riuscito a trasformare una semplice passione nel mio lavoro di tutti i giorni.

Hai iniziato con la salsa e la danza latinoamericana, ottenendo grandissimi riconoscimenti. Com’è nata questa passione e come mai proprio questo genere?

In realtà è nata quasi per caso e con tantissimo sforzo. Da piccolo praticavo qualsiasi sport: nuoto, calcio, basket, baseball. Mia mamma mi spronava sempre a non stare fermo sul divano. Un giorno mi raccontò che aveva iniziato un corso di salsa principianti e mi disse di andare a vedere altri ragazzi della mia età. Sono andato per provare un corso di hip hop, ma sono arrivato con un’ora e mezza di anticipo. Il maestro di salsa mi fa: «Vieni a provare visto che sei qui». Ero timidissimo e, ad essere sincero, all’inizio odiavo il ballo, volevo solo giocare a calcio. Ma il maestro a fine lezione mi disse di tornare il martedì successivo e io, per troppa timidezza, non ho saputo dire di no! Da lì è iniziato un andata e ritorno che negli anni è diventato passione pura, anche se all’inizio lo odiavo. Con la salsa sono arrivati i primi grandi successi, come la vittoria al Campionato Mondiale nel 2024 a Valencia insieme al mio compagno di ballo. Poi si è aperta la strada del mondo urban, anche se la salsa rimane sempre il mio primo grande amore.

C’è un idolo o una figura dello spettacolo a cui ti sei ispirato lungo il percorso?

La risposta classica di molti ballerini sarebbe Michael Jackson, ma per me non è mai stato un punto di riferimento diretto. Ho sempre preferito scegliere idoli “raggiungibili” in base alla fase della mia carriera. Funziona così: metto a fuoco una persona che non sia troppo lontana da dove mi trovo io in quel momento. Quando la raggiungo, cambio obiettivo e ne scelgo una più in alto. Tra le persone che mi hanno ispirato di più c’è un ragazzo spagnolo, Sergio Boveda: non è una star famosa a livello globale, ma mi ha dato una carica enorme per certe scelte che ho fatto.

C’è un artista con cui sogni di dividere il palco in futuro?

Chi mi segue lo sa benissimo: il mio sogno più grande in assoluto è dividere il palco con Bad Bunny.

Parliamo di Anna: fai parte del suo corpo di ballo ufficiale. Com’è condividere il palco con lei e come si vive il backstage?

È un’esperienza bellissima perché condividiamo le stesse emozioni. Siamo tutti giovanissimi: lei sta vivendo il suo sogno e noi ballerini stiamo vivendo il nostro. Sul palco si crea una sinergia incredibile ed è questo che arriva al pubblico: non è solo lavoro, per quell’ora e mezza di show ci godiamo la vita al 100%. Per me la danza è terapia: quando salgo sul palco la mia mente si libera dai pensieri e sono felicissimo. Con Anna poi mi trovo benissimo, siamo coetanei e abbiamo lo stesso background, e forse è proprio questo il vantaggio.

Ci racconti un aneddoto divertente o imprevisto capitato durante il tour?

Durante una data importantissima nei palazzetti (mi pare a Milano, ma non sono sicuro) alla quarta canzone sento un netto strappo sotto i pantaloni. Ho dovuto ballare per altre cinque o sei canzoni con uno strappo enorme sotto! Ero in paranoia totale sperando che la gente non notasse nulla. Mi ero detto: «Stasera spacco tutto»… e alla fine ho spaccato letteralmente i pantaloni!

Hai detto che la danza per te è felicità e terapia. Che consiglio daresti ai ragazzi che faticano a ritagliarsi del tempo per se stessi tra studio e impegni?

Il primo consiglio è una migliore organizzazione del tempo, anche se io per primo sono disastroso su questo! Il secondo è credere di più in se stessi. La mente condiziona tutto: se ti guardi allo specchio e ti fai troppe paranoie, finisci per non goderti quello che hai. Raggiungere la felicità deve essere l’obiettivo principale. Mi piace molto una citazione di Benigni: la felicità ci è stata data da bambini, poi l’abbiamo nascosta sotto il cuscino o nei cassetti, ma c’è sempre. Bisogna solo andare a riprenderla.

Martha Graham diceva che la danza è il linguaggio nascosto dell’anima. Cosa cerca di esprimere la tua anima quando balli?

È qualcosa di automatico, non puoi forzarlo. Per me ballare è una costante rivincita nei confronti di quell’imbarazzo che provavo da bambino quando venivo preso in giro perché ballavo con le ragazze invece di stare al campetto a giocare a calcio. Inoltre, sono in costante competizione con me stesso: a volte è una sfida quasi tossica perché pretendo sempre di più dal Jarno di oggi rispetto a quello di due mesi fa, ma è la spinta che mi porta a migliorare passo dopo passo.

Ecco, se dovessi far vedere a quel Jarno che veniva bullizzato dieci secondi della tua vita, per dirgli “ce l’hai fatta”, cosa gli mostreresti?

 Tre momenti: la vittoria del Mondiale di salsa (sembrava la scena di un film), l’entrata al Forum di Assago con Anna (un’aura pazzesca) e poi il dietro le quinte. Ovvero io che alle due di notte mi metto davanti allo specchio a ballare e sudare da solo, senza telecamere. La gente vede lo show, ma dietro c’è un lavoro quotidiano enorme.

C’è una domanda che non ti hanno mai fatto nelle interviste e a cui vorresti rispondere?

Forse cosa penso dell’amore o se sono mai stato innamorato.

E cosa pensi dell’amore? Sei mai stato innamorato?

A primo impatto ti direi di sì, ma a volte penso che l’amore di coppia in questi tempi sia diventato difficilissimo da trovare. Si vedono tanti amori di facciata. I veri amori spesso sono quelli tra madre e figlio, tra fratelli o tra nonno e nipote. Ho provato un sentimento fortissimo per una ragazza ed è stata l’emozione più bella della mia vita, ma essendo finita mi chiedo se fosse vero amore o no. Magari tra un paio d’anni mi succederà qualcosa che mi farà cambiare idea.

Per chiudere: qual è la canzone di Anna che balleresti all’infinito

Senza dubbio I Love It!

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…