Giovani mamme, in Toscana la scuola non le lascia sole

Nasce in Toscana il primo protocollo a tutela delle studentesse e degli studenti che diventano prematuramente genitori

di Ginevra Malavolta

All’Istituto degli Innocenti di Firenze in occasione del convegno dedicato alla maternità precoce, le Consulte provinciali degli Studenti dell’USR Toscana presentano il Protocollo per l’inclusione e il supporto delle giovani mamme, e dei giovani padri, in età scolare. Un modello di rappresentanza attiva che rimanda direttamente agli articoli 3, 30, 31 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana, che garantiscono l’eguaglianza, la tutela della maternità, il diritto allo studio e all’istruzione.

Siamo abituati a leggere notizie sulla scuola italiana prevalentemente attraverso la lente del deficit, della crisi e dell’emergenza ciclica. Ogni settembre la narrazione mediatica mainstream ripropone puntualissima il medesimo copione: cattedre scoperte, precariato strutturale, aule fatiscenti, polemiche burocratiche e un diffuso senso di rassegnazione. Si parla continuamente della “scuola che crolla”, ma si tace quasi sempre sulla “scuola che costruisce”.

C’è infatti una realtà profonda e pulsante che non trova spazio nei titoloni dei quotidiani nazionali: è la scuola vissuta quotidianamente da studenti, docenti e comunità educanti che rifiutano la passività e si fanno carico dei problemi reali.

La dimostrazione più concreta di questa spinta vitale si è avuta nello storico Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti di Firenze. Non si trattava di un luogo casuale: parlare di accoglienza, maternità e tutela dei più fragili nel luogo che dal Rinascimento, grazie al genio filosofico e architettonico di Filippo Brunelleschi, rappresenta il simbolo mondiale della cura, del soccorso all’infanzia e alle madri in difficoltà, ha conferito all’evento un valore simbolico ed etico di straordinaria potenza.

In questa cornice, e nella stessa giornata, sono stati celebrati due eventi: la firma di un Protocollo di intesa fra l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana e l’Istituto degli Innocenti per azioni di promozione, documentazione, monitoraggio, ricerca e formazione nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e, notizia importante per le scuole, la presentazione ufficiale del “Protocollo per l’inclusione e il supporto delle giovani mamme nelle scuole secondarie di II grado” elaborato dalle Consulte Provinciali degli Studenti dell’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, che punta a garantire il diritto all’istruzione e alla partecipazione delle giovani mamme e dei giovani padri a tutte le attività scolastiche ed extrascolastiche, nel rispetto delle loro specifiche esigenze.

Particolarmente toccante e privo di retorica è stato l’intervento del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Toscana Luciano Tagliaferri, che ha scosso la platea rifiutando uno dei luoghi comuni più abusati del discorso pubblico sugli studenti “La collaborazione, la corresponsabilità e il cambiamento servono oggi, nel presente della nostra società, e ascoltare i giovani significa anche questo: non limitarsi a chiedere loro che cosa pensano, ma dare spazio alle loro idee e trasformarle, quando sono buone idee, in azioni concrete anche, e soprattutto, quando riguardano una piccola percentuale della popolazione scolastica, che, proprio perché marginale, rischia di non essere vista”. Ed ha proseguito annunciando che “il convegno di oggi rappresenta il primo degli eventi che accompagneranno gli Stati Generali della Scuola Toscana che si terranno a novembre 2026, costituendone una preziosa cornice di approfondimento e partecipazione”.

Ad aprire e moderare il convegno dal titolo “La scuola come presidio di supporto per le giovani mamme e tutela per le gravidanze precoci” è stato Mirco Lucchesi, presidente della Consulta provinciale degli studenti di Pisa, il quale ha ripercorso con passione la genesi di questo progetto. Non ci troviamo di fronte a un programma calato dall’alto, né a una sterile passerella politica, bensì al risultato di un percorso lungo due anni, nato direttamente tra i banchi di scuola. «Questa proposta nasce dal basso, dall’esperienza diretta sul campo e da uno sforzo di profonda empatia studentesca», e, come ha spiegato in seguito Aurora Baccioli, coordinatrice dei presidenti CPS, «abbiamo intercettato nei nostri istituti le storie silenziose di alcune compagne di classe che, trovandosi ad affrontare una gravidanza in età scolare, si sono viste stritolate dal doppio peso dello stigma sociale e dall’impossibilità di conciliare i tempi della maternità con la rigidità della frequenza e della didattica tradizionale. Come rappresentanti delle studentesse e degli studenti non potevamo voltarci dall’altra parte: abbiamo deciso di mettere a disposizione il nostro ruolo istituzionale per costruire soluzioni concrete e strutturate». I rappresentanti e le rappresentanti delle dieci consulte studentesche sono stati uniti nel sottolineare come questo successo smentisca nei fatti il retorico e stancante cliché dello “scontro intergenerazionale”. Quando ai giovani viene data la possibilità di esprimere idee rigorose e progettualità concrete, le istituzioni rispondono. Un ringraziamento speciale è stato rivolto ai docenti referenti delle consulte (con una menzione particolare per la professoressa Carla Maltinti), che hanno accompagnato e sostenuto con discrezione e sensibilità il lavoro autonomo dei ragazzi.

Uno dei passaggi più alti ed incisivi pervenuti nelle relazione delle Consulte studentesche ha riguardato il valore civile ed etico della tutela delle minoranze all’interno della comunità scolastica. Sebbene le gravidanze precoci tra le studentesse non costituiscano un fenomeno numericamente massivo in termini percentuali assoluti, la decisione di intervenire con tutele sanitarie e didattiche mirate risponde a un preciso imperativo etico e a una reale emergenza sociale. In tale prospettiva, ha assunto particolare rilievo il contributo delle relatrici afferenti alle Aziende sanitarie locali, e, in particolare, delle dirigenti medico e delle professioniste delle reti consultoriali, chiamate a offrire un apporto tecnico-scientifico di natura medica, psicologica e sociosanitaria. 

L’evento si è svolto come momento di confronto istituzionale e professionale volto a fornire strumenti concreti per rispondere alla complessità dei contesti educativi attuali in merito al tema, ovvero garantire il diritto all’istruzione per le adolescenti in gravidanza o già mamme, offrendo supporto medico, educativo, psicologico e logistico per favorire il loro benessere e quello del bambino, prevenendo, inoltre, condizioni di fragilità, dispersione e sospensione dei percorsi di studio. 

Un momento di profonda consapevolezza della giornata è stato affidato a Gabriele Concilio Gugel, Presidente della consulta provinciale degli studenti di Arezzo, che ha presentato e letto in aula l’analisi epidemiologica curata da ARS Toscana relativa ai parti delle madri adolescenti tra i 14 e i 20 anni.

​Il quadro tracciato dai dati mostra un fenomeno in progressivo calo percentuale nel corso degli anni, fino al dato più recente del 2024 che registra 310 parti, pari all’1,47% del totale regionale. Ma la lezione fondamentale emersa dalla relazione degli studenti è che i numeri non devono mai oscurare l’umanità. Anche se si tratta di una minoranza sul totale della popolazione scolastica, dietro quell’1,47% ci sono trecentodieci persone con la propria storia, le proprie paure, le proprie ambizioni e i propri sogni per il futuro.

E la qualità di una scuola, e di una qualsiasi istituzione statale, si misura anche dalla capacità di farsi carico delle fragilità, delle eccezioni e dei casi marginali.

​Proprio per questo, per far sì che i sogni di queste ragazze non naufraghino di fronte alla rigidità della burocrazia, il protocollo costruisce un raccordo sistemico e costante tra l’istituzione scolastica e le reti consultoriali del territorio toscano, trasformando la prevenzione e il sostegno sociosanitario in un abbraccio operativo continuo.

​In questo quadro si inserisce l’esperienza dell’Azienda USL Toscana Centro illustrata da Arianna Maggiali, che ha evidenziato il valore della presa in carico integrata all’interno dei Consultori giovani. In questi spazi dedicati, le studentesse non trovano una risposta parcellizzata o puramente clinica, ma un ascolto empatico garantito da équipe multidisciplinari composte da ginecologi, ostetriche, psicologi e assistenti sociali. Un approccio condiviso anche nell’Azienda USL Toscana Sud Est, dove Francesca Marinelli (Responsabile U.F. Attività Consultoriali per la Zona Distretto Aretina) ha mostrato come la rete sociosanitaria si articoli a supporto della genitorialità precoce, accompagnando le ragazze fin dalla fase prenatale e nei primi mesi di vita del bambino per tutelare sia la salute del nascituro sia l’autonomia della giovane madre.

​Attraverso l’attivazione di Piani Didattici Personalizzati (PDP), la flessibilità nell’orario delle lezioni, la calendarizzazione delle verifiche e la gestione integrata delle assenze con le strutture sanitarie, la scuola e la sanità toscana dimostrano che tutela della salute e diritto all’istruzione sono due facce della stessa medaglia: proteggere la salute psicofisica della studentessa è il primo passo per garantirle la libertà di studiare, crescere e realizzare se stessa.

Il protocollo redatto dal Coordinamento regionale delle consulte incarna la traduzione pragmatica e quotidiana dell’Articolo 34 della Costituzione Italiana, che sancisce con perentoria chiarezza: “La scuola è aperta a tutti”. Sostenere una giovane donna nel momento in cui affronta contemporaneamente il percorso della maternità e il diritto all’istruzione significa impedire che una condizione personale o biologica si trasformi in una condanna all’abbandono scolastico (drop-out) o all’emarginazione sociale.

Si parla di Piani didattici personalizzati (PDP), di forme flessibili per la frequenza e il recupero, di supporto psicologico e pedagogico, di raccordo diretto tra scuola, consultori e servizi sociosanitari delle tre Aziende sanitarie della Toscana, presenti al convegno con le responsabili dei consultori, si è parlato di attività informative e di prevenzione sulla salute sessuale e riproduttiva: questi sono solo alcuni dei passi concreti che il protocollo suggerisce.

Il Direttore Generale dell’USR ha inoltre nel suo intervento condiviso un ricordo intimo e personale che ha commosso l’intera sala: l’incontro, avvenuto anni fa durante una visita ispettiva, con una ragazza del quinto anno di liceo alle prese con gli esami di maturità e con una pancia già evidente. «Ricordo ancora nei suoi occhi una miscela indescrivibile di terrore per gli esami e per il domani, ma anche una luce radiosa di felicità pura. La scuola di allora non sapeva come gestirla, non aveva strumenti. Oggi, con questo protocollo, diciamo chiaramente che la scuola ha il dovere di spalancare le braccia a ciascuna di queste ragazze.»

Ribadendo la priorità morale dell’intervento, il Direttore ha concluso affermando che per le istituzioni scolastiche la dignità della persona non è una questione di statistiche: «Che si tratti del 60% degli studenti o di un’unica ragazza in tutta la Regione, la risposta della scuola pubblica deve essere esattamente la stessa: un’accoglienza incondizionata e strutturata.»

La presentazione del protocollo elaborato dagli studenti e validato con Decreto dal Direttore Tagliaferri rappresenta da un lato un grande lavoro di sintesi istituzionale, ma dall’altro segna l’inizio di una nuova fase, quella operativa che vedrà la diffusione nelle scuole e la possibilità, nel rispetto dell’autonomia scolastica di ciascun istituto, la possibilità di adottarlo e adattarlo nel proprio Regolamento assieme al Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Come è stato ricordato da relatori e relatrici, il protocollo CoR costituisce una cornice di indirizzo; adesso la palla passa alla responsabilità dei singoli Istituti scolastici del territorio toscano.

Come redazione di GenerazioneNews, giornale fatto da studenti per gli studenti, guardiamo a questa giornata con un sentimento profondo di orgoglio e consapevolezza.

Questo protocollo dimostra che la rappresentanza studentesca non è un esercizio formale di assemblearismo sterile, né un pretesto per saltare le ore di lezione. Quando viene esercitata con studio, rigore, empatia e visione politica, la voce degli studenti è in grado di smuovere l’apparato burocratico dello Stato e produrre riforme di civiltà.

La Toscana riconferma la sua storica vocazione di terra di diritti e di avanguardia sociale. Ma la lezione più grande ci arriva dai nostri stessi compagni: in un mondo che spesso ci insegna l’individualismo e la competizione spietata, la scuola toscana ha scelto di fermarsi, tendere la mano e ricordarsi che nessuno deve essere lasciato solo. È questa la scuola pubblica in cui crediamo, ed è questa la società che stiamo già costruendo, giorno dopo giorno, nel nostro presente.

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…