Avatar, una storia di colonialismo

Un film sull’orrore del colonialismo, dello sterminio della natura, ma è anche sulla famiglia, su un popolo che vuole salvare la propria patria dai crudeli conquistatori. Un film che rappresenta alla perfezione la storia che si ripete

di Lavinia Andrea Mocanu

Siamo nel 2129, la Terra è inquinata e sovrappopolata. L’RDA, Resources Development Administration, è una società umana che crea una base su Pandora, luna del gigante gassoso Polifemo, per estrarre l’unobtanium, un minerale costosissimo che potrebbe salvare la Terra. C’è solo un ostacolo che impedisce ai “pink-skinned” di procedere con i lavori di colonizzazione completa del satellite: il popolo dei Na’vi. Alti più di due metri, pelle blu, occhi gialli, 4 dita, selvaggi. Attaccano con archi e frecce e lance, sono agili, si muovono veloci, non muoiono facilmente.

Come può un essere umano così fragile combattere contro tali mostri? Come può colonizzare questa luna per salvare la propria casa? Radendo tutto al suolo. Con bombe. Mitra. Esplosivi. Macchinari che i giganti blu non hanno. E lo fanno. Attaccano nella speranza di toglierli di torno perché la Terra va salvata. I soldi vanno guadagnati! Noi che stiamo distruggendo la Terra, in un futuro neanche troppo lontano andiamo su altri pianeti e distruggiamo anche quelli per salvare il nostro. Fortunatamente ciò succede nell’immaginario del grandissimo James Cameron, ma chi lo dice che noi “uomini del cielo” non lo faremmo realmente? Noi che crediamo che “il fine giustifica i mezzi”.

Ma non sono qui per parlare di noi, perché su Pandora noi siamo i cattivi della storia. Sono qui per parlare dei giganti blu, quelli che difendono la propria terra, quelli che sono legati ad essa e che credono nel suo potere, credono in Ewya, Dio. I non credenti qui sono pochi, ma perché attraverso una coda, il kuru, hanno modo di potersi connettere con la divinità e di sentire la sua potenza e quindi di sentire la potenza della natura. Avatar si chiama così perché incentrato sulla figura di Jake Sully, marine americano paralizzato che per poter esplorare Pandora entra in un altro corpo, uguale a quello dei Na’vi, un avatar appunto. Jake però non doveva innamorarsi di Pandora, certamente non doveva innamorarsi di Neytiri, giovane cacciatrice, e sicuramente non doveva costruirci una famiglia e una vita insieme infrangendo le regole imposte dal suo superiore vendicativo Quaritch. Il fine giustifica i mezzi e per questo gli umani entrano negli avatar uguali ai Na’vi, si fingono Na’vi, imparano i loro usi e costumi e poi li uccidono, li sterminano per un minerale che serve a salvare un mondo ormai perduto. Avatar sarebbe stato un ottimo film dell’orrore. Dell’orrore del colonialismo, dell’orrore dello sterminio della natura, dell’orrore dell’ego umano e fino dove può spingersi; ma è un film sulla famiglia, su un popolo che vuole salvare la propria patria dai crudeli conquistatori, un film sul potere della natura e dei valori che una persona ha. Un film che rappresenta alla perfezione la storia, intesa come un ciclo di eventi che si ripetono. Prima le conquiste imperiali, il colonialismo in America e in Sud America, l’orrore dello sterminio degli indigeni, la loro schiavitù nella propria terra. Poi il colonialismo su Pandora, l’orrore dello sterminio degli indigeni. La differenza? Che dopo 3 film fortunatamente ancora non abbiamo visto la schiavitù dei Na’vi e spero di non doverla vedere. Questo perché lo straniero Jake Sully ha empatizzato con il popolo di Pandora, ha capito i loro valori e li ha resi suoi. Conosce le strategie militari, conosce personalmente i suoi nemici, un tempo alleati, conosce le loro armi e sa usarle. A questo punto della storia lui potrebbe quasi sembrare un Na’vi infiltrato nell’esercito nemico, ma non lo è. Avatar è la nostra storia. I Na’vi non sono così distanti da noi, ci sono profondamente vicini. Empatizziamo con loro, ci commuoviamo con loro, sentiamo i loro stessi valori e odiamo gli “uomini del cielo“. Finiamo per odiare noi stessi! Pensate quanto sia forte il potere narrativo e il punto di vista con cui vediamo questa storia per poterci odiare. Alcuni credono che i 3 film siano ripetitivi, ma le guerre non sono così? Ripetitive? La storia stessa non è ripetitiva? Una continua ripetizione, subdola, ma neanche troppo. Un esempio riguarda l’America odierna e la Germania degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Se conoscete la storia, noterete sicuramente delle uguaglianze. Un dittatore che “salva” il popolo, ICE e SS come eserciti personali, odio per gli stranieri. Noi siamo i Na’vi, ma siamo anche gli “uomini del cielo”. La dualità dell’uomo è incredibile. Vittima e carnefice. La storia si ripete, ma i nostri valori e il potere della famiglia e della fede ce la possono far riscrivere e Avatar ne è il perfetto esempio. 

L'autrice / autore

Fiorentina d’adozione, sono appassionata di storia, arte, letteratura e psicologia e adoro i film e le serie tv. Spesso penso troppo e occasionalmente dò consigli di vita. Leggo per imparare, scrivo per informare.