Gli studenti ribaltano la Serbia

In appena 2 anni gli studenti serbi hanno creato un  movimento che è riuscito a far cadere il governo illiberale di Aleksandar Vučić. Come è stato possibile?

di Isaia Pandolfini

Un paese esasperato

Sono le 11:52 del 1° novembre 2024 a Novi Sad, seconda città del paese, quando crolla la pensilina sopra l’ingresso principale della stazione dei treni, causando la morte di 16 persone. 

All’epoca dei fatti, la Serbia, non stava vivendo il suo massimo splendore. A causa delle manovre repressive del governo sulla libertà di stampa (104° nel mondo, indice RSF), delle interferenze nel sistema  giudiziario, della corruzione dilagante (116° nel mondo, indice Transparency International), dell’ambiente sempre più inquinato e dei diritti delle minoranze calpestati, il paese cardine dell’ex-Jugoslavia era il fanalino di coda d’Europa per quanto riguardava i diritti civili (senza considerare la dittatura di Alexander Lukashenko in Bielorussia). Certamente se dobbiamo vedere l’economia del paese, stando ai dati, vi era un’importante crescita del PIL (intorno al 3,5% nel 2024 secondo la Banca Nazionale Serba), superiore alla media europea, grazie però ai numerosi investimenti stranieri nel settore automobilistico e tecnologico, i quali hanno una scarsa rilevanza per quanto riguarda l’occupazione locale qualificata. 

La tragedia di Novi Sad è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’intero paese si è mobilitato contro il governo corrotto e incurante dei veri interessi del popolo, tramite scioperi e mobilitazioni. Ai piani alti hanno iniziato a capire che qualcosa si stava smuovendo.

Gli studenti si organizzano

Il 22 novembre 2024, in risposta a un’aggressione presso l’Università di Belgrado, da parte di un gruppo filogovernativo, lasciata impunita dalle autorità locali, sono iniziate le occupazioni delle facoltà. Prima nella capitale, poi a macchia d’olio in tutto lo Stato. I diversi blocchi occupanti hanno iniziato a coordinarsi tramite il movimento decentralizzato “Studenti u blokadi” (Studenti in blocco). 

Il movimento detenne una certa autonomia dai vari partiti politici dell’opposizione, fino al 5 maggio 2025, quando gli Studenti u blokadi decisero di formare una Lista Studentesca (Studentska lista, SL), un nuovo movimento politico orizzontale, chiedendo le elezioni parlamentari anticipate. Questa proposta piacque all’opposizione, tanto che quest’ultima propose di non presentare liste concorrenti.

Come si è formata la lista

Tramite assemblee universitarie (plenarie) gli studenti hanno discusso e votato i propri candidati. Sono stati eletti artisti, sportivi, medici, professori, tutte persone nuove per il panorama politico serbo. L’obiettivo era quello di non accostare la rivoluzione a un volto noto. A fine agosto di quest’anno Vučić concede le elezioni anticipate. L’ultimo giorno di campagna elettorale 150 mila persone sono scese in piazza, nella capitale, come forma di sostegno verso la lista. Il 25 Ottobre 2026 viene formalizzata la nascita della lista, denominata “Lista studentesca – Gli studenti vinceranno” (Студентска листа – Студенти побеђују, Studentska lista – Studenti pobeđuju).

Alle urne, infatti, gli studenti vincono con il 53,2% delle preferenze, con un’affluenza del 65,3% (+6,5 punti percentuali rispetto al 2023, secondo Sky TG24).

Obiettivi

Il programma riguarda: la libertà di stampa, la trasparenza del governo, l’indipendenza del sistema giudiziario e un’importante riforma del sistema scolastico e universitario. La lista non presenta una determinata idea politica, è considerabile una “pigliatutto”. Quello che è certo è che non si vogliono più tollerare governi corrotti alla guida del paese.

Gli studenti sono riusciti a riprendersi in mano un governo ormai allo sbaraglio. L’unione degli studenti verso un obiettivo comune è risultata vincente. I serbi hanno dato una lezione di stile a tutta l’europa. Ora, però, inizia il lavoro duro. Basterà la democrazia a battere il sistema malato di Vučić? Nel giro di qualche anno avremo la risposta.

L'autrice / autore

Sono all’ultimo anno dell’Agrario, sono appassionato di attualità e di antropologia da diversi anni e sono politicamente attivo. Mi sono avvicinato al mondo del giornalismo perché ritengo che alcuni argomenti non vengono trattati sufficientemente e nel mio piccolo cerco di informare più persone possibili su quelle tematiche che vengono messe da parte del giornalismo mainstream