Un mondo ferito: c’è ancora speranza?

A colloquio conRoberta Pinotti, l’ex ministro della Difesa: la gestione della forza in democrazia, le guerre, i dilemmi etici

di Mattia Lo Coco

Dall’esperienza ministeriale alla presidenza del Polo della dimensione subacquea: una serata di riflessione su guerra, difesa e il ruolo dell’Europa.

Lunedì 2 febbraio, Scandicci ha ospitato l’incontro “Un mondo ferito, una speranza possibile”. Ospite d’eccezione Roberta Pinotti, già Ministra della Difesa e oggi Presidente della Fondazione del Polo nazionale della dimensione subacquea. La serata non è stata solo una lezione tecnica, ma un profondo racconto politico e umano sulla gestione della forza in democrazia.

Cos’è il Polo subacqueo: proteggere ciò che sta sotto

Oggi Pinotti guida una realtà strategica che unisce Marina Militare, università e imprese per monitorare e proteggere i fondali marini. È qui che passa il cuore della nostra civiltà: i cavi per internet e i tubi che trasportano gas ed energia. Difendere questo spazio significa garantire che le comunicazioni non si interrompano e che l’energia arrivi nelle case. La Fondazione coordina la ricerca tecnologica per esplorare e mettere in sicurezza questo ambiente vitale e ancora in gran parte ignoto.

Il dilemma etico e l’incontro che cambia la prospettiva

Pinotti ha condiviso il disagio provato all’inizio della sua carriera nel dover votare programmi di armamento. A cambiare la sua prospettiva fu un confronto con Michelle Bachelet, allora Ministra della Difesa cilena: «Senza la difesa lo Stato non esisterebbe. Anche i progetti sanitari richiedono la sicurezza dello Stato». Da allora, l’ex ministra ha maturato la convinzione che gestire la forza sia un dovere necessario per proteggere la democrazia, perché «difendersi è sempre giusto».

Non chiamiamola guerra

Punto fermo della serata è stato il richiamo all’articolo 11 della Costituzione. L’Italia ripudia la guerra come offesa, ma non rinuncia alla difesa dei propri cittadini. «In Italia abbiamo il Ministero della Difesa, non della Guerra», ha precisato Pinotti. Le forze armate devono essere uno strumento al servizio di scelte democratiche, come avvenuto in Libano nel 2006: una missione di pace necessaria per fermare un conflitto sanguinoso dove non era possibile intervenire disarmati.

L’orrore dell’ISIS e il sorriso ritrovato

Uno dei passaggi più toccanti ha riguardato la lotta all’ISIS. Pinotti ha ricordato la decisione di inviare contingenti per addestrare i curdi e proteggere minoranze perseguitate come gli Yazidi. Ha rievocato l’incontro a Arbil con alcune ragazze liberate dalla schiavitù che, grazie a progetti di cooperazione, stanno imparando a guardare di nuovo il mondo attraverso la fotografia. Un esempio di come la difesa possa servire a restituire dignità e speranza.

Non più guerra convenzionale 

Al giorno d’oggi il campo di guerra è dominato dalla “guerra ibrida”, dove la disinformazione e l’intelligenza artificiale vengono usate per destabilizzare le democrazie. Anche il conflitto in Ucraina ha mostrato come la tecnologia sia cruciale: l’uso di droni a basso costo e la capacità di sfruttare i dati presenti sul web hanno cambiato radicalmente il volto della guerra moderna, spostando lo scontro dai campi di battaglia ai sistemi tecnologici.

L’Europa futura

In conclusione, Pinotti ha guardato al futuro dell’Europa. Di fronte a giganti come Cina e Russia, i singoli stati rischiano l’irrilevanza. Nonostante i fallimenti del passato, la speranza risiede nella costruzione di un’Europa federale, dotata di una politica estera e di difesa comuni. Citando David Sassoli, ha ribadito che l’Europa non è un incidente della storia, ma una scelta coraggiosa da difendere per garantire la pace.

L'autrice / autore

Sono Mattia, quello che viaggia sulle due ruote con il vento fra i capelli, pronto a vivere ogni istante al massimo. Amo spingermi ai limiti delle emozioni e vivere in compagnia delle persone che mi fanno vibrare il cuore. Pronti a partire con me in questa avventura piena di sorprese e divertimento? La vita è troppo breve per non godersela fino in fondo!