Ci sentiamo persi? Ripartiamo da loro

Mai come oggi sono attuali e utili le parole dei classici, dei pensatori che hanno vissuto momenti molto simili ai nostri capendo già allora come siamo fatti. Riprendiamo coraggio da loro

di Matilde Zarro

A chiunque faccia il liceo classico è stato chiesto, almeno una volta, a cosa serva studiare il latino e il greco e, per quanto da studentessa a volte detesti queste materie, mi sono resa conto ancor meglio ora che sono in quinta, l’importanza che effettivamente hanno avuto nella mia formazione. Quindi perché per me è importante studiare i classici?

“È  inutile studiare i classici. Sono lingue morte e autori sepolti! A cosa servono?” Sono la prima a non trovar modo di ribattere a queste affermazioni ma la risposta che trovo più adatta è che, a volte, guardarsi indietro ci mostra molto più chiaro il nostro oggi.

Gli ambienti sono cambiati, le tradizioni, le modalità, le leggi, gli ideali ma una cosa no: siamo tutti esseri umani! Le emozioni erano le stesse, le paure, l’amore, il dolore, anche gli errori. Non siamo i primi a disperarci per un amore finito o a voler conquistare qualcuno; non siamo i primi nemmeno a soffrire per la perdita di qualcuno o a lottare contro la guerra o leggi che riteniamo sbagliate; come noi molti autori hanno vissuto ognuno di questi aspetti  in prima persona o ce lo hanno mostrato attraverso storie avvincenti. 

Catullo, ad esempio, era un inguaribile romantico. Come tutti noi almeno una volta si era perdutamente innamorato di una donna, chiamata da lui Lesbia, che aveva reso tutte le altre, per quanto belle, invisibili al suo sguardo; infatti nel Carme 86 dice: “E’ attraente Lesbia che è splendida dentro e fuori e da sola toglie a tutte le grazie”. Le chiede di dargli cento baci e poi altri cento e ancora e ancora; lodava il tempo insieme a lei e il loro amore. Purtroppo, però, come altrettanto può capitare a noi, Lesbia lo tradì. L’amore in cui lui aveva tanto confidato, che vedeva già come sancito da matrimonio, che lo aveva reso quasi inerme, lo aveva distrutto. Nel Carme 72 infatti parla di questo tradimento e dice che un tradimento, per quanto l’amore sia forte, ti porta a disprezzare la persona e a volerle bene di meno: “Ora ti ho conosciuta: perciò, sebbene io bruci più intensamente, tuttavia sei per me molto più vile e leggera. Com’è possibile? Chiedi. Perché un’ingiuria del genere costringe l’amante ad amare di più ma a voler bene di meno.” Infatti, nella Roma antica il “bene velle” era proprio volere il bene della persona amata e sperare sempre il meglio per lei; ma il povero Catullo, ormai tradito, non prova più bene per lei e, per quanto forte, fugge l’amore per lei, si obbliga a resistere, andare avanti e anche ad odiarla: “odi et amo”.  

Della gelosia nel vedere il proprio amore con un’altra persona ce ne parla Saffo che descrive questa sensazione straziante con parole che potrebbe benissimo aver scritto un poeta contemporaneo: “Appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie, e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutto e sono più verde dell’erba.”

Se si voleva, invece, consigli su come conquistare, anzichè ricercarli in Instagram si poteva far affidamento all’Ars amatoria di Ovidio, che consiglia dove andare a cercare l’amore, come vestirsi, di cosa parlare e, per quanto poi non sia il teatro ad oggi il luogo e nemmeno gli argomenti di cui parlare, ci mostra come alla fine le dinamiche siano le stesse.

Quando si dice che la storia insegna e dovrebbe aiutarci a non commettere gli stessi errori, non c’è niente di più vero! Avvenimenti vicini a noi sono in parte già successi e raccontati: Lisia, autore greco di fine quinto secolo a.C, visse nella crisi di Atene dopo la guerra con Sparta e quindi anche nel regime dei 30 tiranni. Essendo lui un meteco, ovvero non ateniese di sangue, quando salirono i 30, fu perseguitato: non potevano accettare che persone di sangue non “puro” abitassero e, peggio, fossero anche signori ad Atene. Racconta in un’orazione che entrarono in casa sua, cacciarono gli ospiti che aveva a cena, saccheggiarono la sua casa e l’officina di famiglia e provarono a imprigionarlo ma lui riuscì a fuggire. Purtroppo, invece, dopo che entrarono a casa del fratello e strapparono dai lobi delle orecchie di sua moglie gli orecchini d’oro che portava, lo imprigionarono e, senza processo o nemmeno sapendo il motivo, lo uccisero. Anche se in modo diverso, la somiglianza con le persecuzioni nella Seconda Guerra Mondiale – ad esempio – è a dir poco lampante. 

Molti autori sono riusciti a rendere chiari aspetti della realtà, principi, verità che nemmeno ad oggi sono scontati, anzi forse meno che allora. La Prima Guerra mondiale si è basata su soldati che sono stati convinti che combattendo in trincea, morendo in guerra, sacrificandosi per una causa che nemmeno li riguardava, sarebbero stati eroi e avrebbero protetto il paese; ma Archiloco diceva: “C’è un tempo per tutte le cose, anche per fuggire, un eroe non è meno eroe se fugge perché la vita è più preziosa”. In quanti, proprio perché la guerra era considerata più importante delle persone, hanno sprecato la loro vita? In quanti, anche se sopravvissuti, quando sono tornati nei propri paesi non erano eroi ma solo i fantasmi delle persone che erano una volta? La guerra era quasi presa in giro da molti autori, considerata non solo sbagliata ma assurda, come Aristofane che nella sua tragedia “La pace” con tono satirico parla di un ateniese che, stanco della guerra, va nell’Olimpo dove pure gli Dei erano andati via schifati dagli uomini e trova solo Guerra che schiacciava con due pestelli, simbolo degli strateghi ateniesi e spartani, dentro al mortaio, i soldati. Senza differenza, senza pentimento o considerazione. Esiste immagine più accurata di questa?

Ad oggi abbiamo politici che saltano al suono di cori, che offendono pubblicamente, che fanno discorsi che puntano solo a convincere e non ad aiutare. In antica Grecia invece un personaggio come Isocrate, ad esempio, che dedicò tutta la vita alla retorica e all’insegnamento di essa, credeva che il pensiero di una persona si fermasse alla sua capacità di parlare, al proprio dizionario. La prima qualità necessaria di un bravo politico era proprio la retorica, perché al parlare bene dipendeva il pensare bene e quindi comprendere quando agire e come.  Mentre Aristotele classificò tutte le fallace logiche, quindi gli errori che si compiono nei dibattiti,  è assurdo rendersi conto che i nostri politici, oggi, le compiono tutte. 

È incredibile che ci definiamo i più evoluti, figli del progresso, guardiamo all’antichità solo come un nostro antico retaggio quando, invece, soprattutto con le problematiche che ad oggi stiamo affrontando, questi autori, queste opere, queste parole sono decisamente più avanti di noi! Leggere e conoscere queste opere ci potrebbe aiutare a vedere e capire meglio la realtà che ci circonda ora. Le nostre radici si trovano tutte lì: democrazia, legge, cittadinanza; perciò come possiamo pretendere di capire il mondo di oggi senza aver compreso le basi di esso? Sarebbe come risolvere un’equazione impossibile senza saper risolvere una semplice somma. Inoltre opere come l’ Antigone aiutano a mettere in discussione, a farsi domande, a scegliere una strada, qualità che ad oggi va a mancare sempre di più forse per paura, forse per disinteresse.

Guardandosi attorno, almeno personalmente, a volte sembra che tutto stia crollando e sapere di non essere soli, che altri hanno affrontato tutto questo, che ci sono delle verità, dei principi, un filo comune trovo non solo che porti speranza ma che aiuti a segnare una strada per andare avanti.

Socrate andava dagli abitanti di Atene e, una domanda dopo l’altra, decostruiva ogni loro convinzione contaminata dal pensiero altrui, dalle idee del loro tempo, anche dall’ignoranza, in modo che trovassero la verità, una loro verità e, quindi, poter conoscere sé stessi e la propria realtà senza veli di falsità. Anche se ad oggi non abbiamo un Socrate a guidarci abbiamo molti mezzi, tra cui proprio queste opere; dobbiamo solo avere il coraggio di metterci in gioco

L'autrice / autore

Cresciuta nella campagna aretina con sangue fiorentino. Amo esprimere la mia idea con forza e confrontarmi il più possibile con le persone. Ho perennemente la testa tra le nuvole e mi perdo nei miei pensieri, a volte anche facendomi sovrastare. Mi piace osservare in disparte e studiare le situazioni prima di entrarci dentro. La parola è la mia migliore arma che uso sotto forma di ironia con, in alcune situazioni,un pizzico di arroganza. Psicologa del gruppo e chiacchierona nata.