Medicina: ecco chi è il “povero comunista”

Intervista a Leonardo, il ragazzo che aveva interrotto la ministra Bernini ad Atreju per chiedere di rivedere la riforma del semestre filtro

di Gregorio Pinti

“E’ da quando ero piccolo che voglio fare il medico, una passione che coltivo da sempre”. Leonardo Dimola, 19 anni, diplomato al liceo scientifico Cavour di Roma, è lo studente accusato dalla ministra Bernini di essere un “povero comunista” per aver protestato contro il semestre filtro. “Sto ricevendo molto affetto da parte di tutti. Molti ragazzi mi hanno raccontato le loro esperienze, chi veramente ha dovuto smettere il semestre per lo stress psicologico, chi per motivi economici, chi perché era distante dall’università e chi perché era fuori sede e non poteva provare medicina con la paura di essere bloccato a metà dell’anno. Sono molto contento di aver dato voce a chi non l’aveva, ma un po’ più dispiaciuto per la risposta della ministra, poteva essere un’occasione per renderci più chiare delle cose, invece ha preferito altro”. Leonardo ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Come reputi i programmi e la preparazione dei professori?

I programmi erano vastissimi, più grandi di qualunque programma fatto mai al liceo. I professori erano disorientati, guardavano il syllabus e ci dicevano: “noi non sappiamo dirvi cosa ci sarà all’esame”. I sillabi erano molto grandi, io  che vengo dallo scientifico, meccanica classica l’ho studiata in quattro mesi, qua è stata spiegata in quattro ore di lezione; la fluidodinamica mai fatta (al liceo, ndr) è stata spiegata in due ore. 

È chiaro che se i ragazzi partecipano alle lezioni tramite video lezioni con più di 1000 persone in chiamata oppure in aula senza banco, la performance sarà molto bassa e soprattutto se il semestre filtro è il primo passo per i medici del futuro, i medici del futuro impareranno la fisica fondamentale per comprendere il sistema nervoso, il sistema cardiocircolatorio, la pressione, quando si parla del sistema respiratorio, in chiamate online e con un test a crocette? Questa è la fisica che ci vuole dire che è fondamentale per i medici del futuro. 

Nella tua università eravate in presenza o online?

La mia università ci ha garantito le lezioni in presenza per circa un mese, in aule che progressivamente diventavano meno accessibili. Abbiamo iniziato con il banco, poi siamo passati in in aule da 500 persone senza tavoli per poi finire online da ottobre.

Un nome, semestre, che non racconta la verità?

Sì, non sei mesi ma un mese e mezzo di lezioni. 

Le lezioni erano impegnative?

Sì, io facevo sei ore di lezione al giorno. Non sono uscito di casa, ho studiato tutto il tempo, mi sono impegnato molto, ma è stato veramente difficile per me che vengo dallo scientifico, figuriamoci per una persona che viene da un liceo artistico, o da una scuola professionale, che hanno una formazione meno tecnica ma che hanno tutto il diritto costituzionalmente garantito di studiare, ma che se lo vedono privato per affrontare gli esami.

Arrivando ad Atreju, perché avete scelto di manifestare proprio lì?

Semplicemente perché lì c’era la ministra Bernini, non c’era assolutamente un tema di partito. Io sono uno studente come tutti, e come tutti gli altri studenti, per avere informazioni su questa riforma dovevo guardare i reel o i tiktok della ministra Bernini, perché noi informazioni chiare non ne abbiamo. Dovevamo rincorrerla sulle interviste. 

Sapevamo che era ad Atreiu perché era uscito pubblicamente un post con scritto che c’era la ministra e volevamo confrontarci. Anzi, noi le abbiamo anche detto “ministra c’è una manifestazione con degli studenti qua a fianco, perché non vuole venire un attimo a parlare con loro?” La risposta è stata ovviamente di no, perché era più comodo forse un pubblico che in parte, magari, era più vicino a lei. 

Quindi semplicemente perché la ministra era lì in quel momento. Non c’erano altre motivazioni. Poi siamo andati via, non c’era motivo di restare.

Siete andati via da soli o vi hanno allontanato?

Nessun dirigente politico ci ha detto nulla, la polizia ci ha semplicemente detto: “meglio che adesso siate scortati fuori”. Però non abbiamo avuto interazioni politiche se non con la ministra in quel momento. 

Manifestare in strada e manifestare in un luogo come Atreju è diverso, no? 

Mi aspettavo che il pubblico non fosse direttamente dalla nostra parte. È chiaro che nel momento di una contestazione si ha la tendenza a favorire il contestato e non il contestatore, quindi ce lo aspettavamo. Onestamente non mi aspettavo niente di diverso.

Il mio obiettivo non era fare una contestazione tutta politica, ma piuttosto segnalare dei problemi di questa riforma al ministro dell’università, che sono evidenti a tutti, persino alle persone che erano presenti in quel momento ad Atreju, perché gli interventi che hanno preceduto la ministra , hanno parlato di una riforma che deve ancora essere messa a terra, che è la prima stesura. 

Secondo te, il vostro gesto è stato più visto come politico o come studentesco? 

Il mio era un gesto di uno studente. A fianco a me c’era però una ragazza, Ilaria, che fa parte dell’UDU, che è un sindacato studentesco, e quindi c’erano entrambe le anime di questa cosa. Io personalmente mi ritengo uno studente che ha fatto una contestazione tutta personale che rappresenta però tutti quanti gli studenti. 

Io onestamente sono intervenuto come studente in quel momento, perché ho detto: “non ce la facciamo più”, “rischio di perdere un anno” e sono affermazioni tutte nostre. Ilaria, invece, parlava di investimenti strutturali, parlava di cose più politiche, ma che sono penso universalmente condivise, no? 

E’ triste strumentalizzare gli studenti, dare del comunista perché mostri un dissenso. 

Come ti sei sentito?

Triste e ovviamente non capito. Più che altro io mi domando: un ministro della Repubblica, dell’università, che è letteralmente la figura più autorevole in ambito universitario, avrà un’argomentazione migliore del darmi del povero comunista per rispondere a una riforma che cambia l’accesso a medicina? È questo che mi domando. Veramente nel 2025 dobbiamo parlare di comunismo e di poveri? E’ assurdo e triste. Ripeto, un ministro della Repubblica dovrebbe avere delle argomentazioni migliori. 

Pensi che questo intervento abbia acceso una luce sul tema o, al contrario, distaccato ancora di più? 

Io sto ricevendo molto affetto da parte di tutti. Tanti ragazzi mi hanno scritto “mi hai dato voce”, ragazzi che mi hanno raccontato le loro esperienze: chi veramente ha dovuto smettere il semestre per lo stress psicologico, chi per motivi economici, chi perché era distante dall’università ed era fuori sede e non poteva provare medicina con la paura di essere bloccato a metà dell’anno. 

Quindi sono molto contento di aver dato voce a chi non riusciva a far sentire la propria. 

Senza dubbio, però, sono un po’ dispiaciuto per la risposta della ministra che magari aveva un’occasione per renderci più chiare delle cose, invece ha preferito altro. 

Cosa è venuto fuori dai gruppi whatsapp?

I gruppi Whatsapp sono stati importanti in questo semestre filtro  perchè è stato molto online based.  Personalmente, io sui gruppi leggevo di tutto: “ho perso 5 kg”, “sto perdendo i capelli”, “sono ingrassato di 5 kg per lo stress”, “non vado più a correre”, “ho smesso di fare sport”, “non sono andato in vacanza con i miei genitori”, “non ho festeggiato il compleanno di mia madre”, “non ce la faccio più, sono inutile” e ho anche ricevuto anche pensieri più forti. Tanti ragazzi hanno visto la loro salute mentale peggiorare moltissimo, sui gruppi Whatsapp questi messaggi erano la quotidianità di questo semestre.

Ti piacerebbe far parte dell’UDU (unione degli universitari)?

Aneddoto divertente:  simpatizzo con loro, ma non sono tesserato, perché, anche se volessi, non sono ancora ufficialmente iscritto all’università. Il semestre filtro non garantisce l’iscrizione all’università, io sono solo pre-immatricolato.

Sposo le loro cause perché sono cause di buon senso: parlare di riforma, di salute mentale, di accessibilità dell’università e del diritto allo studio per me sono elementi fondamentali. 

Cosa sta facendo l’UDU?

L’UDU, insieme all’Avvocato Michele Bonetti, sta valutando due strumenti importantissimi. Il primo è un reclamo al CED, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, per chiedere se il semestre filtro viola la Carta dei Diritti Sociali europei.

Il secondo è il ricorso al TAR, che invece si farà dal 12 gennaio, per provare a fare entrare tutti quei ragazzi che sono stati esclusi dalle graduatorie, anche per magari un 17 a Fisica, quando hanno preso 30 a Biologia e Chimica. .

È chiaro, però, come l’UDU sia d’accordo a fare ricorso, ma piuttosto che ogni volta far fare ai tribunali il lavoro che dovrebbe fare l’esecutivo, sarebbe meglio iniziare a pensare seriamente agli investimenti strutturali.

Cosa intendi per investimenti strutturali? 

Non possiamo dire, ad oggi, che il sistema sanitario e il sistema universitario reggerebbero 54 mila persone iscritte a Medicina. Dobbiamo, progressivamente, con investimenti strutturali e con il numero di iscritti controllato e programmato, assicurare che non lasci fuori nessuno, ovvero garantire il diritto allo studio a tutti.

Questo lo dice la Costituzione: ogni cittadino ha il diritto di studiare, di formarsi e di raggiungere il più alto grado dell’istruzione. E quindi perché privarlo di un diritto in base a delle crocette? 

Quali sarebbero le prime cose che chiederesti alla Ministra? 

Innanzitutto le chiederei che cosa ne pensa del darmi del povero comunista.

Poi, da studente, le chiederei quali sono i prossimi passi. Dobbiamo sapere cosa vuole fare con questa graduatoria. Vuole fare una sanatoria? Cosa vuole fare con i ragazzi che perderanno l’anno di università, che non raggiungono il 18? Cosa vuole fare con i corsi affini, li vuole aprire? Ma soprattutto, questi esami, come saranno contati veramente all’università? Vorrei dei chiarimenti tecnici, perché purtroppo l’università, e anche noi, ad oggi,  non abbiamo nulla, perché questa riforma la stanno facendo in itinere, ma sulle nostre vite. Quindi io vorrei dire questo alla Ministra, se potessi vederla da vicino in un incontro più pacifico.

Quale sarà il tuo prossimo passo?

Vediamo come sono andati gli esami per capire se sono dentro Medicina, eventualmente andrò ad un corso affine, mi immatricolerò a Biologia.

Con l’UDU sicuramente valutiamo il ricorso collettivo, quindi una class action. 

Per le manifestazioni aspettiamo di capire di che morte dovremo morire, nel senso che non siamo quel tipo di persone che fanno politica tanto per farla ma per rispondere ai risultati. Quindi vediamo che cosa riceveremo di informazioni e poi capiremo come muoverci e come si muoverà l’UDU anche.

Cosa ti appassiona di più della medicina, che medico vorresti diventare?

Mi piace tantissimo il fegato e sistema endocrino, ma anche tutte le malattie che riguardano le questioni ormonali e allo stesso tempo anche il sistema nervoso. Insomma, per me è tutto veramente molto affascinante. Prima pensiamo ad entrare in medicina e poi vedremo.

L'autrice / autore

Ho una grande passione per la comunicazione e da sempre sono affascinato dal mondo del giornalismo e dei media, dovuto dalla mia insaziabile curiosità. Amo viaggiare e conoscere nuove culture e tutto ciò che mi permette di incontrare persone e scoprire di più sulle loro storie. Il mio sogno? Entrare nel mondo della televisione e della radio, diventando un conduttore capace di informare, coinvolgere e ispirare