Il docufilm sul Re dei complottisti

di Edoardo Vianello

Alex Jones è un conduttore radiofonico americano, esponente dell’ultradestra americana e famoso per essere un sostenitore di svariate teorie del complotto, tra cui il complotto lunare, l’inside job dell’11 settembre e il New World Order. 

In questo docufilm, “The Truth vs Alex Jones”, viene però raccontata la sua teoria più diffamante e raccapricciante: quella riguardo al massacro alla Sandy Hook Elementary School del 2012, dove persero la vita 27 persone di cui 20 bambini di età compresa tra i 6 e i 7 anni. 

Secondo questa teoria, non ci sarebbe stata nessuna sparatoria, quindi nessun morto, e che fosse tutta una messa in scena per promuovere l’introduzione di leggi più severe sul possesso di armi da fuoco. Più precisamente, il massacro avrebbe coinvolto, sempre secondo i complottisti, membri della polizia federale e locale, i mass media e diversi attori (che interpretavano il ruolo dei genitori). 

Il documentario firmato HBO ci presenta un racconto piuttosto lineare e classico, con varie interviste delle vittime e alcuni complottisti, ma la parte migliore e più interessante è chiaramente quella dei processi. Le riprese all’interno delle aule di tribunale sono a dir poco fantastiche: i volti sconvolti dei parenti, la sfrontataggine di Jones, le deposizioni, le domande pungenti degli avvocati, la placidità dei giudici, le espressioni attente e scrutanti della giuria. Questi elementi messi insieme sono la ricetta perfetta per rendere lo spettatore partecipe del cammino legale di queste persone ormai svuotate completamente, accomunate dal solo desiderio di porre fine a quella manfrina portata avanti da più di 10 anni. 

Le sentenze non fermeranno chi ha ferito così profondamente questi genitori, e non eliminerà la valanga di disinformazione, bugie, follie, diffamazioni e minacce che hanno subito in questi anni, e ancora non ripulirà tutto il fango che è stato lanciato sulle memorie di quei bambini, ma quantomeno ha posto una pietra sopra questo caso così assurdo che le stesse vittime si sono chieste il perché di tutto ciò. Del perché un genitore, che ha perso un figlio tragicamente, dovesse giustificarsi della propria denuncia e testimoniare sotto giuramento per dimostrare che un uomo avesse mentito e speculato su questo orrore, che reputasse le famiglie dei bambini degli attori e che non fosse stato ucciso in realtà nessuno in quel terribile giorno.

Il seguito che hanno avuto le idee di Alex Jones è tanto impressionante quanto inquietante: negli Stati Uniti, il 24% delle persone crede che il massacro della Sandy Hook sia possibilmente inscenato o del tutto finto.

Il monito è quello di stare sempre molto attenti quando si parla di trasmissione d’informazione e soprattutto quando la si divulga, ricordandoci quanto una persona con il potere mediatico nelle mani possa manipolare a suo piacimento la realtà e convincere le persone di qualunque cosa, se queste sono abbastanza inconsapevoli e ignoranti.
La giustizia in questo caso è risultata funzionale non tanto per aver stabilito i risarcimenti milionari dovuti alle famiglie (non ancora versati, chiaramente), ma per un ruolo che è spesso trascurato quando si parla di tribunali: sapere di essere finalmente compreso e di avere qualcuno dalla tua parte che ti sostiene, che crede che tu sia nella ragione e che tu abbia subito delle gravi ingiustizie. Questo è il sollievo che hanno avuto questi genitori, ed era forse l’unico mezzo per ripristinare la loro dignità e quella dei loro figli.

L'autrice / autore

Vivo intrappolato in un circolo vizioso fatto di libri, fumetti e cinema. Cerco ispirazioni nella storia della politica e nella politica dentro la Storia. Per i problemi più grandi di me, mi affido alla Filosofia.

Livorno