Esami per entrare a medicina: una beffa dopo l’altra

Dopo lo scandalo delle foto dei test scattate in aula e inviate in Rete, abbiamo intervistato un gruppo di studenti che hanno partecipato agli esami. Controlli insufficienti, poca preparazione, ingiustizie: i punti critici del “semestre filtro”

di Gregorio Pinti

“Qualcuno ha usato i Ray Ban Meta, quelli con la telecamera integrata”. Ebbene sì, sembra essere questa l’ultima frontiera della tecnologia in aula. E chi indossava quegli occhiali non stava fotografando un bel paesaggio, ma li usava durante gli esami finali del semestre filtro. 

E’ una delle rivelazioni fatte dagli studenti che abbiamo intervistato dopo le notizie sulle irregolarità riscontrate durante il primo appello del semestre aperto, che deciderà chi potrà continuare gli studi ai corsi di medicina, odontoiatria e veterinaria. Anche se era vietato portare dentro l’aula d’esame dispositivi elettronici, infatti, sono state condivise e rese pubbliche sui social le foto delle schede degli esami.

E’ successo il 20 novembre scorso, quando oltre 50 mila aspiranti medici e mediche hanno sostenuto gli esami finali del semestre filtro . Nei tre mesi precedenti gli studenti iscritti a medicina, odontoiatria e veterinaria avevano seguito le lezioni di biologia, chimica e fisica, tre materie in comune per tutti e tre gli indirizzi. 

Da quest’anno c’è, però, una novità: il semestre filtro. È una nuova modalità di selezione che manda in “pensione” il vecchio test di ingresso

Infatti, se fino all’anno scorso solo chi aveva superato il TOLC poteva seguire le lezioni e diventare a tutti gli effetti uno studente di quei corsi, da quest’anno tutti gli iscritti hanno avuto la possibilità di entrare in aula sostenendo un esame per ciascuna materia. Potranno continuare solo coloro che avranno superato gli esami e rientreranno nella graduatoria che verrà pubblicata il 3 dicembre .

Un nuovo modo, che però lascia malcontento. Vediamo perchè.

In molti fanno notare, intanto, che non si tratta di sei mesi come farebbe intendere il nome, semestre per l’appunto, ma solo di tre, “due in verità ”, come ci racconta uno studente, Andrea, nome di fantasia, “perché a novembre le lezioni si sono interrotte”. Pochi mesi per prepararsi su tre materie, i cui esami erano tutti nello stesso giorno a distanza di 15 minuti l’uno dall’altro. “Ho incontrato molte difficoltà perché la mole di studio era sicuramente troppa per una preparazione efficace”. Giulia, un’altra studentessa, ritiene “che questa modalità è stata psicologicamente devastante per la maggior parte di noi studenti: abbiamo vissuto 3 mesi in un ambiente competitivo, con la paura costante di fallire, con un carico di studio sproporzionato rispetto al tempo che avevamo a disposizione”

Nonostante le difficoltà, “durante l’esame non ho visto tante persone tese, perché comunque la maggior parte erano apparentemente preparate. Però, se si parla di livello di controllo, dico malissimo”, ci racconta Andrea. Agli studenti era richiesto di “consegnare tutto” fuori dell’aula, ma “chi ritirava gli effetti personali non poteva guardare dentro alla borsa, dentro al giubbotto, dentro allo zaino, per vedere se avevi davvero dato ogni cosa. Diciamo che andava anche molto sulla fiducia. Lo so che sarebbe stato strano, ma un metal detector poteva essere sicuramente più efficace”. Una ragazza ci racconta: “Della amiche mi hanno detto che a Siena c’era”.  

Ma il metal detector può davvero intercettare qualunque cosa? Forse gli oggetti nascosti in tasca, ma non gli occhiali con magari una telecamera integrata. Dice Andrea: “Ho ricevuto messaggi di gente, mandati anche nei gruppi, che ammettono senza problemi di aver copiato con i Ray Ban Meta, gli occhiali con l’intelligenza artificiale che possono fare foto e video”.

Il caso più eclatante è forse la presenza palese di un telefono. Sempre Andrea ci racconta che “addirittura nella mia aula un ragazzo è stato scoperto prima dell’inizio della prova con un telefono. Gli è stato fatto consegnare, ma ha svolto regolarmente l’esame. Secondo me non è giusto, era da punire, non dovevano permettergli di sostenere l’esame”. 

Diversa la situazione nel padiglione di Giulia, dove “i sorveglianti giravano tra i banchi per controllare che nessuno violasse il regolamento – racconta – Ho trovato gli addetti ai controlli particolarmente cortesi e disponibili, senza permettere tuttavia di infrangere in qualche modo il regolamento. Ci hanno spiegato chiaramente cosa dovevamo fare e si sono assicurati che nessuno avesse con sé dispositivi o altri strumenti non consentiti”.

“L’ unico aspetto che ho trovato particolarmente estenuante”, continua Giulia, “è stato il tempo di attesa prima dell’inizio della prima prova. Appena siamo arrivati alle 8.30 ci hanno tolto i telefoni e, dopo l’identificazione, ci hanno fatto sedere al nostro posto, senza darci alcun tipo di informazione fino a pochi minuti prima della prova. Sono state due ore passate a non fare assolutamente niente, senza sapere che ore erano e senza aver avuto indicazioni chiare.” Conclude: “A mio avviso mi hanno impedito di fare una prova in modo totalmente lucido”.

Un’altra criticità, racconta Andrea, riguarda la poca preparazione: “Non sono state dichiarate correttamente delle linee guida utili ad una preparazione mirata. Perché il syllabus è lunghissimo, è pieno di cose, e i professori ci hanno detto che loro, non preparando l’esame, ma essendo fatto dal Ministero, non sapevano su cosa indirizzarci. Anche questa è stata una difficoltà”.

Insomma, questa nuova modalità doveva essere una rivoluzione – e di fatto lo è stata – ma a che costo? Molti studenti lamentano un sistema “estremamente stressante” e sono convinti “che i risultati di questi esami non rifletteranno l’effettiva preparazione”. E si augurano che “questa modalità venga completamente cambiata, se non tolta. Perchè anche se si dovesse ripristinare il test d’ingresso, sarebbe una soluzione comunque migliore, poiché permette agli studenti di mettersi in gioco senza perdere un intero anno e senza vivere in un oblio di incertezze senza conoscere la propria sorte”.

“Se potessi modificare cosa farei?”, conclude Andrea, “prima di tutto cambierei la durata, quindi lo renderei veramente un semestre. Poi fornirei delle linee guida più adeguate, per una preparazione corretta all’esame. Dopodiché darei una mano ai professori perché sono stati molto in difficoltà per quanto riguarda l’accompagnare gli studenti ad un percorso che nemmeno loro conoscevano. C’erano troppi dubbi, darei molte più risposte a questi tanti interrogativi che ci hanno lasciato.” 

L'autrice / autore

Ho una grande passione per la comunicazione e da sempre sono affascinato dal mondo del giornalismo e dei media, dovuto dalla mia insaziabile curiosità. Amo viaggiare e conoscere nuove culture e tutto ciò che mi permette di incontrare persone e scoprire di più sulle loro storie. Il mio sogno? Entrare nel mondo della televisione e della radio, diventando un conduttore capace di informare, coinvolgere e ispirare