“La cattiva coscienza dei fisici”

Cosa succede quando una delle più grandi conquiste dell’intelletto umano diventa la sua potenziale distruzione?

di Anastasia Ghezzi

“La conoscenza è un’amica mortale se nessuno pone le regole” cantava Greg Lake.

In un mondo in cui ci sono così tante armi nucleari sufficienti a bruciar viva l’umanità, noi stiamo litigando.

Non è una novità per la storia dell’uomo. Le guerre si sono susseguite durante le varie epoche, ma un importante cambiamento è avvenuto certamente con la scoperta della fissione nucleare e della successiva progettazione della bomba atomica. 

Tutto inizia nel 1934 in un laboratorio di via Panisperna, a Roma. Carlo Rovelli, uno dei fisici teorici più attenti alle implicazioni filosofiche della scienza al giorno d’oggi, prende proprio quel momento per fare un excursus storico sulla nascita della bomba atomica nel suo nuovo libro “La cattiva coscienza dei fisici”. 

A 80 anni dai bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, Rovelli racconta la curiosità scientifica, la paura, l’ambizione e la responsabilità, in un mondo in cui, con la nuova corsa al riarmo, si riaffaccia in modo drammatico il rischio della catastrofe nucleare. Rovelli attraversa quasi cento anni tra episodi cruciali e momenti poco noti: dal Progetto ai dimenticati tentativi italiani di dotarsi di una bomba atomica propria, fino alla situazione attuale, in cui in Italia, senza che ci sia stata una discussione pubblica su questa scelta, vengono ospitate bombe atomiche altrui.

Quanto è diventato instabile oggi, con la crescita del numero delle grandi potenze nucleari, il fragile equilibrio del terrore? Rovelli ci mette di fronte a questioni concrete. Ci ricorda gli innumerevoli malintesi e gli errori di giudizio da parte della politica, che nel passato hanno portato a massacri insensati, e ci invita a chiederci se non ne stiamo facendo di simili. Ci spinge a interrogarci sul rapporto tra conoscenza e responsabilità individuale e collettiva. “La cattiva coscienza dei fisici” diventa così la cronaca di una questione oggi ignorata ma drammaticamente urgente. 

Il rischio di un conflitto nucleare è ai massimi storici, l’equilibrio globale si sta perdendo pericolosamente. Ci armiamo gli uni contro gli altri, ci alleiamo, si invadono Paesi, si bombardano e si cerca di costruire le armi atomiche prima degli altri. 

Tutto questo per cosa? 

Per la paura esagerata e infondata degli altri. Ogni stato si arma per paura di essere attaccato, portando così il mondo in un circolo vizioso in cui tutti pensano a come vincere la guerra, ma nessuno pensa a come evitarla. Homo homini lupus.

Ci spaventiamo a vicenda e inneschiamo le guerre. Non sarebbe meglio smettere?

L'autrice / autore

Non ho talenti speciali, sono solo “appassionatamente curiosa”, direbbe Einstein se fosse al mio posto.
Tra le colline della maremma grossetana, ho sempre trovato un rifugio nei libri. Le emozioni degli autori attraversano le loro penne, mi sento più vicina a loro ed è così che ho imparato a conoscere veramente il mondo.