La scienza è donna (finalmente)

In Italia (e in Europa) 1 laureato su 3 in materie scientifiche (Stem) è donna. E questo anche grazie a studentesse come Ilaria Sanna, che a 22 anni è diventata ambasciatrice di Generazione Stem . Seguitissimi i suoi video motivazionali

Intervista di Anastasia Ghezzi

L’11 febbraio di circa dieci anni fa, l’ONU ha istituito la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza per promuovere l’accesso paritario alle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e mirare a superare stereotipi e incoraggiare le donne nelle carriere scientifiche. 

In Europa un laureato in materie STEM su tre è donna. L’Italia si colloca in linea con la media europea. Ad oggi tra i laureati in queste discipline, il 41,4% sono donne, mentre gli uomini risultano il 58,6%. In ambiti come informatica, ingegneria e ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) la presenza maschile supera i due terzi. 

MA IL DIVARIO RESTA

Passando invece al campo della ricerca, è interessante notare come alla percentuale femminile di ricercatori, stimata intorno al 33,3%, siano garantite di solito borse significativamente inferiori a quelle dei colleghi maschi, tendendo ad avere una vita lavorativa più corta e peggio pagata.

Secondo alcuni dati di Generazione STEM, community che combina in sé divulgazione scientifica ed emancipazione femminile, il tasso di occupazione è aumentato negli ultimi dieci anni: nel 2016 solo il 60% delle laureate STEM trovava lavoro, mentre oggi si tratta del 90%. Nonostante ciò, le retribuzioni presentano ancora un divario: 1.798€ al mese per le donne, 2.025€ per gli uomini

Il divario resta, soprattutto nei ruoli apicali.

Grazie ad iniziative come le settimane STEM, l’orientamento a scuola e progetti più mirati nei confronti delle ragazze, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza sull’importanza di incoraggiare le donne ad intraprendere percorsi di questo genere. Malgrado il recente miglioramento, esistono ancora degli stereotipi di genere radicati e gli stessi squilibri in settori dove la presenza maschile è predominante.

Una nota di merito la dobbiamo assegnare alle cosiddette role model femminili, ovvero donne che parlano del proprio percorso e delle proprie esperienze, aiutando così altre ragazze ad orientarsi nel mondo scientifico e ad avere consapevolezza delle loro capacità.

CHI E’ ILARIA SANNA, LA ROLE MODEL

Tra queste role model c’è Ilaria Sanna: classe 2004, laureata in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano e attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Ingegneria Aeronautica. Prima di iscriversi a ingegneria, ha frequentato un Liceo Linguistico Quadriennale a Bologna. Durante il terzo anno di liceo inizia a nutrire una profonda curiosità per le materie scientifiche, così grazie all’incoraggiamento da parte della famiglia e dei professori, ma soprattutto a figure femminili come Amalia Ercoli-Finzi e Samantha Cristoforetti, si iscrive ad ingegneria. Iniziano le sfide, i dubbi e i cambiamenti, ma è qui che inizia a condividere la sua esperienza sui social. Da poco tempo Ilaria Sanna è Ambassador della community di Generazione STEM. 

“Ho iniziato questo percorso su YouTube – ci racconta – perché prima di iscrivermi all’università ho visto anche io video di ragazze e ragazzi che erano già al politecnico. Successivamente ho iniziato a fare contenuti su Instagram, una piattaforma adatta per affrontare questi temi anche in modo più dinamico. All’inizio pubblicavo video motivazionali o di spiegazione sull’università, poi quando ho conosciuto Generazione STEM ho iniziato a creare anche video divulgativi.” 

Negli ultimi anni inoltre sembra che si stia raggiungendo una parità nell’ambito scientifico, ma non è così. 

“Da molti commenti sotto i miei video vedo che molte persone non credono nel divario, ma in realtà ci sono pregiudizi ancora molto radicati, anche se più sottili. Parlare di questi argomenti è fondamentale per abbattere l’idea di donna ingegnere o scienziata come un’eccezione o una supereroina che sta lottando per i suoi diritti. Dobbiamo parlarne affinché questa cosa venga normalizzata. Dobbiamo arrivare al punto in cui non fa più notizia il nostro genere. Se una donna fa una scoperta o un’invenzione, non deve fare notizia il fatto di appartenere al genere femminile, ma lo devono essere la sua capacità e la sua competenza. Secondo me è questo, soprattutto, l’obiettivo da raggiungere (nonostante ci sia un miglioramento riguardo la situazione di 10 o 20 anni fa).” 

E ANCHE QUALCHE PREGIUDIZIO RESTA

Tutt’oggi, continua a spiegarci Ilaria Sanna, ci sono associazioni e università dove la presenza maschile prevale e ciò porta alcune donne a sentirsi inadeguate. Vengono dati loro compiti “più semplici”, a volte più gestionali venendo così escluse. Ci sono stati professori che a lezione o agli esami prendevano quasi di mira le ragazze, a volte credendo che queste non fossero in grado di sostenere la difficoltà degli argomenti, altre volte riguardavano le conoscenze. Tutto ciò solo perché donne. Sono pregiudizi inconsci a volte.

“Spesso pensiamo che si sia raggiunta la parità, ma in realtà i pregiudizi sono ancora radicati, anche se in modo sottile. Non si tratta di veri e propri stereotipi, ma sono pregiudizi inconsci.” 

MA IL VITTIMISMO NON SERVE

Se esiste un modo sbagliato di affrontare questi temi, è farlo in modo vittimistico, cadendo così nel cosiddetto pinkwashing, ovvero quella strategia ingannevole usata da campagne pubblicitarie o persone per aumentare like e vendite utilizzando temi come la parità di genere, senza un impegno reale o coerente. 

Spesso si vuol dare spazio a questo argomento solo per ricevere like. La modalità giusta per affrontare questi argomenti è l’autenticità: è necessario portare esperienze autentiche di ragazze che fanno percorsi di laurea STEM o lavorano già in questo settore.” È fondamentale far vedere un percorso vero senza sottolineare le difficoltà. “Le difficoltà ci sono ad ingegneria e ad altre materie scientifiche perché gli argomenti trattati non sono certo semplici, ma le difficoltà ci sono in tutti gli ambiti della vita e quindi bisogna comunicare correttamente quest’esperienza. Non bisogna dipingere una donna come forte solo perché studia ingegneria.

TUTTO COMINCIA A SCUOLA

Per abbattere questi stereotipi è necessario agire a partire dalle scuole superiori, dove i docenti hanno un ruolo fondamentale nella formazione e nell’orientamento degli studenti. Le studentesse vivono questi pregiudizi in prima persona, precludendosi spesso la possibilità di intraprendere un percorso scientifico perché si sentono inadeguate. È necessario superare questi bias cognitivi.

“Non sono fondamentali solo le scuole superiori ma anche le scuole medie, perché è qui che avviene lo sviluppo della personalità e del cervello di una persona. Ci sono bambine che sono vittime di questi pregiudizi sin dall’infanzia. Pensiamo ai giochi: alle bambine si regalano le cucine e magari l’aspirapolvere, mentre ai bambini le costruzioni. Il problema non sta nel gioco in sé, ma cosa essi comportano. Si è visto che i bambini sviluppano delle competenze diverse rispetto alle loro compagne femmine, per esempio il problem solving o la visione spaziale. Anche le bambine sviluppano competenze utili, come l’accudimento, ma ciò non deve escludere la possibilità di poter avere un equilibrio tra queste due situazioni.

Anche i metodi di valutazione sono fondamentali: è necessario che gli studenti vengano valutati senza distinzioni di genere, dando priorità alla competenza. Competenza non solo tecnica, ma anche facendo riferimento all’intero percorso dello studente e guardando i suoi progressi e i suoi interessi, così da spingerlo verso le sue passioni.”

Circa il 30% dei lavori che compariranno fra dieci anni adesso non ci sono, per questo non dobbiamo precluderci nuove strade solo perché abbiamo stabilito delle categorie e dei preconcetti a causa di questi stereotipi.

Da sempre la storia è stata scritta attraverso la mano degli uomini, solo perché noi donne siamo state viste come inappropriate. Ma è davvero così? Ci sono state donne che hanno fatto la storia della scienza, ma non solo, potremmo parlare di arte, letteratura, cinema. Pensiamo a Hedy Lamarr, attrice e scienziata, senza di lei adesso non stareste utilizzando la Wi-fi per leggere questo articolo. Pensiamo a Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Rosalind Franklin, è soltanto grazie a loro che la medicina ha avuto il suo notevole sviluppo. Ma pensiamo a Lise Meitner, Gerty Cori, Nettie Stevens o Chien-Shiung Wu, donne a cui sono state rubate le scoperte da parte di colleghi, mariti o supervisori.

Forse è arrivato il momento di cambiare e lo possiamo fare soltanto invertendo quei preconcetti che vivono ormai nella nostra società da secoli.

Dopotutto la scienza è donna, non è vero?

L'autrice / autore

Non ho talenti speciali, sono solo “appassionatamente curiosa”, direbbe Einstein se fosse al mio posto.
Tra le colline della maremma grossetana, ho sempre trovato un rifugio nei libri. Le emozioni degli autori attraversano le loro penne, mi sento più vicina a loro ed è così che ho imparato a conoscere veramente il mondo.