Il ritorno dei salotti letterari

di Anastasia Ghezzi

Dal circolo di Mecenate ai Silent Book Club della Generazione Z.  Cellulari spenti, silenzio e libri. 

La generazione Z era alla ricerca di uno spazio dove poter socializzare e relazionarsi con persone nuove. Un luogo senza tecnologia, con musica soft e candele accese per rilassarsi e leggere un buon libro. 

Un vero e proprio salotto letterario che torna in voga grazie a dei ragazzi newyorkesi. I “Reading Rhythms”, le feste letterarie, sono nati circa un anno fa grazie a quattro ventenni che, guardando la pila di libri ancora da leggere dimenticati tra gli scaffali di casa, hanno deciso di invitare una decina di amici e organizzare una serata di lettura sul tetto di casa. La serata ha riscosso un grandissimo successo, si è sparsa la voce e nel giro di qualche mese l’iniziativa è diventata un vero e proprio fenomeno

Si sentiva la necessità di ritrovare tempo per sé stessi, mettere in pausa la frenesia, condividere il piacere lento della lettura con i compagni più intimi. 

Ma come sono nati i salotti letterari?

Il nostro viaggio parte dalla Grecia del V secolo a.C. Qui nasce il Simposio, un luogo dove produrre e diffondere la cultura, scambiandosi idee e opinioni, durante un banchetto. Sono i filosofi i primi a dare vita e forma a questo innovativo modo di fare cultura. Questa idea verrà poi ripresa a Roma, soprattutto con Mecenate, il grande protettore di poeti e artisti dell’età Augustea.

Questi incontri culturali continuarono a svolgersi nel Medioevo e nel Rinascimento, ma fu soltanto nel secolo dei lumi che essi presero la forma del salotto, una grande stanza dove si tenevano periodiche riunioni per conversazioni di carattere culturale.

In questo ambiente culturale un ruolo centrale veniva svolto soprattutto dalle donne, generalmente appartenenti all’alta borghesia, per le quali la conduzione di un salotto letterario rappresentava una specie di emancipazione personale. Ma un salotto di successo doveva avere tra gli ospiti una persona illustre: un filosofo, un letterato o uno scienziato che esponesse le proprie idee e fosse disposto a metterle in discussione. Il salotto diventava dunque un luogo di convivialità. In Francia, soprattutto a Parigi, ci fu un’ampia diffusione di questi salotti letterari. Anche in Italia si svilupparono, uno dei più rinomati fu il salotto di Fanny Targioni Tozzetti a Firenze: donna bellissima e circondata da una vivace cerchia di ammiratori tra cui Giacomo Leopardi, il quale le dedicherà alcune liriche. Successivamente in Inghilterra, nacquero i caffè filosofici e/o caffè letterari, in risposta all’esclusività delle accademie universitarie e dei salotti, e divennero così il simbolo della classe illuminista e garanzia di libertà e uguaglianza. 

I caffè raffiguravano la perfetta intersezione tra il luogo per ristorarsi e rilassarsi gustando una tisana profumata e assaporando un caldo caffè, e il luogo centro di scambio di cultura e di idee, in cui ci si può accomodare per chiacchierare su diverse tematiche. 

Poco a poco sempre più intellettuali e artisti, anche noti, cominciarono ad abbandonare i salotti privati per spostarsi nei caffè, di cui sono state piene le strade nei secoli successivi. I caffè letterari diventano anche i centri in cui nascono e si sviluppano, nei primi del Novecento, le avanguardie: dal dadaismo al futurismo e al surrealismo

Ma riavvolgiamo il filo di Arianna e torniamo a parlare della nostra generazione.

Tutt’oggi vi sono i caffè letterari, ma con un prototipo molto diverso da quello dei secoli passati, basato sulla vincente intersezione tra il mondo della caffetteria e quello della letteratura. Esistono, dunque, dei bar che sembrano delle vere e proprie librerie, e hanno la finalità di concedere al cliente una piccola pausa dalla vita frenetica e permettere di leggere un libro in totale calma sorseggiando un buon caffè. 

L’idea di creare questo tipo di attività è nata a New York negli ultimi anni del ‘900 e si è rapidamente diffusa nel resto del mondo. 

Ad oggi i caffè letterari sono anche sede di club del libro, incontri tra scrittori e lettori e interviste a figure di spicco della società.

Molti ragazzi ad oggi hanno la necessità di dedicare del tempo a sé stessi e questo può avvenire leggendo semplicemente un libro, magari immergendosi in un contesto tranquillo, a casa propria o nella natura, da soli o in compagnia. È anche per questo che il trend è cresciuto rapidamente con l’arrivo della stagione estiva: chiunque, può concedersi un ritiro letterario spinto dal desiderio di rallentare e disattivare le notifiche che troppo spesso ci richiamano alla realtà.

Questi “Silent Reading Party” sono degli eventi ai quali si partecipa in silenzio, portando con sé un libro da leggere in compagnia di altre persone. Un modo per riunire amici e condividere insieme una passione: la lettura di un libro, qualsiasi esso sia, in tranquillità e silenzio, come una vera e propria meditazione. Diventa così una vera e propria biblioterapia: si sviluppa l’empatia e la curiosità, aiuta la riduzione dello stress, la longevità, ed è un modo semplice per conoscere altre persone che hanno la tua stessa passione.

L'autrice / autore

Non ho talenti speciali, sono solo “appassionatamente curiosa”, direbbe Einstein se fosse al mio posto.
Tra le colline della maremma grossetana, ho sempre trovato un rifugio nei libri. Le emozioni degli autori attraversano le loro penne, mi sento più vicina a loro ed è così che ho imparato a conoscere veramente il mondo.