La letteratura russa è così noiosa come si pensa?

di Anastasia Ghezzi

La letteratura russa, da Puškin a Bulgakov vanta un numero incredibile di scrittori straordinari, ma sono pochi i lettori che la apprezzano davvero. Perché?

La percezione di “noia” deriva dal fatto che questi scrittori sono strettamente legati al contesto storico e culturale. Per questo la letteratura russa non è mai statica e scappa dalle definizioni. Rincorre le vicende storiche e la sua attualità è spiazzante. 

Il periodo d’oro per la produzione letteraria russa risale al 1800: il secolo di Gogol, Dostoevskij, Tolstoj. Un secolo decadente che affonda le sue radici nel romanticismo, ed è proprio questo il sapore comune di queste storie. L’amore, la società e le ambientazioni sono decadenti.

I romanzi russi sono come quei disegni che “escono dal bordo”, ma non per questo non sono efficaci nella rappresentazione dei loro racconti.

Per questo oggi vi presento una serie di romanzi e racconti per riscoprire questo mondo così complesso.

La mite di F. Dostoevskij

«Immaginate un uomo la cui moglie, suicidatasi alcune ore prima gettandosi dalla finestra, sia stesa davanti a lui su un tavolo». È così che Dostoevskij presenta ai lettori questo racconto perfetto in cui restituisce il soliloquio delirante e sconnesso di quest’uomo. Esitazioni, ripetizioni, contraddizioni, ripensamenti. 

Dell’uomo possiamo sentire i gemiti e l’eco dei passi che tornano in continuazione al cadavere ancora steso sul tavolo. 

Sragionando ad alta voce, cerca di capire e ricostruire le cause della catastrofe. 

Ha amato la ragazza, buona e mite, come lui stesso la definisce, ma torturandola con le parole e ancor più con il silenzio. E ora continua a chiedersi: “Perché questa donna è morta?”.
Maestro del far saltare i ponti dei legami causali, Dostoevskij nega all’uomo, e ai lettori, il sollievo di una spiegazione univoca e definitiva.

Le notti bianche di F. Dostoevskij

Continuando con Dostoevskij, questo è uno dei romanzi più brevi e struggenti dell’autore. In nemmeno un centinaio di pagine, ci fa toccare la speranza con mano per poi distruggerla senza remore. 

Il protagonista è un giovane, senza nome, che conduce un’esistenza grigia e isolata, fatta di routine e fantasie letterarie.

Una sera d’estate incontra per caso Nasten’ka, una ragazza malinconica che attende il ritorno dell’uomo che ama. Tra i due nasce una confidenza intensa, profonda e fragile come il tempo che li separa dal giorno. Parlano, si raccontano, si illudono. Ma la realtà è destinata a riportarli bruscamente coi piedi per terra. Dostoevskij rappresenta così il tema della distruzione delle illusioni umane in modo vivido, come nessun altro autore aveva mai fatto.

La sonata a Kreutzer L. Tolstoj

Scritto durante una profonda crisi spirituale nel 1889, l’autore mette in scena un racconto che scardina completamente la visione tradizionale dell’amore e del matrimonio.

La trama è semplice, la storia si apre in un vagone di un treno. Un gruppo di persone discute di matrimonio, relazioni e amore. Un uomo prende la parola, Pozdnišev, che racconta la propria tragica vicenda: ha ucciso la moglie per gelosia, convinto che lei lo tradisse con un violinista. Ti stai chiedendo cosa suonasse questo musicista? Proprio La sonata a Kreutzer di Beethoven.

Il racconto è in una lunga confessione, un monologo denso di amarezza e condanna morale. 

Il naso e Il cappotto di N. V. Gogol

San Pietroburgo, 25 marzo di un anno imprecisato. Il barbiere Ivan Jakovlèvic trova un naso umano in una pagnotta. Se ne vuole disfare e lo getta nelle acque del fiume Neva. 

Il maggiore Kovalèv si sveglia e non trova più il suo naso. Esce da casa e lo vede, lo stesso naso del barbiere, ma adesso ha sembianze umano! Si avvicina all’antropomorfo e gli parla. Il naso gli gira le spalle e se ne va. Da qui ha inizio una serie di vicissitudini a cui il proprietario va incontro nel tentativo di riappropriarsi di quanto ha perduto. 

Il cappotto narra la vicenda di un umile impiegato, alienato e deriso dai colleghi, che grazie a un cappotto nuovo conquista il loro rispetto. Una notte viene però derubato proprio di questo prezioso indumento. Incapace di ottenere giustizia, muore di freddo. Da quel giorno il suo spettro reclama vendetta: si aggira per le strade di San Pietroburgo, derubando le persone dei loro cappotti.

Il ballo di Irène Némirovsky
La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che la ragazza consuma nei confronti della madre. 

In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, l’autrice riesce a raccontare un dramma dell’amore, del risentimento e dell’ambizione. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. 

Il coccodrillo di F. Dostoevskij

Pietroburgo, anni Sessanta dell’Ottocento. In un negozio del Passage, l’elegante galleria commerciale, un uomo espone a pagamento un coccodrillo. Il funzionario Ivan Matveich, uomo supponente e ignorante, e la sua bella moglie Elena Ivanovna vanno ad ammirare l’esotica attrazione con un amico di famiglia. Ma quando Ivan Matveich cerca di solleticargli il naso con un guanto, il coccodrillo lo inghiotte in un solo boccone. Sventrare l’animale sembrerebbe l’unica soluzione.

Lo stesso Ivan Matveich, dal ventre della creatura, fa sapere che vuole restarsene lì dentro. Lontano dagli svaghi mondani, sostiene, potrà dedicarsi a migliorare le sorti del genere umano. Mentre al Passage la gente si accalca per vedere il “mostro”, Ivan Matveich continua a fantasticare sulle nuove magnifiche sorti e progressive della patria russa. Strizzando l’occhio al Naso di Gogol’, anticipando altre e più tremende metamorfosi novecentesche, divertendosi e divertendo, Dostoevskij presagisce il trionfo della borghesia, il culto del benessere e del profitto, fino alla passione per gli shopping center.

Illustrazione dal sito di Alalibri

L'autrice / autore

Non ho talenti speciali, sono solo “appassionatamente curiosa”, direbbe Einstein se fosse al mio posto.
Tra le colline della maremma grossetana, ho sempre trovato un rifugio nei libri. Le emozioni degli autori attraversano le loro penne, mi sento più vicina a loro ed è così che ho imparato a conoscere veramente il mondo.