Sposarsi fa bene: lo dicono i dati

Calano i matrimoni (-42,7% di matrimoni in 25 anni) ma le ultime ricerche dimostrano che le coppie sposate durano più a lungo

di Isaia Pandolfini

Nel 2000, in Italia, sono stati registrati 284.410 matrimoni, nel 2024 173.272 celebrazioni, un calo del –39,1% rispetto al 2000. L’ultimo report Istat, del settembre 2025, indica un calo del -5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Proiettando questo trend sull’intero anno, stimiamo circa 163.049 matrimoni, arrivando così a un –42,7% rispetto a inizio millennio. Eppure c’è chi dice che sposarsi aiuti addirittura la coppia a migliorare la propria relazione. Cosa è successo a questo importante rito di unione? Per gli italiani non ha più senso? Può avere ancora dei vantaggi? Abbiamo intervistato un Dottore dell’Università di Bristol che ritiene il matrimonio come benefico per la salute della coppia.

Il matrimonio fa bene alla coppia

Nel Luglio 2026, alla Bristol University, nel Regno Unito, è stato consegnato un PhD, un dottorato di ricerca, un po’ particolare. L’autore è il Dr. Harry Benson, direttore della ricerca della Marriage Foundation, associazione di beneficenza registrata in Inghilterra e nel Galles. La tesi dietro questa ricerca è la seguente: se vuoi una relazione stabile e affidabile, sposati. O come direbbe il Dr. Benson “If you want reliable love, get married”. Cosa significa tutto ciò? 

Dopo aver seguito 3.000 coppie per 14 anni del Regno Unito, è stato possibile evidenziare alcuni aspetti di tale pratica che possono portare le coppie ad avere una relazione più duratura. Sono stati presi in considerazione aspetti psicologici, sociali ed economici. Il matrimonio, essendo una scelta (considerando matrimoni occidentali classici, senza contare le migliaia di sfumatura che ci sono nel mondo), mette in chiaro il fatto di aver scelto una singola persona a discapito di tutte le altre opzioni. Inoltre, rendendo nota la cosa ad amici e parenti, siamo maggiormente vincolati a rimanere fedeli al nostro matrimonio. In questo modo, secondo il Dr. Benson, la coppia è più portata a voler essere stabile. 

“All successful businesses start with a clear plan. Why should relationships be any different?” (Tutte le imprese di successo partono con un piano ben definito. Perché le relazioni dovrebbero essere da meno?)

I genitori single, secondo la ricerca, sono un fenomeno grave per la salute mentale dei figli, i quali presentano scarsi risultati scolastici e problemi di autostima (Benson & James, 2016; Benson & McKay, 2013). Altri studi indicano collegamenti con la probabilità di cadere in povertà (Maplethorpe et al., 2010).

Per avere un quadro più chiaro di questo rituale di passaggio, facciamo un passo indietro, per capire da dove ha origine e che funzione aveva in principio per le società umane.

Come nasce il matrimonio?

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai» 

Recita la celebre frase nel primo capitolo de “I promessi sposi” di Manzoni. Ai tempi dei fatti narrati nel romanzo, il 1628, il matrimonio aveva tutt’altro valore rispetto ad oggi. Non vi era il tipico romanticismo contemporaneo, era semplicemente un contratto socio-economico, regolato da norme religiose, giuridiche e di classe. Spesso la scelta del coniuge spettava al capo famiglia ed era vantaggioso in quanto permetteva di unire patrimoni, stringere alleanze, consolidare il potere o scalare la gerarchia sociale. 

La prima cerimonia di nozze registrata della storia risale al 2350 a.C. in Mesopotamia. Questo rito fa parte della storia dell’Homo sapiens da almeno 4300 anni, ma che scopo aveva tutto ciò? Si pensa che questo passaggio culturale combaci con la scoperta del collegamento tra i rapporti sessuali e la gravidanza della donna. L’avvento di questo rito di unione, secondo molti, avrebbe luogo proprio nello stesso periodo in cui si è affermata l’agricoltura. Sembrerebbe esserci stato un passaggio da una cultura con caratteristiche matriarcali a una cultura con caratteristiche patriarcali.  Con il matrimonio, si poteva riconoscere la paternità del bambino, e quindi il maschio poteva legittimare il controllo sulla sua prole, proprio come faceva sui campi che coltivava.

Il matrimonio è sempre esistito in tutte le culture? No. Nella cultura Naxi, situata nel sud-ovest della Cina, fino ai primi anni 2000 non esisteva alcun tipo di forma di matrimonio, quindi senza mariti e senza padri, di fatto la figura maschile di riferimento per i figli era lo zio materno. «La struttura di base della società è necessariamente quella che ne assicura la sopravvivenza […] Nella misura in cui la sopravvivenza della specie richiede che la madre e suo figlio siano aiutati o protetti da un individuo dell’altro sesso, costui sarà uno di quelli la cui parentela biologica con la madre non può essere messa in dubbio, e cioè un fratello, notoriamente nato dalla stessa donna da cui è nata la madre. […] L’unico individuo maschio di cui si tiene conto è dunque legato al bambino attraverso la madre.» scrive il linguista francese André Martinet nel suo saggio “L’indoeuropeo. Lingue, popoli e culture.”

Perché non ci si sposa più

In Italia, e in gran parte dell’occidente, per alcuni è diventato simbolo di un traguardo nella relazione, per altri è una cerimonia fondamentale della propria vita date le influenze culturali del cristianesimo o di qualsivoglia religione che comprende questo rito di passaggio e per altri ancora esso rappresenta una trappola, per usare un termine pirandelliano.

Ma quindi perché ci sono meno matrimoni? Il motivo principale, probabilmente, è di tipo demografico. Essendoci meno giovani, è logico che vi siano meno coppie novizie che vogliono sposarsi. Oltre a questo, è decisivo anche una rivoluzione culturale riguardo la concezione del matrimonio stesso. Mentre fino alla seconda metà del ‘900 era vista come una tappa vitale per due fidanzati, oggigiorno ha perso in parte la sua rilevanza, anche se persiste il valore del suo peso. 

Non andrebbe messa da parte la rilevanza religiosa di tale rito, che quindi allontana i non praticanti. Secondo l’indagine Istat sugli “aspetti della vita quotidiana”, solo il 40% degli italiani ormai si considera credente, ed il 19% praticante. Gran parte di questa piccola percentuale è inoltre over 65, quindi con tutta probabilità non molto interessata a contrarre un primo o un nuovo matrimonio. 

Vi è anche un cambio di preferenze: secondo l’Istat, le libere unioni sono quasi quadruplicate tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2023-2024 (da circa 440 mila a più di 1 milione e 700 mila). 

Differenze tra matrimonio e libera unione

La libera unione, ovvero un legame sentimentale e di convivenza tra due persone che vivono insieme senza aver contratto matrimonio, da non confondere con l’unione civile,  è considerata da molti la versione “light” del matrimonio: nel matrimonio, secondo l’art. 143 del Codice Civile, vi sono diversi doveri, come fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione e coabitazione, nella libera unione questi doveri giuridici non esistono;  nel matrimonio esiste la comunione dei beni (ciò che compri dopo il matrimonio è al 50% tuo e del tuo partner) a meno che non si scelga la separazione dei beni, nella libera unione vige sempre la separazione dei beni legale; nel matrimonio il coniuge è erede legittimo di parte dell’eredità, ha diritto alla pensione di reversibilità (di solito pari al 60% della pensione del defunto) e ha diritto di visitare il partner all’ospedale. Nella libera unione tutti questi diritti mancano, a meno che non si svolgano lunghi iter burocratici che permettono l’acquisizione di tali diritti singolarmente. 

La più grande seccatura del matrimonio, probabilmente uno dei principali motivi che allontana le nuove generazioni da questa pratica, è la lunga procedura che risiede dietro il divorzio, il quale invece è molto più semplice e veloce seguendo l’altra via.

La cosa certa è che questo aspetto della nostra società sta mutando notevolmente. In futuro questo trend negativo riprenderà un’ascesa positiva? Oppure diverrà solo una arcaica tradizione legata al passato?

Fonti per approfondire: –https://www.istat.it/comunicato-stampa/matrimoni-unioni-civili-separazioni-e-divorzi-anno-2024/

https://marriagefoundation.org.uk/wp-content/uploads/2025/05/MF-note-We-need-to-talk-about-marriage.pdf

L'autrice / autore

Sono all’ultimo anno dell’Agrario, sono appassionato di attualità e di antropologia da diversi anni e sono politicamente attivo. Mi sono avvicinato al mondo del giornalismo perché ritengo che alcuni argomenti non vengono trattati sufficientemente e nel mio piccolo cerco di informare più persone possibili su quelle tematiche che vengono messe da parte del giornalismo mainstream