di Giulio Volpe
Negli ultimi mesi è uscito un allarme che ha fatto preoccupare tutti coloro che si occupano di gestione della salute mentale, in particolare dei giovani. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità entro il 2030 la depressione diventerà la principale causa di disabilità nel mondo. Concentrandosi principalmente sui più giovani è aumentata del 20% in 10 anni, si pensi infatti che ormai, in Europa, ben il 24% delle persone sotto i 25 anni manifesta sintomi depressivi.
Come giornale degli studenti toscani noi ci siamo chiesti, qual è il ruolo della scuola in tutto questo, riesce a fornire supporto ai nostri giovani in questo mondo che cambia alla velocità della luce oppure no? E in caso non ci riesca, come mai?
Per rispondere a questa domanda con criteri più scientifici e completi possibili ci siamo rifatti a una ricerca sociologica che studia i tratti dei sistemi scolastici europei, cioè Lineamenti di Sociologia della scuola, un libro dove Fisher, un importante sociologo italiano, analizza la scuola in ogni suo aspetto mostrandone i punti critici, e le contraddizioni interne che causano forti problematiche ai ragazzi. Faremo quindi un breve viaggio in quello che è il mondo della sociologia, per capire quali sono i problemi della scuola, senza fermarsi alle esperienze personali, ma adottando un vero e proprio metodo scientifico
La prima cosa fondamentale da dire è che la scuola non è solo un mezzo per prepararsi al lavoro, ma che ha un ruolo molto più importante e complesso, cioè quello di garantire che le persone siano in grado di vivere in una società, apprendendo le conoscenze e le pratiche di comportamento basilari per mantenere ordine e per integrarsi in un gruppo di persone. In questo senso, col tempo, sono mutate molto le responsabilità e i compiti del sistema scolastico, che non riguarda più solo l’ambito lavorativo, e la formazione dell’individuo in un mestiere, ma ogni momento della nostra vita e il nostro modo di vedere il mondo.
La scuola è quindi almeno sulla carta mezzo di emancipazione, non solo per il lavoro, ma proprio per rendere gli studenti in grado di interagire insieme alla pari e senza svantaggi.
Secondo Fischer la scuola, quindi, è l’agenzia con cui la società ci insegna a convivere con gli altri, tramite concetti e schemi di comportamento, il tutto anche con l’utilizzo della sottomissione alle regole, che rimane centrale in questo sistema.
Ma una cosa molto importante che Fischer ci fa notare relativamente all’evoluzione del sistema scolastico è che questa non segue il passo dei principi e dei valori della pedagogia nel suo percorso, cercando di fare ciò che è più funzionale per i ragazzi, ma piuttosto cerca di piegarsi alle esigenze della società, siano queste economiche, produttive o d’altra natura. Per spiegare meglio, se la società ha bisogno di lavoratori diversi, più al passo coi tempi, la scuola cercherà naturalmente di rispondere a questa necessità della società. Quello che ci sta dicendo Fisher è quindi che l’evoluzione della scuola non dipende dai movimenti di protesta o dalle richieste di studenti e insegnanti, né tantomeno dalla politica, ma solo dalle caratteristiche del sistema economico, cioè dal volere delle aziende che producono più soldi.
Proprio per questo motivo il sistema scolastico cambia in questa direzione; per questo motivo inizia a dare competenze e non conoscenze, perché il sistema lo richiede. Oggi c’è meno richiesta di manodopera operativa, ma molta di più di manodopera professionale e con una formazione di carattere scientifico, e la scuola non fa altro che assecondare queste richieste.
Questo passaggio risulta fondamentale perché secondo questa visione il cambiamento del sistema scolastico, nonostante il tentativo di mascherarlo da motore di emancipazione universale, risulta in realtà avere lo scopo di fornire alla nuova società del consumo dei lavoratori all’altezza dei ritmi produttivi, abituandoli fin da piccoli alla logica dell’ottimizzazione, così che siano funzionali alle richieste del sistema di produzione.
Attraverso l’opera di Fischer viene quindi fuori come non è l’economia a seguire la scuola, ma la scuola ad assecondare le richieste del sistema economico, causando ovviamente grossi problemi, come disuguaglianza e sfruttamento.
È da questo processo che secondo la sociologia nasce l’incapacità dei ragazzi di oggi di non fare nulla, di ascoltarsi e stare semplicemente a rilassarsi, molti infatti riportano ansia e panico nei momenti vuoti, contribuendo fortemente ai dati dell’organizzazione mondiale della sanità sulla crescita della depressione.
Molto spesso i ragazzi di oggi son criticati perché sempre al telefono e perché accusati di avere bassissimi indici dell’attenzione, ma Fisher ci spiega come questo derivi da un sistema che insegna ai ragazzi a essere sempre produttivi, a dare un senso a ogni momento della loro vita e non li rende più in grado semplicemente di fare niente, di giocare, perché si sentono in colpa, inadatti, già solo per la necessità di svago. Oggi una verifica, domani un’interrogazione, poi una ricerca da consegnare, tutto in maniera rapida, continua, come in una catena di montaggio. Ecco, secondo Fisher questo non è un caso, non è così perché sì, ma una scelta ragionata imposta alla scuola per costringerla a produrre ciò che serve, cioè operai non cittadini.
Pensaci la prossima volta che avrai paura del silenzio…
L'autrice / autore
Cresciuto nelle campagne tra Arezzo e Siena, la mia vera passione è la parola, in tutte le sue infinite declinazioni, che cerco di usare per migliorare la realtà che mi circonda. Amo i videogiochi, il freestyle rap e soprattutto la politica, non quella dei partiti di oggi, ma quella utile, basata sulla ricerca del confronto e non dello sterile consenso.


