Dalla Toscana un no definitivo alla pena di morte

«Rifiutare la spettacolarizzazione dell’odio via streaming»: il richiamo di Olga Mugnaini a Firenze Books dopo l’annuncio della diretta sull’esecuzione di Nidal Hasan in America

di Ginevra Malavolta

Ci sono dibattiti che crediamo confinati ai libri di storia e che invece tornano a bussare con violenza alla nostra attualità. L’occasione per riflettere sul senso della giustizia e della dignità umana è arrivata sul palco di Firenze Books, dove la giornalista Olga Mugnaini ha presentato il suo libro, incentrato sulla figura storica del Granduca Pietro Leopoldo di Toscana.

Nel 1786, la Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura attraverso il celebre Codice Leopoldino. Un principio di straordinaria modernità, condensato in una visione incisiva della legge:

«La legislazione deve piuttosto tendere a prevenire i delitti che a punirli […] e la pena deve essere proporzionata alla natura del delitto, e servire più alla correzione del reo che ad altro fine.»

Eppure, come emerso durante l’incontro a Firenze, a oltre due secoli di distanza da quella svolta illuminista assistiamo a un preoccupante ritorno indietro.

La fucilazione in diretta: il caso Nidal Hasan e la risposta di Olga Mugnaini

A riaprire la ferita è la notizia giunta dagli Stati Uniti riguardante l’esecuzione di Nidal Hasan, l’ex psichiatra militare autore della strage del 2009 a Fort Hood. Il governo statunitense ha fissato per il 3 dicembre l’esecuzione della condanna a morte mediante fucilazione, con l’ulteriore decisione di trasmettere l’evento in diretta streaming.

Una scelta che segna una rottura epocale nella pratica giudiziaria moderna. Sollecitata su come sia possibile assistere ancora oggi alla spettacolarizzazione della violenza statale, Olga Mugnaini ha offerto una risposta netta e appassionata:

«Credo che la diffusione delle immagini di un’esecuzione sia quanto di peggio […] ci si potesse aspettare. A parte il fatto di essere contro la pena di morte, di cui io sono fermamente convinta e molto in linea con Pietro Leopoldo, credo che lo spettacolo che viene proposto sia la sintesi di un modo di governare e di concepire il rispetto degli altri. Mi auguro che le nuove generazioni siano quelle che più di altre rifiutino questo tipo di spettacolarizzazione, questo odio e questa violenza che ci viene propinata in tutti i modi, compreso via streaming.»

Il dramma dell’esecuzione fallita: il caso di Christa Pike

Se il caso Hasan mostra la deriva dello spettacolo della pena, la vicenda di Christa Pike mostra il volto spietato e fallimentare della macchina giudiziaria capitale.

Condannata a morte in Tennessee nel 1995 per un omicidio commesso a soli 18 anni, Christa Pike è stata al centro di un tragico episodio lo scorso 30 settembre 2026. L’esecuzione per iniezione letale tentata dalle autorità dello Stato è fallita drammaticamente: la donna è sopravvissuta all’effetto dei farmaci ed è stata ricoverata in condizioni critiche, portando il Governatore del Tennessee Bill Lee a sospendere temporaneamente i protocolli di esecuzione. Un evento drammatico che smaschera l’illusione di una pena “pulita” o “umana” e riapre gli interrogativi etici sulla validità della pena capitale.

La scelta delle nuove generazioni

Quando la pena cessa di essere uno strumento di correzione e riabilitazione per diventare vendetta mediatica o supplizio, non è solo il condannato a perdere la propria umanità, ma l’intera società che vi assiste.

Come sottolineato da Olga Mugnaini a Firenze Books, la speranza risiede nelle nuove generazioni. Sta a noi giovani rifiutare la logica dell’odio spettacolarizzato e riaffermare, con la stessa forza di Pietro Leopoldo, che la vera civiltà non uccide in nome della legge.

L'autrice / autore

Ciao! Sono Ginevra Malavolta, e quando non sono persa in un libro mi piace esplorare nuovi posti, alla ricerca di nuove meraviglie… come le chiese, o le mostre, o i festival…