Molto spesso ci capita di parlare dell’ansia come una cosa “normale”, che fa parte della nostra quotidianità. Il problema, però, è che ci si può confondere- e molto spesso accade nel linguaggio comune- tra disturbo d’ansia e ansia intesa come emozione. La differenza sta nel fatto che, intanto, i disturbi d’ansia sono molteplici, ma solitamente si prende in considerazione il disturbo d’ansia generalizzato, il quale è uno stato cronico di tensione e preoccupazione, spesso senza che vi siano fattori scatenanti, che interferisce con la vita quotidiana. Chi ne soffre si preoccupa eccessivamente per le varie cose che caratterizzano la sua giornata, avendo timore anche ad arrivare sano e salvo la sera a casa.Esso è caratterizzato da sintomi psichici (preoccupazione eccessiva e spesso irrazionale) e fisici (somatizzazioni). Proprio per questo è importante non confonderla con l’ansia-emozione, in quanto, essendo un vero e proprio disturbo è debilitante per chi ne soffre, e nasconde dietro un grandissimo dolore. L’ansia di cui spesso parliamo con superficialità, tipo quella prima di un compito scolastico, è una normale reazione proporzionata a uno stimolo esterno reale e che ci causa stress, ma finisce una volta che la situazione che la creava viene superata, mentre chi soffre del disturbo convive con tensioni muscolari, tremori, battito cardiaco accelerato, mal di testa, irritabilità, sensazione di mancanza di fiato e tanti altri sintomi tutti i giorni, a prescindere dalla situazione e dal contesto in cui si trovano. Le persone con il disturbo d’ansia generalizzato non riescono a scrollarsi di dosso le preoccupazioni, anche se di solito si rendono conto che gran parte della loro ansia è ingiustificata. Le persone con questo disturbo possono non riuscire a rilassarsi e spesso hanno difficoltà ad addormentarsi o a dormire.
Dopo aver fatto questa distinzione essenziale, vorrei un po’ sensibilizzare sull’argomento- in quanto mi riguarda in primis- servendomi dell’aiuto di alcuni filosofi che, già al loro tempo, si sono dovuti interfacciare con questo “mostro”, che non fa distinzione di età, sesso e periodo storico, anche per confutare l’idea che solo noi giovani ne soffriamo, quando in relatà molte persone si trovano a dover convivere con tutta questa pesantezza senza dire niente a nessuno, magari per la paura del giudizio delle persone che la circondano. Ci tengo a specificare che non sono un medico, non sono qui per offrire diagnosi, però ci tengo a raccontare la mia esperienza e rincuorare chi si sente mangiar vivo dalla cosa, dicendogli che, con l’aiuto delle giuste persone e professionisti, si può stare davvero meglio e impararee a riconoscere quelli che sono i segnali di avviso del nostro corpo, il quale ci avverte che c’è un qualcosa che non va in ciò che stiamo vivendo, che ci fa stare male.
Kierkegaard e l’ansia come angoscia
Il primo filosofo di cui vorrei parlare, non andando in ordine cronologico, è Søren Kierkegaard, il quale, nel suo testo “Il concetto dell’angoscia. Semplice riflessione per una dimostrazione psicologica orientata in direzione del problema dogmatico del peccato originale” parla di una paura senza fondamento che tortura l’uomo fin dal peccato originale, un’angoscia intesa come possibilità di esercitare la propria libertà. Il filosofo è stato il primo a fare la distinzione tra la paura, che è legata a qualcosa di reale, e l’angoscia (intesa come ansia), che non si lega a qualcosa di preciso. Nasce dal fatto, appunto, che siamo liberi e dobbiamo costantemente scegliere chi essere. Infatti, dal mio punto di vista, un po’ fa paura questa “libertà”, in quanto ci dà la possibilità di agire per come vorremmo e prendere le decisioni più giuste per noi, ma ciò, almeno per me, mi ha sempre causato un sacco di ansia, in quanto avere tutta questa libertà ci espone a poter anche sbagliare di fronte agli altri, e perciò ricevere un giudizio negativo. So che sarebbe più facile fregarsene di ciò che pensa e dice la gente, ma non sempre è così facile e, parlo per esperienza personale, non è difficile ingarbugliarsi in un commento e continuare a pensarci e ripensarci, come se quella cosa definisse chi siamo e saremo. A volte è più facile credere che sarebbe più bello avere un manuale di istruzioni sul come comportarsi per non ricevere commenti dall’esterno ed essere sempre “perfetti”- sebbene sia qualcosa che non esiste, la perfezione, almeno per me, è sempre una cosa a cui aspirare, anche a costo della mia salute fisica e mentale- ma, razionalmente parlando, le persone troveranno sempre un modo per fare i loro commenti, perciò tanto vale vivere la vita che vogliamo e fare ciò che ci rende più felici.
Heidegger e il bene che ci può portare l’ansia
Un altro filosofo che ha affrontato l’argomento è Martin Heidegger, il quale diceva che l’ansia è un’emozione filosofica positiva. Potremmo rimaner stupiti davanti a questa affermazione, in quanto vediamo l’ansia come un qualcosa di brutto, ma in realtà essa è presente in noi solo per proteggerci e avvertirci del fatto che qualcosa in noi non sta andando come dovrebbe, manifestandosi attraverso i sintomi fisici. Per il filosofo, questa emozione obbliga a farsi delle domande su chi siamo e ciò che vogliamo, portandoci a un’introspezione e a una maggiore conoscenza di noi stessi. L’ansia, sotto questo punto di vista, ci porta a riflettere, anche se a volte forse un po’ troppo, e a cercare una vita più autentica, invece di rincorrere le aspettative altrui.
Gli Stoici e l’ansia che ci toglie il presente
infine, ultimi ma non per importanza, è giusto parlare degli stoici, i quali affermavano che non sono i fatti in sé a turbarci, ma le opinioni e i pensieri che abbiamo su quei fatti. per loro, l’ansia non è un qualcosa di sbagliato, ma un errore che la mente fa cercando di controllare l’incontrollabile. Un filosofo appartenente a questa filosofia, Epitteto, diceva, appunto, che le cose del mondo si dividono in due categorie: ciò che dipende da noi, come i nostri pensieri e il nostro modo di comportarci, e ciò che non dipende da noi, tipo il futuro e le opinioni altrui. L’ansia, infatti, spesso nasce dal tentativo di controllare la seconda categoria, creando poi frustrazione in quanto non è possibile. proprio per questo, gli stoici si ponevano sempre la domanda se ciò che li preoccupava fosse sotto il loro controllo e, se la risposta era no, non c’era motivo ulteriore di continuare ad angosciarsi, riconoscendo, appunto, quella preoccupazione come ansia. Un altro stoico importante fu Seneca, il quale suggeriva di guardare le proprie paura in faccia e di affrontarle per quello che sono.Facendo questa cosa, ovvero interrogarsi sulla nostra paura, toglie all’ansia tutto il suo potere paralizzante, facendoci rendere conto che siamo più forti e capaci di affrontare le cose di quanto l’ansia voglia farci credere. Per di più, sempre Seneca affermava che l’ansia, proiettandoci continuamente nel futuro, ci toglie il presente e tutto ciò che può offrirci, con questo desiderio continuo di voler avere tutto sotto controllo, ma, come diceva Epitteto, il futuro non lo possiamo controllare, perciò tanto vale godersi il presente e tutto ciò che ci può regalare e dare di bello.
Si può stare meglio?
In conclusione, possiamo dire che l’ansia di cui abbiamo parlato attraverso questi filosofi, la quale sarebbe, come prima ho spiegato, il disturbo d’ansia generalizzato, è un qualcosa che è sempre esistito e su cui l’essere umano si è sempre interrogato per provare a risolverlo, come appunto si può notare nello Stoicismo. Questo disturbo convince chi ne soffre di non essere in grado di vivere senza, che non starà mai meglio e che tutto ciò di catastrofico che può accadere accadrà. Il punto su cui voglio far riflettere, che ho capito a mie spese con tanto tempo e lavoro, è che l’ansia non è un qualcosa di negativo, ma vuole solo proteggerci e farci rendere conto che siamo nella situazione sbagliata e stiamo vivendo qualcosa che non ci appaga e non è giusto per noi, anche se lo fa in un modo estremo e che, paradossalmente, ci fa soffrire ancora di più. Ciononostante, ci sono un sacco di tecniche per imparare a gestire queste manifestazioni e, con il giusto aiuto, si può guarire e imparare davvero a vivere, a respirare e a godersi le cose presenti, un po’ come diceva Orazio con il suo “Carpe diem”, ovvero un’esortazione a godersi il presente, che tanto non abbiamo controllo sul futuro.
L'autrice / autore
Sono una grande amante della musica (come penso si possa notare) e dell’arte in generale: amo tutte le manifestazioni del proprio mondo interiore e dei propri pensieri, e credo che l’arte in questo aiuti tanto perchè non dà limiti e non fa distinzioni


