Chi era Marie Curie, la donna che nell’Ottocento è andata contro i pregiudizi aprendo la strada alla parità di genere nella scienza (e nella medicina)
di Chiara Scarselli
Ci avete fatto caso che anche a scuola, quando si parla di scienza, di scoperte, quasi sempre si parla di uomini? E questo non perché le donne non si siano mai approcciate a materie come la matematica, la fisica, la chimica, la filosofia, ma perché, in quanto donne, o non potevano accedere agli studi o comunque non avevano gli stessi diritti dell’altro sesso, in quanto considerate “casalinghe” e, di conseguenza, non abbastanza capaci e intelligenti per potersi approcciare a certi argomenti. Nonostante ciò, c’è chi ha provato ad andare contro questi pregiudizi, in nome della propria passione e della voglia di contribuire a determinati campi, e una di queste persone, che ha aiutato tutte noi donne a dimostrare che abbiamo le stesse facoltà mentali degli uomini, è stata proprio Marie Curie.
Ma chi era questa grandissima donna, e che cosa ha fatto di così straordinario?
Partiamo con ordine. Marie Curie, il cui vero nome è Maria Salomea Skłodowska-Curie, nacque a Varsavia il 7 novembre del 1867, ultima di cinque figli e figlie. A sette anni perde la sorella, mentre a undici perde la madre; questo doppio lutto nel giro di non troppi anni segnerà profondamente la bambina, che crescerà con un carattere serio e tendente alla tristezza. Maria inizia gli studi con il padre, da autodidatta, proseguendoli Varsavia e in seguito all’Università di Parigi, laureandosi in matematica e fisica. Già da quando era piccola i genitori si accorgono che loro figlia possedeva tre grandi qualità che poi in futuro la avrebbero aiutata a diventare il genio che ancora oggi ricordiamo: memoria, capacità di concentrarsi e grande curiosità e voglia di sapere. Nel 1885 inizia a lavorare, facendo da governante in diverse famiglie, così da poter aiutare sua sorella a pagarsi l’università; quando lei si sarà laureata, Marie potrà iscriversi all’università, cosa che avverrà nel 1891, iscrivendosi alla Sorbona e francesizzando il suo nome, che d’ora in poi sarà Marie. Nel 1894 entra nella sua vita colui che sarà suo marito: Pierre Curie. Egli era un fisico e un matematico nato a Parigi nel 1859 e, quando si incontrano la prima volta, lui ha 35 anni e lei 26, e lavora come istruttore di laboratorio alla Scuola di fisica e chimica industriale e mentre studia i fenomeni della piezoelettricità che consistono nella produzione di cariche elettriche in seguito alla compressione o alla dilatazione dei cristalli privi di un centro di simmetria. Fra i due all’inizio vi sarà solo una forte amicizia basata sullo studio, che poi diventerà unione nel 1895; sebbene molto legata e innamorata di suo marito, Marie si rifiuterà di perdere completamente il suo cognome ma vorrà farsi chiamare Marie Curie Skłodowska: era una donna molto emancipata per i suoi tempi.
A Parigi, i Curie iniziarono la loro ricerca pionieristica sui raggi invisibili emessi dall’uranio, un fenomeno recentemente scoperto dal Professor Henri Becquerel. Durante il loro lavoro, furono convinti di aver trovato un nuovo elemento chimico. Estrassero una polvere nera molto più radioattiva dell’uranio, un nuovo elemento chimico che chiamarono polonio (dalla terra natale di Marie). Ulteriori ricerche indicarono la presenza di un altro elemento, ancora più radioattivo, che chiamarono radio. Marie iniziò a esaminare vari minerali utilizzando l’elettrometro, strumento costruito da suo marito. Scoprì che l’intensità delle radiazioni dipendeva solo dalla quantità di uranio presente, indipendentemente dallo stato chimico e fisico. Marie riuscì finalmente a isolare il radio (come cloruro di radio) nel 1902, ma il viaggio che portò alla sua scoperta fu arduo: il lavoro di ricerca dei Curie comportava rischi per la salute che all’epoca non erano del tutto compresi. I Curie cominciarono a sentirsi male e fisicamente esausti, sintomi che oggi riconosceremmo come dovuti all’avvelenamento da radiazioni.
Nel 1903, Marie e Pierre Curie furono insigniti del premio Nobel per la Fisica, insieme con Henri Becquerel, per il loro lavoro collettivo sulla radioattività; nello stesso anno, Marie conseguì il dottorato in Fisica. Nel 1906, però, accadde una tragedia: suo marito rimase ucciso dopo esser stato investito in strada da una carrozza guidata da un cavallo. Nonostante la tragedia e l’animo a pezzi, Marie Curie era decisa a continuare ciò che aveva iniziato con il marito, andando avanti con le loro ricerche. Prese il posto del defunto marito come professoressa di fisica presso la Facoltà di Scienze, come prima donna nella storia a ricoprire tale incarico. Inoltre, fu nominata direttore del Laboratorio Curie presso l’Istituto del Radium dell’Università di Parigi, fondato nel 1914. Tutti questi sforzi e la sua perseveranza le fecero vincere un secondo Nobel nel 1911, questa volta nel campo della Chimica, per aver scoperto come misurare la radioattività. Non molto tempo dopo, la Sorbona costruì il primo istituto del radio con due laboratori: uno per lo studio della radioattività sotto la direzione di Marie Curie, e l’altro per la ricerca biologica sul trattamento del cancro.
Durante la prima guerra mondiale, Marie Curie lavorò sullo sviluppo di piccole unità radiologiche mobili da utilizzare per diagnosticare le ferite in prossimità dei campi di battaglia. In qualità di direttore fondatore del Servizio Radiologico della Croce Rossa, Curie sollecitò donazioni da parte dei parigini benestanti per finanziare forniture mediche e veicoli da convertire in attrezzature mediche mobili. Nell’ottobre del 1914, i primi apparecchi radiologici, chiamati “Petites Curies” (Piccole Curie), erano pronti per essere utilizzati al fronte. Curie lavorò con la figlia Irène, allora diciassettenne, presso le stazioni di sgombero delle vittime in prossimità del fronte, eseguendo esami radiologici sui feriti per localizzare fratture, schegge e proiettili; per di più, stabilì un programma per addestrare altre donne ad usare l’apparecchiatura radiologica.
Negli ultimi anni della sua vita fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all’epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy nel 1934. A oltre novant’anni dalla sua morte, tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.
Questa grande donna e scienziata è stata molto importante sia per la scienza, come abbiamo già visto, sia per l’emancipazione femminile, in quanto prima donna a vincere non solo un premio Nobel, ma persino due! È giusto ricordarla per tutto ciò che ha fatto, anche perché le sue scoperte in ambito scientifico hanno cambiato e aiutato a conoscere molte più cose sulle radiazioni: è grazie a lei, infatti, se oggi sappiamo di essere avvolti da sostanze radioattive naturali, oppure che esistono delle sostanze radioattive che possono essere utilizzate per scopi medici. A proposito di questo, quando Marie Curie vinse il secondo Nobel per la scoperta del radio, ci si accorse che questo elemento era capace di distruggere le cellule tumorali; l’impiego curativo della radioattività si diffuse rapidamente e da allora il radio venne per lungo tempo utilizzato in radioterapia per la cura del cancro, fino a quando venne sostituito da altri elementi (cobalto e cesio) e, più recentemente, dagli acceleratori lineari.
Oltre a tutto ciò, Marie Curie ha dato veramente tanto altro alla scienza e al suo progresso, oltre all’ispirare tante altre donne a perseguire il proprio sogno, andando contro tutti gli stereotipi e le ingiustizie di genere. L’ultima cosa che vogliamo menzionare di questa magnifica donna è che ha contribuito alla nascita di una disciplina, ovvero quella della fisica applicata alla medicina, materia tutt’oggi studiata. I fisici medici, in Italia, sono riuniti nell’ AIFM (Associazione Italiana di Fisica Medica), che ogni 7 novembre celebra un convegno a Pistoia per la Giornata Mondiale della Fisica Medica.
(Fonti: Wikipedia, Europea)
L'autrice / autore
Sono una grande amante della musica (come penso si possa notare) e dell’arte in generale: amo tutte le manifestazioni del proprio mondo interiore e dei propri pensieri, e credo che l’arte in questo aiuti tanto perchè non dà limiti e non fa distinzioni


