Congo: l’inferno dietro i cellulari

Come il Congo viene privato delle proprie ricchezze e cosa c’entra con il nostro telefono

di Isaia Pandolfini

Ogni giorno, da appena svegli, prendete un pezzettino di Congo tra le vostre mani: che sia per silenziare quella fastidiosa suoneria che fa partire tutte le vostre giornate, che sia per rispondere al messaggio di buongiorno della vostra dolce metà o che sia per controllare che ore sono, ma per quale motivo? Facciamo un passo indietro per capire la complicata faccenda che collega il vostro telefono agli sfruttamenti nella Repubblica Democratica del Congo.

L’ANTEFATTO STORICO

La valle del Congo è e sarà la grande arteria del commercio per l’Africa Centrale Occidentale […] Il suolo è produttivo oltre ogni aspettativa […] Tutto ciò che serve è l’applicazione giudiziosa della manodopera.》 

Così descriveva questa ricchissima area del mondo H.M. Stanley in “The Congo and the Founding of its Free State, 1885”. Sono passati quasi 150 anni dalla pubblicazione di questo scritto e i tempi non sono cambiati. L’area del Congo, per essere più precisi, dell’attuale Repubblica Democratica del Congo (RDC), è tutt’oggi una delle aree più ricche del mondo per quanto attiene ai materiali. Ai tempi di Stanley, quando vennero fondate le prime stazioni per conto del Re belga Leopoldo II, si parlava di avorio. Questo materiale, proveniente dalle zanne e dai denti di vari animali, era adoperato per la creazione di pettini, testiere per pianoforti, palle da biliardo e vari oggetti di lusso. Successivamente, tra il 1885 e il 1908, anche grazie alla nascente industria delle autovetture, esplose la domanda per la gomma, materiale presente in gran quantità in alcuni alberi delle immense foreste congolesi (come il Funtumia). A causa dell’elevata richiesta di questo elemento, da parte dei produttori occidentali, i coloni belgi attuarono pratiche brutali verso la popolazione locale per affermare ulteriormente il proprio dominio. Tra le varie pratiche disumane applicate, vi era la mutilazione di mani o/e piedi, nel caso in cui non venissero prelevate quantità di gomma ritenute sufficienti. Ulteriori soprusi si susseguirono nei decenni successivi, portando la popolazione a richiedere e ottenere la propria indipendenza, anche grazie all’ondata di indipendentismo che travolse tutto il continente, negli anni ‘60; passa per una feroce dittatura, quella di Mobutu Sese Seko (1965-1997), dove cambia anche nome in Zaire; ritorna al vecchio nome di Repubblica Democratica del Congo e solo nel 2006 la RDC tiene le sue prime vere elezioni democratiche, dopo oltre quattro decenni di indipendenza; ai giorni d’oggi però la situazione è tutt’altro che rosea. 

COSA C’ENTRANO I NOSTRI CELLULARI?

Ancora oggi il Congo viene derubato da agenzie esterne della propria fortuna, ma stavolta i materiali sono altri: si parla di coltan (circa il 60% delle riserve globali, proveniente dalle regioni del Kivu), cobalto e rame (estratti nella regione del Katanga, a sud del paese). Il metallo rosso serve per la conduttività elettrica e industriale; il coltan viene adoperato nei condensanti per l’elettronica (smartphone, computer); infine, il cobalto, viene impiegato nei circuiti delle batterie ricaricabili. I proventi di queste estrazioni illegali finiscono nelle tasche del gruppo armato che sta terrorizzando la sopracitata regione del Kivu, principalmente nella provincia del Kivu del Nord. Questo gruppo è noto come Movimento del 23 Marzo (M23) ed è composto in gran parte da combattenti tutsi congolesi che si battono contro il governo di Kinshasa per la propria autodeterminazione. Secondo l’ONU, il M23 viene sostenuto militarmente ed economicamente dal Ruanda, nonostante le continue smentite da parte di quest’ultimo. Grazie a questa “collaborazione”, i due attori si scambiano sottobanco le proprie risorse, e i minerali estratti vengono contrabbandati attraverso i valichi di frontiera controllati dal M23, dritti verso Kigali. In seguito, i materiali di origine congolese vengono poi “mescolati” con la modesta produzione locale, così da poter dichiarare il minerale come di origine ruandese. Da là, società come la Boss Mining Solutions, acquistano i metalli, precedentemente congolesi, per poi rivenderli al mercato globale, verso paesi per la raffinazione, come gli Emirati Arabi Uniti o la Cina, e all’Unione Europea, grazie agli accordi di partenariato con il Ruanda attualmente sotto revisione. I materiali verranno poi utilizzati per la fabbricazioni di oggetti da noi utilizzati quotidianamente, come il nostro telefono, il nostro computer o il nostro tablet. Quindi, nelle vostre mani, proprio mentre state leggendo questo articolo, state tenendo un pezzo di Congo.

Andando nello specifico, come vengono raccolti tutti questi materiali preziosi dalle terre congolesi? Per l’estrazione di questi metalli viene impiegata la manodopera dei residenti della zona che, a causa delle scarse offerte di lavoro, si ritrovano, quasi forzatamente, a dover accettare questo impiego, seppure con orari di lavoro infiniti: si parla di più di 12 ore al giorno, con fatiche disumane. Se sei fortunato, con un sacco da 100 kg di minerali puoi guadagnare sui 280.000 fc (112$US). È preferita la manodopera dei bambini, grazie alla loro piccola statura, adatta per infilarsi in stretti cunicoli che sarebbero quasi inaccessibili per un uomo di media statura. Secondo le stime dell’UNICEF, nel 2014 venivano contati circa 40 mila bambini impegnati nella sola regione del Katanga, per la raccolta del cobalto. 

COSA POSSIAMO FARE NOI

Nella pancia dell’Africa, centinaia di migliaia di persone ogni giorno vivono quello che Dante avrebbe descritto come un vero e proprio girone infernale. Quindi, noi cittadini del Primo Mondo, che ruolo abbiamo in tutto ciò? La miglior cosa che possiamo fare è ridurre il nostro acquisto di strumenti che hanno al loro interno componenti estratti dalle terre congolesi: piuttosto che comprare ogni anno l’ultimo modello della propria marca preferita, bisogna cercare di far durare il più possibile il telefono di cui già disponiamo, avendo più cura della propria batteria, ad esempio (evitarne il surriscaldamento, non scaricandola del tutto, mantenendola tra l’80% e il 20%). Inoltre, possiamo far sapere a più persone possibili ciò che sta succedendo in Congo, così da sensibilizzarle sull’argomento, magari portando nelle scuole la questione e facendo pressione sul nostro Governo e verso l’Unione Europea per far sì che vengano attuate misure effettive per tutelare la vita delle persone della RDC, investendo di più sulla sicurezza e sui mezzi con cui vengono estratti questi preziosissimi minerali, che sono alla base della vita di tutti i giorni per miliardi di persone in giro per il globo.

L’ideale sarebbe far diventare “trendy” il consumo responsabile di ciò che acquistiamo, piuttosto che esaltare coloro che prendono ogni anno l’ultimo modello dell’iPhone, e ne fanno sfoggio sui social. Perché la vita di un bambino vale più di una bella foto.

Fonti da consultare:

Libro: Congo – https://www.lafeltrinelli.it/congo-libro-david-van-reybrouck/e/9788807888731?srsltid=AfmBOorMc_32Vo7KHVkWgFD-Bt9c8Yko0j3se_jSpx3sCnI6-0QHiO8A

Documentario sul M23: https://www.youtube.com/watch?v=bGMRtp3JKS8

Documentario sulle miniere di Cobalto: https://www.youtube.com/watch?v=RRGUo00fOng

L'autrice / autore

Sono all’ultimo anno dell’Agrario, sono appassionato di attualità e di antropologia da diversi anni e sono politicamente attivo. Mi sono avvicinato al mondo del giornalismo perché ritengo che alcuni argomenti non vengono trattati sufficientemente e nel mio piccolo cerco di informare più persone possibili su quelle tematiche che vengono messe da parte del giornalismo mainstream