La nostra voce dovrà pur contare

I dati aggiornati sulla partecipazione della Gen Z dimostrano che la politica italiana e i giovani parlano lingue diverse. Eppure, nel 2025, qualcosa è successo

di Alessandra Belli

La libertà non è star sopra un albero, | non è neanche avere un’opinione, | la libertà non è uno spazio libero, | libertà è partecipazione (Giorgio Gaber)

I dati relativi alle presenze ai seggi durante le elezioni politiche del 2022 hanno mostrato una chiara disaffezione giovanile al voto: secondo i dati del Censis, l’astensionismo tra gli under 30 superava il 50%. 

L’apatica partecipazione della Gen Z agli appuntamenti chiave dell’agenda della politica istituzionale sembra essere legata a tre fattori chiave che esasperano il loro disinteresse: la precarietà economico-sociale e lavorativa, il disinteresse mediatico e dei partiti per le questioni e la mancata rappresentazione nelle istituzioni (dal rapporto EURES “Giovani 2024: il bilancio di una generazione” emerge che l’Italia è l’ultimo paese in Europa per la presenza di under 35 in politica). Riassumendo, ci troviamo di fronte a un circolo vizioso, in cui i giovani non si presentano alle urne e quindi vengono eletti candidati più in linea con le preferenze degli elettori di maggiore età e che portano avanti programmi politici che escludono le priorità dei più giovani, ma allo stesso tempo, la scarsa affinità con la classe politica spegne sul nascere la fiducia che i rappresentanti delle istituzioni possano adottare misure che rendano più roseo lo scenario attuale e più luminoso il futuro. 

Secondo l’ISTAT, si informa di politica almeno una volta a settimana il 16,3% dei ragazzi di 14-17 anni e il 34,6% dei 18-24enni. La situazione si aggrava con la bassa scolarizzazione: mentre solo l’11,3% dei laureati non approfondisce mai temi politici, la percentuale è quasi quadrupla tra i giovani con la licenza media (41,2%).

NUOVI MODI DI PARTECIPARE DEI GIOVANI: I DATI

Il documento di lavoro della Commissione Europea “Engaging, Connecting and Empowering young people: a new EU Youth Strategy” del 2018 mostra, però, come la partecipazione politica sia una realtà molto più sfaccettata e caleidoscopica. La Gen Z è solo apparentemente meno interessata alla politica rispetto alle generazioni precedenti, ma per comprenderlo bisogna accantonare uno sguardo unidirezionale e accettare che siano molteplici i modi in cui le persone possono incidere sulla vita comunitaria. 

I giovani, da anni, stanno esplorando nuovi modi di partecipare, sfruttando la loro familiarità con il mondo digitale, che certamente non ha pari rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. Secondo un sondaggio online promosso da Save the Children su un campione di 1650 giovani di età compresa tra i 14 e i 19 anni nel gennaio 2020, la maggior parte degli intervistati si informa ed espone la propria opinione su una gamma di argomenti di interesse politico tramite i social; in particolare, i ragazzi coinvolti hanno affermato di segnalare una notizia di particolare interesse con un “mi piace” (44,73%), condividendola sulla propria bacheca (41,39%), mentre solo una minoranza di loro si dice propenso a lasciare un proprio commento  (14,48%). Anche l’adesione a gruppi online che trattano di tematiche a loro a cuore sembra essere una strategia comune per far crescere la consapevolezza di ciò che accade intorno a loro. 

Inoltre, come evidenzia il Rapporto BES11 2022 (Istat, 2023), la partecipazione sociale dei giovani tra i 14 e i 24 anni è aumentata dell’11% nel 2022 rispetto al 2021. I giovani fanno sentire la propria attraverso il volontariato, l’associazionismo e la mobilitazione, ma anche attraverso la firma di petizioni (come mostrato nel 25° Rapporto “Gli italiani e lo Stato” (2022), le petizioni sono firmate dal 61% dei giovani).

Sempre secondo l’Istat, è tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 24 anni che si registra la più alta percentuale di partecipazione a cortei e manifestazioni, rispetto a qualsiasi altro gruppo demografico. 

Come mostra il dossier realizzato da Save the Children Italia (2020), 1 giovane su 6 fa parte di associazioni di volontariato sociale legato a tematiche di carattere civile, culturale e sociale.

I TEMI PREFERITI PER MOBILITARSI

La Gen Z mostra particolare trasporto per alcune tematiche quali la prevenzione della discriminazione e del bullismo, la migrazione, i diritti delle seconde generazioni e la difesa dell’ambiente. In effetti, l’attivista Greta Thunberg è riuscita a provocare una reazione planetaria, l’Italia non fa eccezione, delle giovani generazioni di fronte all’ immobilismo dei potenti del pianeta verso i disastri provocati dal cambiamento climatico e la sua figura carismatica li ha di nuovo trascinati tra settembre e ottobre 2025 in migliaia nelle piazze a sostegno del popolo di Gaza e dei volontari che si sono imbarcati sulle navi della Sumud Flotilla. 

Durante i mesi di mobilitazioni per Gaza, si è riscoperto il protagonismo giovanile ma, al contempo, si è assistito ad una pesantissima repressione verso i più giovani presenti nelle piazze. In particolare, dopo il 22 settembre, molti studenti e studentesse delle scuole superiori, tra cui alcuni minori, sono stati denunciati e arrestati. 

Il mondo accademico si è schierato con i giovani manifestanti chiedendo con una petizione, la loro scarcerazione, l’annullamento delle accuse a loro carico, definite «spropositate» e «la fine della repressione e dell’intimidazione verso il mondo studentesco e i movimenti sociali».

COSA INSEGNANO LE PROTESTE PER GAZA?

Al di là della straordinaria stagione di presa di coscienza collettiva nata dalle proteste per la popolazione palestinese, questi mesi sono stati cruciali nel dimostrare che non siamo ancora pronti ad ascoltare ciò che i giovani vogliono dire. Molto più semplice è scimmiottare, deridere, infangare e, se serve, reprimere con la forza la voce di una generazione troppo a lungo descritta come “addormentata”, anche se da queste scelte abbiamo tutti da perderci. La storia, d’altronde, ci ha sempre insegnato che è ciò che è giovane e fresco ad avere una potenzialità trasformatrice senza eguali.

L'autrice / autore

Sono una studentessa universitaria di antropologia, una attivista per i diritti lgbtq e sono femminista. Amo leggere soprattutto la letteratura queer, femminista e decoloniale.