L’abuso di antibiotici crea batteri resistenti: che fare?

Ecco su cosa stanno puntando gli scienziati per combattere i microorganismi patogeni che risultano resistenti a qualunque forma di antibiotico

di Sophia Marlowe

Quest’estate ho avuto la piacevole esperienza di frequentare un corso sulla microbiologia all’Università di Cambridge. Il corso è stato tenuto dall’illustre professor Zarkan, che fa ricerche sui patogeni e sulla loro resistenza ai vari antibiotici. Durante le due settimane di lezioni, ho capito quanto è complicato creare medicine contro i microrganismi e quanto il mondo ha bisogno di queste ricerche. Penso che le cose imparate siano importanti per tutti, per questo ho deciso di riportarle ai lettori di Generazione News.

AMR sta per “antimicrobial resistance”, che in italiano si traduce in “resistenza agli antimicrobici”. Questo significa che i microrganismi stanno sviluppando resistenza agli antimicrobici, ovvero le medicine fatte per ucciderli. Quindi, la resistenza non dipende dagli individui; dipende soltanto dai microrganismi. I microrganismi sono categorizzati in 4 gruppi diversi: i batteri, i virus, i parassiti e i funghi. La maggior parte dei microrganismi non creano problemi, ma ce ne sono alcuni che causano infezioni e quindi sono chiamati patogeni. Uno dei fenomeni più spaventosi è la resistenza dei batteri patogeni agli antibiotici. Gli antibiotici sono composti per uccidere i batteri, quindi non hanno alcun impatto contro altri microrganismi come i virus e i parassiti. Questo non era stato capito durante la pandemia, e tante persone hanno preso gli antibiotici sperando che potesse curare il coronavirus. È importante capire che cos’è AMR: oggi 1 morto su 8 è a causa di questa resistenza agli antibiotici (AMR); nel 2050, quel numero salirà a 3.

Prima degli antibiotici, l’infezione era una delle cause più frequente di morte. La maggior parte dei soldati caduti durante le guerre del passato, per esempio, non è morta per i combattimenti, ma per le malattie contratte. Tutto cambiò quando venne scoperta la penicillina. La fatalità dalle infezioni diminuì e tanti nuovi antibiotici furono scoperti negli anni ‘50 e ‘60 del ‘900. Sembrava che la morte causata dai batteri fosse una cosa del passato.

Quando la resistenza contro alcuni antibiotici venne scoperta, gli scienziati non si preoccuparono molto: non pensavano che un ceppo batterico potesse diventare immune a tutti gli antibiotici. Cambiarono idea quando videro dei batteri resistenti a molti antibiotici. Il primo caso di una persona morta da un’infezione resistente a tutti gli antibiotici si verificò nel 2017 in Nevada. Un problema serio, dunque, che va affrontato. Altrimenti, di fronte a un’altra possibile pandemia, potremmo non avere i farmaci per combatterla.

Fortunatamente, ci sono medicine e trattamenti che gli scienziati stanno sviluppando. Come ad esempio peptidi antimicrobici, probiotici, e antibiotici che usano la tecnologia CRISPR. I peptidi antimicrobici sono brevi catene di aminoacidi che sono prodotti dal sistema immunitario per uccidere i microrganismi patogeni. I probiotici sono microrganismi beneficiali: si trovano soprattutto negli intestini, ma anche sulla pelle e nella bocca. Questo insieme di microrganismi si chiama microbioma. Quando il microbioma sta bene, è più difficile per i microrganismi colonizzare. CRISPR è una nuova e rivoluzionaria tecnologia che ci permette di modificare, aggiungere e rimuovere geni. In questo caso, modificherebbe i geni che causano resistenza agli antibiotici e i geni che rendono i batteri patogeni. Ma la tecnologia più promettente si chiama fagoterapia. La fagoterapia usa una miscela di batteriofagi, ovvero virus che attaccano i batteri, per uccidere l’infezione. Questa terapia è veloce e allo stesso tempo ha un alto tasso di successo. 

Infine, l’uso eccessivo di antibiotici crea resistenza. 106 tonnellate di antibiotici sono stati rilasciati nell’ambiente negli ultimi 50 anni. Una metà proveniva dall’industria agricola: gli animali tenuti in spazi piccoli si ammalano più facilmente, quindi gli allevatori spesso mischiano antibiotici dentro il loro cibo per prevenire malattie. Anche se l’Italia ha dei regolamenti, l’uso degli antibiotici rimane alto, e l’Italia rimane uno dei paesi dell’Unione Europea che ha l’utilizzo più intensivo. Noi, come cittadini, abbiamo un ruolo importante. Dobbiamo essere informati e sostenere regolamenti più severi sugli antibiotici nell’industria agricola. Dobbiamo anche essere informati su come e quando usare gli antibiotici, perchè devono essere usati soltanto in caso di un’infezione batterica severa. Spesso la gente non sa quando deve prendere gli antibiotici e quindi li usa per trattare infezioni non batteriche, come l’influenza. Bisogna essere informati, così saremo più preparati, come popolazione, alla prossima pandemia.

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