In uno dei mondiali più belli della storia del motorsport Lando Norris è riuscito a mettere in luce un aspetto spesso trascurato: l’importanza della salute mentale
di Lorenzo Mameli
L’ultimo gran premio della stagione di Formula Uno ha confermato il pronostico più atteso: Lando Norris è diventato campione del mondo per la prima volta in carriera.
Al di là delle polemiche riguardo alla direzione gara e riguardo alla indiscutibile superiorità della sua MCL 39, un aspetto va sottolineato: il mondiale l’ha vinto proprio chi, più di tutti, si è saputo mostrare più fragile.
Il mondo dello sport ha sempre privilegiato chi è apparso disumanamente imperturbabile, gli “iceman”, e il recente dominio Verstappen ne è una riconferma. I grandi della Formula Uno nella prospettiva comune condividono una caratteristica principale: la cattiveria agonistica, la distaccata ferocia, ogni volta che si abbassa la visiera la visiera.
Ecco, a questo paragone Norris è completamente estraneo e per tutta la stagione è stata messa in luce la sua fragilità mentale.
Vedendo quello che è stato il suo percorso è indubbiamente vero che in certi momenti, quando aveva tutta la pressione addosso, è stato insufficiente nelle prestazioni: oltre al ritiro in Canada per suo errore, gli sono state imputate tutte le partenze sbagliate che gli sono costate posizioni perse.
La differenza di attitudine con Verstappen è indubbiamente abissale e i paragoni fatti durante la stagione hanno sempre voluto individuare la debolezza emotiva di Norris come un difetto da demonizzare.
Per la prima volta la vulnerabilità sotto pressione del pilota è stata sdoganata, grazie anche alle dichiarazioni di Nico Rosberg. Il campione del mondo 2016 ha infatti voluto difendere Norris empatizzando con lui e con quella fragilità in cui si riconosceva Le lacrime versate alla fine dell’ultima gara sono lacrime di liberazione, delle lacrime spontanee di chi ha dovuto difendersi dall’essere troppo umano e di chi si è scrollato di dosso delle aspettative pesantissime.
Finalmente l’importanza della sanità mentale nello sport sta venendo trattata nel giusto modo che merita e se perfino il campione del mondo della Formula Uno è riuscito ad aprirsi e a mostrarsi fragili e insicuri allora possiamo sentirci autorizzati a farlo tutti.
L'autrice / autore
Sono da sempre affascinato dalle storie degli antieroi e di chi viene dimenticato perché sconfitto. Amo lo sport perché riesce a trasmettere quella passione e quelle emozioni che cerco di raccontare e diffondere attraverso i miei articoli.


