“Vogliamo contarci da vive”

Report dell’Onu in vista della giornata contro la violenza sulle donne (25 novembre): una donna uccisa ogni 10 secondi

di Alessandra Belli

L’8 novembre 2025, l’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi di Non una di meno conta 78 femminicidi. Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, cortei in tutto il mondo daranno voce alle donne uccise, ma la mattanza sembra non conoscere fine

78 donne. 365 giorni. Una vittima di femminicidio ogni 4 giorni, in Italia. Negli anni precedenti, l’Istat riporta numeri simili, se non ancora più allarmanti.

L’ultimo report delle Nazioni Unite del 2024 ha sottolineato che, a livello globale, nel 2023 almeno 51.100 donne e ragazze sono state uccise da uomini con cui avevano avuto una relazione o da familiari. 1 donna ogni 10 minuti.

Il rimando alle statistiche non vuole certo sminuire le storie delle vittime, riducendole a numeri facilmente dimenticabili, anzi il ricorso a dati chiari serve a rendere inequivocabile quanto la violenza di genere, di cui le uccisioni costituiscono solo l’apice, è un problema sistemico, culturalmente determinato, ma che riguarda tutti gli uomini, indipendentemente dalla provenienza. 

Le dinamiche sono sempre le stesse: un’escalation di violenze, spesso denunce non prese in carico adeguatamente, la decisione di lei di interrompere la relazione. Tuttavia, gli uomini sono tanto abituati alle dinamiche coercitive da non saper accettare che la propria partner non li voglia più al proprio fianco. Le violenze di genere sono sempre il risultato di dinamiche di potere, di una mancata educazione al consenso e al rispetto sia in famiglia che nelle scuole e di una omissione delle istituzioni, le quali si rifiutano di intraprendere strade concrete verso la prevenzione. 

I numeri sono importanti perché pongono un freno all’istintiva negazione della sistematicità della violenza di genere, ma anche alla diffusa tendenza a travisare le vicende. Lei voleva lasciarlo. Lui non ha retto il dolore. Un atto di autodeterminazione e di libertà viene trasformato in una colpa.

Il victim blaming è una costante nei casi di femminicidio e un esempio concreto di deformazione della realtà. L’assassino viene dipinto come una brava persona in preda a un raptus, a una sofferenza incontenibile, mentre la vittima diventa artefice del proprio destino, arrogante libertina che ha detto di no, insolente che ha osato rifiutare, malvagia che ha avuto l’audacia di abbandonare.

Indicare le dimensioni del fenomeno della violenza di genere, che la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) definisce una violazione dei diritti umani, è il primo passo per costruire una soluzione collettiva e per conferire dignità alle donne uccise. Contare i femminicidi è una questione di giustizia. 

Siamo ossessionate dal contare le morti perché siamo ossessionate dal desiderio di essere vive e libere. 

L'autrice / autore

Sono una studentessa universitaria di antropologia, una attivista per i diritti lgbtq e sono femminista. Amo leggere soprattutto la letteratura queer, femminista e decoloniale.