di Jasmine Pesjaka
In molti paesi sono gli studenti a dare il via alle proteste contro i governi in carica
“L’arcipelago indonesiano, le montagne del Nepal, le piazze del Marocco, le strade del Madagascar. Nelle ultime settimane in tutti questi Paesi L’arcipelago indonesiano, le montagne del Nepal, le piazze del Marocco, le strade del Madagascar. Nelle ultime settimane in tutti questi Paesi – e alla lista potremmo aggiungere anche gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia dove i giovani sono stati protagonisti di proteste contro Trump, contro l’austerità e contro il genocidio in Palestina – la Gen Z sta protestando contro governi e istituzioni percepiti come lontani e inadatti. I giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila organizzano sit-in, bloccano campus universitari, invadono piazze e strade, mettono a ferro e fuoco città intere. Per comunicare e organizzarsi usano Discord, TikTok e Telegram, in comune hanno la rabbia nei confronti di un sistema politico che percepiscono come indifferente alle loro necessità e istanze.la Gen Z sta protestando contro governi e istituzioni vissuti come lontani dalla gente e inadatti. I giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila organizzano sit-in, bloccano campus universitari, invadono piazze e strade, mettono a ferro e fuoco città intere. Per comunicare e organizzarsi usano Discord, TikTok e Telegram, in comune hanno la rabbia nei confronti di un sistema politico che percepiscono come indifferente alle loro necessità e istanze”. (Rivistastudio.it).
Cominciamo a raccontare quello che è successo In Nepal, a Katmandu, nel settembre 2025, dove migliaia di ragazzi hanno marciato verso il parlamento per rappresentare il malcontento generale.
Il Nepal è un paese multiculturale, caratterizzato da una gran diversità di gruppi etnici e lingue. Il regno del Nepal è stato fondato nel 1768 da un membro della dinastia Shah, nel 1990 si riesce, in seguito ad un movimento popolare, a limitare i poteri assoluti del re e fargli accettare una costituzione. Nel 2001 il popolo inizia a perdere fiducia nella dinastia Shah, in seguito un tragico massacro reale e la salita al trono del re Gyanendra, visto come un usurpatore opportunista. Già dagli anni ‘90 proliferava un’insurrezione armata di stampo maoista (Mao Zedong è stato il leader della rivoluzione comunista cinese), contro la monarchia e l’Elite dominante. Visto il caos a palazzo e il malcontento generale, la guerra popolare, prima marginata a occidente, si espande. Nel 2005 re Gyanendra scioglie il governo e accentra a sé tutti i poteri (dittatura personale). Nel 2008 vengono restituiti i poteri al popolo.
Questa è la parte che più ci interessa: la Repubblica inizia a mostrare le sue debolezze, infatti la costituzione nasce solo nel 2015 (sette anni dopo la fine della monarchia) e scontentò molti dei 125 gruppi etnici che popolano il paese. Il Nepal è un paese principalmente rurale, l’area metropolitana è concentrata a Kathmandu che conta 3 milioni di abitanti (1/10 della popolazione). È anche un territorio vario che passa dalla giungla subtropicale alle più alte vette del mondo, questo rende difficile la vita, il progresso delle città e delle vie di comunicazione e trasporto. Il livello di povertà è altissimo e le condizioni di vita sono molto spesso indecenti, per non parlare del sistema scolastico e sanitario.
La situazione politica è tragica: in parlamento si vedono sempre i soliti volti e i tre principali partiti politici che si interessano poco delle necessità del popolo, accusati di corruzione e nepotismo.
Il 4 settembre il governo blocca le 26 piattaforme social che non avevano fatto una registrazione ufficiale allo stato del Nepal (tranne 5 tra cui TikTok e Viber), con la scusa di controllare le fake news. Quasi tutti i giovani nepalesi chiedono il visto per costruirsi un futuro migliore all’estero, dunque necessitano dei social per rimanere in contatto col resto del mondo. In realtà il blocco era un modo per censurare la corruzione e perché il video in cui venivano mostrati beni di lusso dell’élite nepalesi non fossero più oggetto di scalpore o comunque l’ennesima dimostrazione della corruzione del governo. In realtà questa mossa non ho fatto che peggiorare la situazione. L’8 settembre iniziano scioperi e proteste pacifiche principalmente nella capitale di Kathmandu ma anche in altre città minori. Viene dato l’ordine alla polizia di sparare, di usare lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Si contano, solo a Kathmandu, 19 morti e 400 feriti. La sera stessa viene revocato il bando per i social. Nonostante ciò il 9 settembre, le proteste continuano portando alla rivolta, il Primo Ministro K.P. Sharma Oli si dimette sotto pressione. Possiamo vedere sui social (anche grazie ad un turista che è stato travolto e ha deciso di fare il reporter e riprendere il tutto @wehatethecold) video di ministri che scappano appesi ad un elicottero oppure ministri presi casa per casa e buttati per terra, picchiati inseguiti in un fiume e umiliati. È stato dato fuoco al parlamento, ai i ministeri e alla corte suprema. Nel frattempo per qualche giorno l’esercito ha assunto il ruolo di governante provvisorio, i militari si sono limitati a mediare la transizione.
Il 12 settembre viene eletta Sushila Karki il primo premier donna, ad interim, scelta attraverso un’elezione avvenuta su Discord (una piattaforma di comunicazione gratuita organizzata in comunità virtuali chiamate “server”). Sushila Karki è un ex giudice della corte suprema del Nepal, ha 73 anni e hai il compito di guidare il paese a nuove elezioni il 5 marzo del 2026.
Molti giovani i giorni seguenti si sono messi a sistemare le strade e ripulire attorno al parlamento bruciato, è un gesto simbolico per ribadire che il loro intento non era quello di creare caos ma far sentire la loro voce e avere la possibilità di costruire un Nepal migliore.
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