No alla violenza


di Angelina Scarlett Guerra

La violenza è un atto di sopraffazione di un individuo verso un altro e si può manifestare sia in maniera fisica e/o sessuale che in maniera psicologica; quest’ultima forma comprende isolamento, abusi verbali, svalorizzazione, controllo, violenza economica e intimidazione. I traumi provocati da questi abusi possono causare danni visibili, come lividi e ferite, o invisibili, come un cambiamento dell’umore e del carattere. Solitamente la persona che subisce tende a isolarsi perché dentro di sé può provare vergogna nell’ammettere di essere in una relazione non sana, provocando un improvviso mutamento della propria personalità.

Uno studio effettuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che nel mondo il 27% delle donne di età compresa tra i 15 ed i 49 anni è vittima di violenza fisica da parte del partner, di sesso maschile, almeno una volta nella vita. Ancora oggi la violenza sulle donne è un fenomeno molto diffuso in tutto il mondo, e può avere gravi conseguenze per la salute e il benessere. Inoltre, sono presenti studi riguardanti gli uomini che subiscono abusi dal partner, anche se bisogna sottolineare che i risultati non sono attendibili, in quanto questi atti non vengono denunciati con frequenza a causa di stigmi sociali e culturali. Comunque, si stima che 1 donna su 4 e 1 su 6/7 uomini è vittima di violenza subita dal proprio/a compagno/a. É facile notare, quindi, quanto tale situazione sia molto diffusa tra donne e uomini al livello globale. Dovremmo riconoscere a tutti pari diritti, senza permettere che certi stereotipi possano guidare le nostre azioni. Spesso, quando è un uomo a subire tutto questo, si trova ad essere più fragile delle donne e, in un certo senso, diventa una creatura invisibile. Spesso sono etichettati come lontani questi problemi, unicamente carnefici, mentre si dovrebbe capire che è l’esatto opposto: anche loro, come le donne, devono essere tutelati. Se partiamo dal presupposto che siamo tutti uguali, allora sì che faremo davvero la differenza.

COSA DICE UN’EDUCATRICE

Per affrontare questa realtà diffusa il dipartimento regionale italiano dispone di esperti che possano dare aiuto a chi necessita. Tra questi possiamo trovare la dott.ssa Giulia Rizza, Educatrice Professionale, laureata in Scienze Sociali e Servizio Sociale e Scienze dell’Educazione, che esercita la sua professione nella città di Livorno. Lei ha condiviso la sua conoscenza ed esperienza su questo tema delicato molto discusso e affrontato.

La dott.ssa spiega che alcuni studiosi come Hobbes e Rousseau, due filosofi–sociologi che si sono prorogati a definire cosa sia l’umano al suo stato di natura, hanno cercato di definire la cattiveria che spesso caratterizza la società. Homo homini lupus, affermava Hobbes: ogni uomo è un lupo per un altro, ovvero che ogni uomo nasce cattivo. Mentre Rousseau sosteneva che la società rendesse l’uomo cattivo.

Gli esseri umani si ritengono creature razionali ma il più delle volte commettono azioni e gesti irrazionali. Infatti, possiamo vedere quanta violenza ci sia nel mondo, un chiaro esempio che l’uomo non è affatto razionale come pensa. Inoltre, lei sottolinea che l’uomo violento ha una grave mancanza in quanto non è capace di comprendere quando è il punto di fermarsi. Tante volte nelle relazioni i campanelli d’allarme vengono per lo più ignorati perché, quando ci troviamo in un nuovo contesto dove pensiamo finalmente di aver trovato la persona giusta, la nostra coscienza viene sopraffatta dal cuore. Però, noi esseri umani manteniamo un istinto primordiale. Quando percepiamo la sensazione di pericolo e abbiamo quel senso di preoccupazione, come se lo stomaco si mescolasse, è l’istinto che parla: la prima cosa da fare è andare via.

Il più delle volte il partner abusivo identifica l’altro come un oggetto di sua proprietà, non come un essere pensante. Chi commette questi gesti non capisce che è una persona fragile che elide, cioè che sopprime, l’altra persona. Per questo la Rizza incoraggia le vittime di abuso a cercare aiuto il prima possibile, rivolgendosi ai servizi pubblici. Per esempio si può chiamare il numero 1522, che può salvarti la vita. È un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il numero è gratuito ed è attivo 24 h su 24 e accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e supporto delle vittime di violenza o stalking. Esistono, anche, numerose strutture apposite, centri di accoglienza dove si viene aiutati a livello psicologico ed economico.

Tutti noi dovremmo svegliarci: è nostro dovere toglierci la campana di vetro o il muro che ci siamo, giorno dopo giorno, costruiti per cercare di isolarci dal resto del mondo. Ognuno di noi deve rendersi conto che, commettere un abuso, è come subire in prima persona le azioni fatte agli altri. Ciò che più ci manca è quell’aspetto fondamentale dell’umanità, l’empatia, e se ancora oggi non la possediamo allora non possiamo ritenerci davvero delle persone.

Editing a cura di Marco Gallo

L'autrice / autore