Il cyberbullismo è un fenomeno drammatico che porta perfino al suicidio. Ma non è quello che successe anche a Socrate?
di Elena Gagua
“Un suicidio in diretta, per sfuggire ai cyberbulli che lo vessavano da tempo, sarebbe questa la motivazione che si nasconderebbe dietro la morte di un tiktoker bolognese di appena 23 anni”
Rai News.it
L’essere umano è una creatura sociale, in quanto tale conforma natura, cultura e pensiero ad un collettivo; tanto per citare Aristotele. Non serve esplorare vecchi libri di storia e analizzare la società dagli albori per confermare le sue parole, basta la voglia di prendere un caffè al bar; qui si ha la possibilità di ascoltare i contemporanei Diderot e Voltaire condividere validissime informazioni come: “Ormai sono tutti su quei telefonini, non parlano neanche più a tavola” “Aveva ragione la Meloni, serve attività fisica e leva militare per sistemare queste devianze, tutti malati mentali!”
“Eh, ma questi ragazzi sono proprio deboli”
Un insieme di ideologie preconfezionate, trasferite da un individuo all’altro tramite un telefono senza fili; sembra che l’unico obiettivo sia urlarle al mondo con un megafono, un continuo fingere di partecipare alle discussioni sociali: è faticoso concentrarsi sulla profondità di quello che si dice. Questo è il 2024, dall’analogico al digitale! Trasferiti i corpi, trasferite anche le menti. Stesse situazioni in un ambiente diverso, con più aggressività, più persone coinvolte, più coraggio e uno schermo come protezione. Uno pensa, l’altro ripensa, il terzo ormai non pensa più, copia e incolla; poi niente, qualcuno perde la vita. Faticoso concentrarsi sulla profondità di quello che si dice.
Già secoli fa Rousseau se n’è uscito con “l’uomo allo stato di natura era libero”, poi però quello più furbo disse “questo è mio”, gli altri risposero “questo è tuo”, passando così ad uno Stato, contratto che favorisce chi possiede di più, e chi possiede di più era semplicemente chi ha convinto di più gli altri. Nel “Discorso sull’origine della diseguaglianza tra gli uomini” viene descritto come un processo storico; in un certo senso continuano a persistere ancora oggi, supremazia, ego, invidia… a danno di chi si espone, soprattutto sui social.
Tornando al caso del tiktoker bolognese, è bastata una falsa accusa di pedofilia per mandare alla gogna un ragazzo innocente: detto e ripetuto, solito schema.
La colpa quindi è di Internet, se non è Internet allora è la debolezza delle nuove generazioni, e se non è la debolezza allora è perché ormai tutti sono come dei
robot attaccati a delle “maledette” scatole elettroniche. Eppure, niente di tutto questo esisteva nel 399 a.C., quando Socrate è stato condannato senza motivo; il fatto che non ce ne fosse uno lo abbiamo capito molto più tardi, ma in quel momento prevalse l’immagine diffamante de “Le Nuvole” di Aristofane: “Socrate non è uomo degli Dei”. Fine.
Dopo il processo, con intorno i suoi allievi in lacrime, prese in mano la boccetta con il veleno, convinto di non voler combattere: non aveva senso, non avrebbe mai sconfitto l’invidia degli uomini, mossa da uno stato d’animo ancora più terribile, l’ignoranza; “se vogliono così, sarà così”. Era una persona giusta.
Quel giorno l’umanità fu punita. La giustizia non consisteva nel vincere una disputa, ma nel condannarla ad una vita di inconsapevolezza, scelta.
“Tanto ci perdete voi!” avrebbe detto Socrate. Infatti, ci persero.
Elena Gagua
Editing a cura di Fabio Cutrupi